La Sorgente

XX° Anno


Domenica 14 Novembre 2010

L'omosessualità nell'ordine simbolico cristiano - Elizabeth E. Green

Innanzitutto vorrei ringraziarvi dell'invito ad intervenire a questa bellissima giornata che avete organizzato per celebrare il vostro ventesimo compleanno. Per me è un onore esserci e condividere con voi alcune riflessioni sull'omosessualità. Non ho intenzione di esaminare le diverse posizioni nel dibattito tra le chiese e le persone omosessuali - cosa che è già stata fatta da persone più competenti di me - bensì il ruolo che occupa l'omosessualità nell'ordine simbolico cristiano - ossia quell'immagine che il cristianesimo ha di sé e che proietta mediante i suoi dogmi, le sue liturgie, la sua organizzazione e via dicendo. Dividerò il mio intervento in tre parti, nella prima spiegherò la mia impostazione teorica, impostazione che viene in gran parte dal pensiero delle donne. Nella seconda esaminerò il ruolo che gioca sia la differenza sia la preferenza sessuale in alcuni brani di Paolo; scopriremo che quando il cristianesimo parla un linguaggio sessuato e eterosessuato non sempre sta parlando di uomini e donne! Nella terza parte passeremo dall'invisibilità dell'omosessualità nella chiesa alla sua visibilità e accennerò ad alcune discrepanze interessanti tra le diverse confessioni cristiane a proposito. Non sarò esauriente su tutti i temi toccati, il mio scopo è di cominciare ad abbozzare alcune idee per stimolare eventuali riflessioni ulteriori.

1. Il genere, come'è stata costruito dalla nostra cultura?

E' una domanda che ovviamente ha occupato il pensiero delle donne dal quale prendo spunto. Risponderò in tre tappe, semplificando al massimo. Il pensiero delle donne ha messo in evidenza, in primo luogo, che la costruzione del genere, la maschilità e la femminilità è speculare, come è speculare una certa costruzione della sessualità in termini di eterosessualità, da una parte, e omosessualità, dall'altra. Inoltre, bisogna tenere conto che la costruzione dell'identità non avviene in una società di uguali bensì in un groviglio complesso di relazioni asimmetriche le quali girano intorno un soggetto unico il famoso "maschio, borghese, cittadino, colto euro atlantico" (Vigli, p. 49) e eterosessuale. Infine, la costruzione del genere (se sono donna o uomo) non ha solo a che fare con la nostra biologia ma anche con la costruzione della preferenza sessuale (se sono etero o omo)

Vediamo questi punti uno per uno. Da quando nasciamo veniamo divisi e divise in maschi (fiocchetto blu) e femmine (fiocchetto rosa) (Cfr. Monceri pp. 23,28, 50ss). Dai primi giorni di vita l'identità più forte che ci viene offerta e/o imposta è quella di genere. Come ha ben visto Simone de Beauvoir tanti anni fa "donna non si nasce" ma lo si diventa. La stessissima cosa possiamo dire dell'uomo. Maschi e femmine non solo vengono differenziati ma il loro genere viene costruito in opposizione reciproca (l'altro giorno una mia amica, madre di una bimba di tre anni è rimasta inorridita: nella civilissima Francia il negozio di giocattoli era diviso in due parti, quella per i maschi con le macchinine e le costruzioni, quella per le femmine con le bambole e i mini attrezzi da cucina). Maschio, quindi, vuole dire rifuggire il mondo delle femmine e tutte le caratteristiche che ci sono state attribuite, la dolcezza, la morbidezza, la cura, le emozioni e via dicendo. In altre parole, maschio è tutto ciò che femmina non è; la femminilità serve poiché il bambino sessuato al maschile sviluppi la sua identità da maschio. Scrive Borrillo: "Secondo il processo di socializzazione maschile, l'educazione al ruolo di maschio si effettua in funzione dell'opposizione costante alla femminilità". (p. 87). Potremmo dire che in questo regime la femminilità si riveli persino essenziale in quanto permette al maschio di diventare uomo.

Tale processo di socializzazione ha luogo in una società in cui storicamente le relazioni tra donne e uomini sono disuguali, costruite in modo che l'uomo, per citare il titolo del noto studio del sociologo francese Bourdieu, possa esercitare il "dominio maschile". Le donne hanno analizzato a lungo le relazioni che vigono all'interno di una società costruita sulla dissimmetria tra uomo e donna sotto la rubrica del patriarcato o della kiriarchia. Come spiega la filosofa Adriana Cavarero, "In sintesi, la tradizione occidentale assume la differenza sessuale come un'opposizione di maschile e femminile in cui i due termini non sono posti sullo stesso piano, uno di fronte all'altro, bensì sono strutturati secondo un ordine gerarchico di subordinazione e esclusione" (115).

Fin qui abbiamo rigorosamente due generi (posizioni intermedie non sono ammesse) maschile e femminile costruiti l'uno in opposizione all'altro ma non su un piano di parità o di equivalenza perché il maschile è superiore al femminile. Tuttavia l'identità o meglio l'identificazione di genere, non è completa senza aggiungere un altro tassello, quello della preferenza o dell'orientamento sessuale. Uomo è colui la cui sessualità è orientata verso le donne; donna colei la cui sessualità è orientata verso il sesso opposto. E' stata Judith Butler a mettere in evidenza che l'ordine sociosimbolico patriarcale (di cui stiamo parlando) è rigorosamente eterosessuale ed è costruito sull'esclusione non solo delle donne ma anche degli omosessuali. Possiamo dire, quindi, che in questa ottica l'omosessualità è necessaria alla costruzione dell'eterosessualità tanto quanto la femminilità alla maschilità. E' attraverso lo spauracchio dell'omosessualità che l'identità, soprattutto direi quella maschile, viene costruita come eterosessuale, e in questi giorni abbiamo avuto un esempio tanto lampante quanto rivoltante di questo meccanismo. Così Daniel Borrillo nel suo libro sull'omofobia dichiara "La virilità deve strutturarsi non solo in funzione della negazione del femminile ma anche del rifiuto dell'omosessualità" (p. 21) Abbiamo visto, quindi, che "la costruzione dell'identità sessuale funziona per antagonismo: un uomo è l'opposto di una donna e un eterosessuale l'opposto di un omosessuale" (86).

A questo punto, succede qualcosa di curioso; da un lato gli opposti sia di differenza sia di preferenza sessuale si escludono a vicenda, ma dall'altro si implicano a vicenda. La costruzione dell'omosessualità serve per costruire l'eterosessualità. Ma poiché non sono complementari ma "strutturati secondo una gerarchia di subordinazione esclusione", l'omosessualità serve a rendere la nostra una società eteronormativa. Si finisce, cioè, "per costruire una nuova dicotomia eterosessuale/omosessuale…che da un lato catalizza l'attenzione distogliendola dalla critica alla fondamentale opposizione M/F, mentre dall'altro permette a coloro che vi si riconoscono di 'normalizzarsi' perlomeno nel senso di diventare la naturale opposizione all'eterosessualità, ma al prezzo di escludere qualsiasi altra possibilità ulteriore a tale dicotomia" (Monceri, pp. 44). Questo è il regime simbolico in cui ci troviamo a vivere le nostre vite con le nostre multicolori sessualità!

2. Che cosa ha a che fare questa analisi con l'ordine simbolico cristiano?

Sarebbe ovviamente troppo arduo esplorare tutta la complessa costruzione della differenza sessuale nella tradizione cristiana la quale parte dal Dio che fece "l'uomo a sua immagine e somiglianza maschio e femmina li creò" (Gen 1,27) Inizierò prendendo spunto dalle conclusioni del mio ultimo libro, Il Vangelo secondo Paolo. Una lettura di genere e non solo. Esplorerò a partire dalle premesse teoriche che ho appena delineato come la differenza di genere e la preferenza sessuale funzionino nel discorso di Paolo. A dire la verità le questioni di genere e di sessualità sono del tutto marginali al pensiero dell'apostolo; egli ne parla esplicitamente solo in 1 Cor. Tuttavia la mia scelta è giustificata in quanto questo testo, grazie ad una mossa ermeneutica estremamente ardita (e dal mio punto di visto del tutto illegittima) è diventato fondamentale per le chiese.

In 1 Cor 11 scopriamo che per Paolo è imprescindibile che i segni esteriori della differenza di genere non vadano persi. (Green, pp. 131ss) Anche se la donna dovesse assumere un ruolo pubblico all'epoca più consono al maschio, come profetizzare nell'assemblea, deve tenere il capo coperto. Mentre il brano presenta notevoli problemi esegetici, è comunque chiaro che per Paolo e per il mondo sociale e simbolico in cui si muoveva non era "decoroso che una donna preghi Dio senza aver il capo coperto" (1 Cor 11, 13). Tagliare i capelli, scoprirsi la testa è cosa vergognosa per una donna. Il suo capo deve essere coperto sennò fa disonore al suo capo. Qual è il suo capo? L'uomo! Per proteggere il diritto delle donne ad intervenire nell'assemblea pubblica Paolo dice che la differenza sessuale va preservata e va preservata in due modi, attraverso dei segni esteriori (il capo coperto) e mantenendo la donna nell'ultima posizione della scala gerarchica Dio-Cristo-uomo-donna.
In questo brano vediamo che "l'uomo" e "la donna" sono necessari per costruire l'identità in opposizione l'uno all'altro. Inoltre, tale differenza è radicata "nella stessa natura" come cose ovvie, date, naturali: "Non vi insegna la stessa natura che se l'uomo porta la chioma, ciò è per lui un disonore? Mentre se una donna porta la chioma, per lei un onore; perché la chioma le è data come ornamento" (v. 15). Secondo Paolo, quindi, la donna può assumere un ruolo culturalmente connotato al maschile solo se palesa la sua differenza di genere. La donna non deve, citando le parole di uno studioso contemporaneo disonorarsi "con tentativi di auto mascolinizzazione" (Biguzzi, 55 che altrove dice che "Paolo prende le distanze da una posizione esasperatamente egualitarista diffusa a Corinto" p. 43) La cosa vale, però anche per l'uomo, l'uomo non deve adottare modi che lo avvicinino al mondo femminile delle chiome lunghe. In altre parole, gli uomini della chiesa di Corinto devono tenersi lontani da comportamenti che potrebbero rasentare l'omosessualità. Sebbene il testo non ne parli esplicitamente i biblisti odierni non esitano a vedere qui un riferimento all'omosessualità ("L'intervento di Paolo fu forse ispirato dal timore che la comunità cristiana si esponesse a sospetti di omosessualità" Biguzzi, p. 67) Vediamo, quindi, che in gioco non è solo il comportamento delle donne ma anche degli uomini. Essere omosessuali o in odore di omosessualità non è permesso. In questo testo troviamo tutti gli elementi che abbiamo elencato prima: la differenza di genere come un dato della natura costruite in opposizione all'altro, la subordinazione della donna all'uomo, l'omofobia ossia l'eternormatività.

La questione della differenza sessuale a Corinto non si chiude, però, così . Al capitolo 14 c'è il famigerato versetto che ordina alle donne di stare in silenzio e sottomesse, ricacciate nella sfera domestica. Possiamo prescindere dalla discussione esegetica intorno a questo testo perché di fatto esso è entrato a fare parte della prassi delle chiese. Ciò che mi preme mettere in evidenza è che il comportamento delle donne o meglio il modo in cui la comunità si pone riguardo alla "questione femminile" diventa un metro di giudizio per differenziare tra le chiese. "Come si fa in tutte le chiese dei santi, le donne tacciano nell'assemblea perché non è loro permesso di parlare" scrive Paolo. L'apostolo, però, riconoscendo che di fatto questo non accade in tutte le chiese, è costretto a tirare fuori un argomento decisivo "Se qualcuno pensa di essere profeta o spirituale, riconosca che le cose che vi scrivo sono comandamenti del Signore". Anticipando il dissenso aggiunge "E se qualcuno li vuole ignorare, lo ignori" (v. 38). Che cosa sta affermando Paolo? Che il comportamento delle donne e quindi la differenza di genere, differenza che come abbiamo visto, coinvolge gli uomini e anche la preferenza sessuale, segna un confine. In questo caso un confine tra comunità cristiane. Le chiese si differenziano tra di loro, riconoscendosi o ignorandosi in base alla posizione che assumono circa la questione femminile.

In questo modo vediamo che la differenza di genere è fondamentale per l'ordine delineato dall'apostolo. Esso va al di là del comportamento delle donne e degli uomini per diventare una questione di comunione interecclesiale. Poiché la differenza di genere è costruita a partire da un ordine sessista che assume come norma l'eterosessualità, anche l'omosessualità ha a che fare con i confini - in questo caso tra le comunità cristiane che sono in comunione con l'apostolo Paolo e quelle che non lo sono, che vanno ignorate. Vorrei che ci soffermassimo un attimo su questo punto. Abbiamo già visto che l'ordine socio simbolico è sia misogino che omofobo, la subordinazione e esclusione delle donne e degli omosessuali vanno se non alla pari, almeno insieme; si trovano su un continuum. Vorrei suggerirvi che ancora oggi i confini tra le chiese vengono segnalati nello stesso modo - producendo delle alleanze trasversali fra le diverse confessioni. E' solo una questione di tempo finché una chiesa che accetta la parità tra i sessi e ammette, per esempio, le donne al ministero pastorale attui una politica di inclusione verso le persone omosessuali; viceversa chi mette in questione l'accoglienza affermativa delle persone omosessuali prima o poi metterà in questione anche la parità raggiunta dalle donne nella chiesa. Posso garantirvi che la prima domanda fatta dalle persone che si avvicinano alla chiesa di cui sono pastora non riguarda Dio, Cristo o cose del genere bensì la nostra posizione sull'omosessualità. La differenza di genere e di preferenza sessuale servono a demarcare i confini tra le comunità cristiane.

Esploriamo ancora un po' questa questione dei confini. Sembra che per Paolo la chiesa di Corinto avesse un problema a riguardo. Viene, infatti, accusata di non proteggere a sufficienza i confini che dovevano separarla dal mondo pagano circostante. Parlando del caso d'immoralità nella chiesa a Corinto scrive "Poiché devo forse giudicare quelli di fuori? Non giudicate voi quelli di dentro? Quelli di fuori li giudicherà Dio. Togliete il malvagio di mezzo a voi stessi" (1 Cor 5,12). Vediamo che i confini devono essere chiari, c'è un dentro e un fuori. Non solo, la comunità ha il dovere di espellere il malvagio. Il modello a cui si ispira Paolo è quello del popolo di Israele codificato nell'AT come una comunità che doveva espellere tutto ciò che minacciava la sua identità. Paolo qui, infatti cita un testo dal Deuteronomio che si riferisce alla pena di morte per colui che predicava l'apostasia o esercitava l'idolatria. In altre parole, qui possiamo vedere chiaramente come la differenza di genere e la relazione tra i generi (detto altrimenti la questione femminile e la questione omosessuale) diventano segno della fedeltà a Dio di una comunità.

Nella seconda lettera ai Corinzi (6,14-18), Paolo torna sul tema dei confini. Paragona la comunità cristiana "al tempio del Dio vivente" e stabilisce una serie di opposizioni tra fedeli e infedeli, giustizia e iniquità, luce e tenebre, Cristo e Beliar, il tempio di Dio e gli idoli. Citando il profeta Isaia Paolo scrive "Abiterò e camminerò in mezzo a loro, sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Perciò uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il signore, e non toccate nulla d'impuro e io vi accoglierò" (2 Cor 16s). La chiesa di Corinto deve rafforzare i suoi confini in due modi, sia togliendo il malvagio da in mezzo a lei sia separandosi da tutto ciò che è impuro.

Paolo ha un orrore di qualsiasi cosa che rasenta una commistione, armonizzazione, comunione tra ciò che è stato costruito l'uno in opposizione all'altro. Perciò non può tollerare qualsiasi cosa che mette in questione il genere come è stato costruito. Non può tollerare una contaminazione tra il maschile e il femminile, non può tollerare che le donne non siano subordinate agli uomini, non può tollerare ciò che mette in questione l'eteronormatività, quindi una serie di comportamenti cui oggi diamo il nome omosessuali. Perché? Perché minaccia un confine che è fondamentale per la fede biblica, la distanza e separatezza tra Creatore e creatura.

Secondo Dorothee Sölle (p. 24), la presunta distanza insormontabile tra il Creatore e il creato è diventato una dicotomia sessuale; il polo divino della dicotomia è stato declinato al maschile, quello umano al femminile cosicché "Il concetto ontologico è stato usato in modo sessista". Modo sessista che possiamo dire è anche modo eterosessista. Lo vediamo chiaramente nella lettera ai Romani, i rapporti omosessuali sia tra donne sia tra uomini diventano sintomo di aver "mutato la verità di Dio in menzogna e aver adorato la creatura invece del Creatore". L'omosessualità menzionata è segno di un attraversamento illegittimo di confini che servivono per segnalare la differenza tra Dio e l'essere umano, tra Dio e il mondo. Che cosa sto affermando? Sto dicendo che per dire la differenza tra Dio e il mondo, tra il Creatore e il creato, differenza fondamentale per la fede giudeocristiana l'ordine simbolico cristiano ha utilizzato un linguaggio sessuato. Che cosa significa? Che quando il cristianesimo parla di genere non si sta sempre parlando di donne e uomini, etero e gay bensì di qualcos'altro ovvero della distinzione tra il Creatore e la creatura.

Troviamo un altro esempio del linguaggio sessuato nella metafora sponsale usata dai profeti per parlare della relazione tra Dio e il suo popolo, Israele in termini di un matrimonio patriarcale. Anche in questa figura troviamo tutti gli ingredienti della costruzione di genere e orientamento sessuale. Differenza di genere, rapporto gerarchico, eteronormatività (e, posso dire, una buona dosi di violenza). Questa metafora è entrata nel linguaggio cristiano per parlare della relazione della chiesa (femmina) con Cristo (maschio). Vi sto invitando a prestare attenzione a come le chiese utilizzano un linguaggio sessuato che in ultima analisi esclude donne e omosessuali. La prima cosa da fare, quindi, è distinguere tra un uso figurato del linguaggio e il suo uso letterale per poi trovare modi per declinare la relazione tra Dio e il mondo che prescindano dal linguaggio sessuato. In altre parole, l'omosessualità è anche una questione di ordine simbolica. La posizione degli omosessuali nelle chiese avanzerà nella misura in cui si riesce ad operare delle trasformazioni simboliche. L'omosessualità ha in sé, quindi, una grossa carica sovversiva di elementi chiave dell'ordine simbolico cristiano.
Secondo l'analisi che ho fatto finora l'ordine socio simbolico (ecclesioteologico) cristiano rende invisibile l'omosessualità. Essa, pur essendo necessario alla sopravivenza della stessa eteronormatività ecclesiale viene espulsa dal campo cristiano (il quale diventa così decisamente meno campo). Ciò è possibile perché la preferenza sessuale non è visibile come la differenza di genere. Le donne non vengono completamente espulse dalla comunità ecclesiale ma vengono relegate ai margini, alla sfera privata della casa, al silenzio. Nelle rappresentazioni pubbliche della chiesa cattolica non hanno nessuna visibilità. Semplicemente non ci siamo. Ora, però, cambierò prospettiva per mettere in evidenza, per quanto riguarda l'omosessualità maschile, proprio il contrario mostrando come la chiesa, e specificamente quella cattolica, dà ampia visibilità all'omosessualità maschile facendo del tutto scomparire le donne. Siamo arrivati alla terza parte del mio intervento.

3. Un'omosessualità visibile. Confessioni a confronto

Abbiamo visto che "l'ordine simbolico patriarcale si fondo su una logica assai singolare che … assume il solo sesso maschile come paradigma dell'intero genero umano" (Cavarero, p. 116). E' lui ad occupare il polo superiore nelle relazioni gerarchiche. Ci ricordiamo che nella dicotomia tra Creatore e creatura evidenziata da Sölle e altre, per dire il polo divino viene usato il linguaggio maschile; per dire quello umano viene usato quello femminile. Nella simbologia cattolica questa è resa evidente attraverso la coppia Dio Padre e Maria Madre della Chiesa. Per quanto sia esaltata la figura di Maria non è mai identificata col polo divino della dicotomia ma sempre con quello umano in quanto simbolo della chiesa o dell'umanità perfetta.

Inoltre, Dio Padre è solo uno delle tre figure che compongono la Trinità declinata tutta al maschile, Padre, Figlio e Spirito Santo. Ora, a livello di organizzazione ecclesiastica accade una cosa strana, il clero pur facendo parte di un'entità femminile (la chiesa) simboleggia il polo divino della dualità, Cristo. La presunta maschilità di Dio Padre e Figlio viene usata per escludere le donne dal ministero ordinato, esclusione che è stata ripetutamente ribadita. L'intransigenza della gerarchia cattolica nei confronti del sacerdozio femminile è tutta tesa a proteggere la natura esclusivamente maschile del divino e dei suoi rappresentanti, il clero. E' un esercizio di dominio maschile e violenza simbolica.

Continuiamo ad esplorare la valenza simbolica di questo maschile. Secondo la filosofa Mary Daly una Trinità tutta al maschile (la quale domina l'ordine simbolico cristiano) è frutto di un immaginario omosessuale. Vorrei che ascoltaste le sue parole "È un mythos sublimato e quindi nascosto dell'erotismo omosessuale maschile, il matrimonio perfetto tutto al maschile, il club migliore degli uomini, il monastero modello, l'associazione maschile suprema, il modello per ogni tipo di riproduzione maschile" (Gyn/Ecology, p. 38). Queste parole che suonano piuttosto preoccupanti, difatti rispecchiano la realtà. Non ho dubbi che Franco Barbero vi abbia portato le cifre altissime di omosessualità tra il clero, clero di cui sono escluse le donne sia come mogli sia come sacerdoti. Mary Daly non è l'unica ad aver individuato questa apparente contraddizione, anche la filofosa Luce Irigaray ha messo in evidenza che l'ordine simbolico maschile è l'ordine dell'uno o del medesimo. Abbiamo già visto, infatti, come esso prende come norma e misura l'essere umano sessuato al maschile. Lei chiama tale ordine "hommesexuel". L'economia binaria che mette in atto deve escludere l'omosessualità perché essa rischia di rivelare il segreto nascosto del funzionamento sociale, le relazioni tra uomini. Tale ordine non è solo simbolico ma difatti, come vediamo magnificamente nel caso del clero di alcune chiese, costruisce un mondo senza donne. (Cfr. Noble) Vediamo, quindi, che attraverso un clero esclusivamente maschile l'unico atto a rappresentare il divino, l'omosessualità maschile guadagna visibilità a costo, ovviamente dell'esclusione delle donne e delle nostre diverse sessualità. Sottolineiamo il fatto che in tale ordine o meglio, disordine, l'omosessualità femminile non trova nessun spazio.

C'è però, di più. Nel mondo esclusivamente maschile della gerarchia cattolica agli uomini è permesso di avvicinarsi alla sfera femminile. Lo fanno in due modi. Nel primo si appropriano di funzioni che la cultura ha sempre associata al mondo delle donne, come il parto, il nutrimento, la cura. Funzioni strettamente associate al corpo e quindi alla "natura" femminile vengono assunte e messe al servizio dello "spirito" maschile. Mi riferisco al battesimo, all'eucarestia, alla pastorale in generale. Sentiamo di nuovo Daly, "Riconoscendo che le femmine erano incapaci di svolgere persino gli umili compiti femminili loro assegnato dal progetto Divino, i preti dello Specchio innalzarono tali funzioni a quel livello soprannaturale di cui essi soltanto erano competenti. La nutrizione fu elevata al rango di Sacra Comunione. Il bagnetto acquistò dignità nella confessione e nella Confessione. L'irrobustimento prese il nome della Cresima e la funzione consolatoria…l'estrema unzione" (Oltre Dio padre p. 234). Il secondo modo in cui al clero è permesso di avvicinarsi al mondo femminile è mediante l'abbigliamento. Riprendiamo le parole della Daly: "I preti dello specchio emanarono la legge che i membri del club dovevano portare la sottana. Per chiarire ulteriormente la questione, stabilirono che in certe occasioni speciali si facessero delle aggiunte all'abbigliamento ordinario…morbidi sopravveste di pizzo bianco e copricapi di varia foggia e colore…ai capi veniva richiesto di indossare calze di seta, cappelli a punta, abiti di velluto e cappe di ermellino…Essi divennero così venerabili modelli di transessualismo spirituale" (235).

Anche se non siamo del tutto d'accordo col quadro che fa Daly, la sua analisi dovrebbe farci riflettere. Da una lato, come ho dimostrato nella prima parte, l'omosessualità (specie nella chiesa cattolica) è resa invisibile, "tolta di mezzo" per fondare un ordine socio simbolico eteronormativo teologicamente retto dalla dicotomia Creatore, creatura. La pratica dell'omosessualità è esplicitamente esclusa; l'unico comportamento sessuale ammesso è quello eterosessuale all'interno di una relazione monogamica. Tale ordine è costruito a partire da una rigida differenziazione tra maschile e femminile e la subordinazione del femminile al maschile. Mettere in questione solo uno di questi tre assunti rischia di fare traballare tutto l'edificio.

Dall'altra parte, però, poiché l'eteronormatività è costruita non solo in opposizione all'omosessualità ma anche in opposizione alle donne, e poiché a costruirlo è il nostro unico soggetto maschile, l'omosessualità maschile difatti guadagna visibilità sia a livello simbolico (la Trinità maschile) sia in modo ecclesiale (la gerarchia maschile della chiesa cattolica) sia a livello pratico (le relazioni omosessuali del clero). Non è difficile vedere in questo mondo costruito rigorosamente a partire dall'esclusione delle donne una forte vena di misoginia.

Riassumendo possiamo dire che nell'ordine simbolico patriarcale gli uomini omosessuali sono discriminati a causa del loro orientamento sessuale. Finché questi rimane invisibile, gli uomini omosessuali godono dei privilegi accordati al loro genere, classe e via dicendo. Le donne eterosessuali, godono dei privilegi accordati all'eterosessualità in generale (privilegi i quali derivano dall'essere in relazione con un uomo) mentre sono discriminate a causa del loro genere. Non è difficile vedere come le donne lesbiche sono rese doppiamente inessenziali e invisibili a causa sia del genere sia della preferenza sessuale. Le lesbiche mettono in pratica ciò che è impensabile per l'eteronormatività (fondante sull'ordine "hommesexuel"), vivere senza mediazione maschile!

Nell'ordine simbolico cristiano, l'eteronormatività trae la sua vita da una serie di confini rigidamente costruiti tra Creatore e creatura, Dio e il mondo, Cristo e la chiesa declinati al maschile e al femminile. Tale ordine esercita un controllo sociale mediante i corpi sessuati. Ciò che non è tollerato è sconfinare, mettere in questione i confini, confondendo o contaminandoli. La bisessualità, per esempio, fa esattamente questo e perciò non viene considerato nell'opposizione tra etero/omo (Monceri, p. 79) Ciò che ora vorrei esplorare brevemente è il modo in cui il genere funziona all'interno dell'ordine simbolico cristiano di stampo protestante (storico) e perché questo diverso ordine simbolico ha permesso alle chiese del protestantesimo storico di operare, almeno negli ultimi anni, una politica di affermazione dell'omosessualità. Di nuovo il mio punto di partenza sarà il pensiero delle donne.
E' diventato un luogo comune rinfacciare alle chiese protestanti la mancanza di simboli femminili. Il nostro è un ordine simbolico prettamente maschile in quanto il polo femminile rappresentato da Maria è pressoché scomparso. La scomparsa della differenza di genere al livello simbolico non ha avuto effetti necessariamente negative né per le donne né per le persone omosessuali. Anzi, le chiese del protestantesimo storiche sono le uniche ad accettare (con sfumature diverse) l'omosessualità e la piena parità ecclesiale delle donne. Come mai? Offrirò una mia ipotesi.

Forse avete sentito parlare dell' "universale neutro". Sarebbe il cosiddetto "uomo" in senso generico ossia la persona umana al di là dell'attribuzione di genere, l'uomo nella frase "i diritti dell'uomo" che si presume voglia anche dire i diritti delle donne. E' un'emanazione del soggetto che ha costruito l'ordine simbolico "tutto intorno a sé" il nostro amico "maschio, borghese, eterosessuale ecc." Il pensiero della differenza ha evidenziato come questo regime pretendendo per sé la neutralità, difatti innalza a unico modello dell'umano la maschilità escludendo la differenza sessuale (ovvero le donne). Se trasponiamo questa analisi alle chiese protestanti le quali hanno privilegiato il polo maschile, scopriamo che il maschile funzionando come l'universale neutro è riuscito, negli ultimi anni, ad includere le donne e le persone omosessuali. A me pare di capire che il concedere meno importanza a una simbolica di genere, o meglio il privilegiare l'universale neutro, ha difatti permesso alle chiese protestanti di operare una politica di (presunta) parità tra i generi e tra gli orientamenti sessuali. In altre parole, in qualche modo ha attraversato il confine che la dicotomia sessuale doveva proteggere.

Quale è questo confine? Non possiamo che abbozzare una risposta a questa domanda. Teologicamente esso ha sicuramente a che fare con la distinzione tra sacro e profano che è stata declinata in modo diverso all'interno del protestantesimo. E' un confine che è stato attraversato da Dio in Cristo. Che abbia anche da dirci qualcosa riguarda al genere è intimato da Paolo in Gal 3,28 (versetto che ho approfondito altrove Green, pp. 174) "non c'è né Giudeo né Greco, né schiavo né libero né maschio e femmina ma voi tutti siete uno in Cristo Gesù". Notiamo en passant che quando Paolo riprende altrove questo testo, la differenza di genere scompare probabilmente perché fonte del tipo di problema che ahimè l'apostolo aveva affrontato a Corinto. Sembra, infatti, che l'idea di "essere uno in Cristo" riesca a mettere in questione una serie di confini. Si è interpretato questo versetto in termini di parità tra i generi. Poiché il genere perde d'importanza come fonte di privilegi o di discriminazione, la parità vige tra uomini e donne e le donne sono incorporate a tutti gli effetti nel ministero e nella vita pubblica delle chiese. Poiché, come abbiamo visto abbondantemente, nella determinazione di genere è implicato anche l'orientamento sessuale, la serie di opposti citati da Paolo sono stati ampliati per includere l'eterosessuale e omosessuale. Così possiamo leggere: "Non c'è qui né Giudeo ne Greco, non c'è né schiavo né libero; non c'è né maschio né femmina; non c'è né eterosessuale né omosessuale".A questo punto mi sento di poter affermare che l'ordine simbolico del cristianesimo protestante non è costruito sull'esclusione dell'omosessualità. Rimane, comunque, un problema l'universale neutro cui donne e omosessuali sono equiparati rimane sempre maschile e eterosessuale. Bisogna, quindi, fare una mossa ulteriore, scindere il "Cristo" dall'essere "in Cristo" dalla maschilità (proposta del tutto fattibile) e interpretare quell "uno" in termini di un "unità sociale" come afferma Schüssler Fiorenza: "Gal 3,28 non promuove una maschilità ontologica bensì l'unità sociale in cui le divisioni sociali, culturali, religiose, nazionali e di genere biologico" alla quale aggiungiamo di orientamento sessuale "non sono più valide" (p. 155).

Non si può parlare di omosessualità nell'ordine simbolico cristiano senza parlare di genere in quanto il regime eteronormativo, pensato dal maschio, è costruito sull'esclusione sia della femminilità sia dell'omosessualità. In questo intervento ho esplorato, per sommi capi, come funziona l'omosessualità nell'ordine simbolico cristiano. Riassumendo 1) Da una parte l'omosessualità non solo ha a che fare con uomini e donne in carne in ossa ma con assunti teologici di fondo. La sua invisibilità e espulsione serve a mantenere intatti dei confini, in ultima istanza di natura teologica. Questo significa che se l'omosessualità ha il coraggio di pensarsi fino in fondo può mettere in questione un ordine simbolico con effetti nefasti per donne e uomini a beneficio del cristianesimo tutto. 2) D'altra parte, abbiamo visto che un'omosessualità simbolica e maschile è resa ampiamente visibile dal clero cattolico mediante ciò che Irigaray chiama un ordine "hommesexuel". La questione da porsi è come quell'ordine può continuare a conciliarsi con l'esclusione assoluta delle donne e la proibizione di atti omosessuali? Infine, 3) Mettendo in evidenza la mancanza di simbolismo femminile nell'ordine simbolico delle chiese protestanti ho suggerito che questa ha permesso loro, mediante l'universale neutro" di non costruirsi più in opposizione alle donne e all'omosessualità includendo nella vita delle chiese le donne e le persone omosessuali. Ora bisognerebbe, per così dire sessuare tale universale neutro senza ovviamente riprodurre le dicotomie di genere fallocentriche. Il lavoro da fare è enorme ma spero di aver contribuito in qualche modo alle vostre riflessioni a proposito.



Bibliografia

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