La Sorgente

Il tema dell'immagine e somiglianza


Incontro di Sabato 23 Gennaio 2018


Premessa

Tratto da "Un ardito itinerario per rendere trasparente l'immagine e reale la somiglianza"
P. Stanislao Renzi, passionista - Roma, 21.10.1996

Il tema dell'immagine e della somiglianza è un tema fondamentale nella dottrina cristiana e nella vita spirituale: l'uomo è stato creato a immagine di Dio; il Figlio di Dio, il Figlio unico, è l'Immagine perfetta di Dio; il cristiano è figlio di Dio nella misura in cui questa Immagine perfetta è riprodotta in lui. Siamo dunque al cuore della vita spirituale. Il tema dell'immagine e della somiglianza è stato trattato da circa ottant'anni in monografie, spesso importanti, riguardanti l'esegesi, la patristica e la teologia scolastica. Dobbiamo a questi studi la presentazione esauriente del significato e del contenuto dottrinale di immagine e somiglianza, come pure delle conseguenze spirituali e dei fenomeni dell'esperienza mistica.


Precisazione dei termini

Prima di addentrarci nell'assunto di questa relazione, precisiamo i termini che compaiono nella formulazione del tema.

L'immagine e la somiglianza

Immagine indica nel dizionario la figura esteriore del corpo, o la figura delle cose come la fingiamo nella mente, o l'apparenza, la sembianza, o la figura disegnata o scolpita (le immagini nell'arte sacra), o l'ombra, il fantasma, o il simbolo della persona: l'immagine di Dio, del tutto invisibile all'occhio umano, è il tratto che indica ciò che egli possiede in proprio. Nel libro della Sapienza (2, 23) leggiamo: "Dio ha creato l'uomo per l'incorruttibilità, l'ha fatto a immagine di ciò che possiede in proprio". In questa accezione prendiamo il termine immagine.

Somiglianza indica la conformità d'una cosa o persona ad un'altra cosa o persona, per qualità fisiche o morali. Quella tra persone può essere data dalla natura oppure si può acquisire attraverso l'imitazione. San Paolo scrive ai Tessalonicesi: "Voi siete diventati imitatori nostri e del Signore, avendo accolto la parola con la gioia dello Spirito Santo" (1 Ts 1, 6) e ai Corinzi: "Vi esorto, dunque, fatevi miei imitatori!" (2 Cor 4, 16). Nel discorso della Montagna, Gesù dice: "Voi dunque sarete perfetti, come perfetto è il Padre vostro che è nei cieli" (Mt 5, 48).

La trasparenza e la realtà

La trasparenza è apparizione, manifestazione, irradiazione, visibilità dell'invisibile. V'è un riflesso, che tuttavia può, come uno specchio, rendere con maggiore o minore splendore la realtà riflessa. Nella lettera agli Ebrei leggiamo che Dio, il quale ha parlato nei profeti, parla nel Figlio ch'è impronta della sua sostanza (cf. Eb 1, 3). Paolo scrive nella lettera a Tito (2, 11) che nell'incarnazione s'è avuta l'apparizione della grazia di Dio apportatrice di salvezza per tutti gli uomini.

La realtà della somiglianza è data dal riscontro effettivo, in una cosa o persona, dei tratti propri dell'altra cosa o persona a cui è conforme. Trattandosi di persona non è tanto questione di riproduzione di gesti materiali, quanto di conformazione agli atteggiamenti interiori, non tanto di semplice modello, quanto di forza traente. Così il protomartire Stefano ha assimilato l'atteggiamento agapico del Cristo e mentre viene lapidato chiede al Signore di non imputare il peccato ai suoi persecutori (At 7, 60). La grazia delle stimmate della Passione impresse nella carne del Poverello di Assisi è una configurazione evidente alla morte del Cristo Gesù. Tommaso da Celano vede in Francesco "come uno specchio santissimo della santità del Signore e un'immagine della sua perfezione" (Vita, II parte, prooemium).


Meta d'un itinerario

Trasparente l'immagine, reale la somiglianza non lo sono in una maniera inerte. Bisogna renderle tali. Sono una risultanza, un compimento. S. Ignazio di Antiochia mentre viene tradotto a Roma sotto la scorta di dieci soldati, nella lettera che scrive ai Romani così si esprime: "Lasciate che io sia pasto delle belve... Allora sarò veramente discepolo di Gesù Cristo, quando il mondo non vedrà più il mio corpo". Paolo nella seconda lettera a Timoteo parla della corona della giustizia che è in serbo per lui ed anche per tutti quelli che hanno amato l'apparizione del Signore (cf. 2 Tm 4, 8).

Si ottiene ciò seguendo un ardito itinerario, ossia accingendosi con animo sicuro ad un'impresa che si sa ardua, ma non impossibile. Ci viene da pensare all'opera di san Bonaventura, Itinerarium mentis in Deum, ch'è un manuale per l'anima che desidera raggiungere la contemplazione, la quale tuttavia è un dono di Dio. "Ma tu vuoi sapere come questo avvenga? Interroga la grazia, non la dottrina; il desiderio, non la ragione: il grido dell'orazione, non lo studio della lettera; lo sposo, non il maestro; Dio, non l'uomo; la mistica tenebra, non la chiarezza; non la luce, ma il fuoco che tutto infiamma e trasporta in Dio con eccessive unzioni ed ardentissimi affetti" (c. 7, n. 6; V, 313b)


Reciprocità di immagine e somiglianza

Immagine e somiglianza sono sinonimi, però qui vengono considerate in una certa reciprocità: l'immagine come automanifestazione d'un volto, la somiglianza come risultanza d'un processo che ne imprime i lineamenti in coloro che attira a sé. "Cercate il mio volto! Io cerco il tuo volto, Signore" (Sal 27, 8). Secondo san Giovanni della Croce, la somiglianza che Dio imprime nelle creature, particolar-mente nell'anima, è da vedere come un dinamismo, una tendenza interiore suscitata da Dio. "Per la maggior parte dei padri, l'immagine è l'impronta sempre presente dell'opera creatrice di Dio nella carne. Essa costituisce il dono iniziale. 'Noi portiamo il suo volto', dirà Agostino. La somiglianza è invece la dinamica dell'immagine che cerca di portare a pieno compimento la propria vocazione. Essa costituisce il cammino e il punto d'arrivo. Se l'immagine è in noi anche senza di noi, la somiglianza esige la nostra collaborazione, sebbene lo Spirito santo ne sia il divino scultore. Essere a immagine e somiglianza significa 'essere in incessante divenire verso Dio'"3 . Ciò assume particolare rilievo nello sforzo del cristiano per lacerare il velo steso sulle realtà spirituali e arrivare a vedere l'invisibile mediante la contemplazione, che non è intesa solo come sguardo dell'intelletto, ma come tensione di tutta la persona con le sue capacità naturali e soprannaturali.