La Sorgente

Il Dio della chiesa


Incontro di Sabato 7 Maggio 2016


Tratto da J.M.Castillo, Dio e la nostra felicità

Per molta gente, la relazione tra Dio e la religione è una cosa così chiara, così ovvia, che non si vede in ciò alcun problema. Coloro che pensano così, s'immaginano che credere in Dio e relazionarsi bene con la religione sono due cose inseparabili e anche equivalenti. Fino al punto che vi sono persone per le quali è la stessa cosa dire «io credo in Dio» e dire «io sono molto religioso»..

Uno dei problemi più forti, che deve risolvere chi vuole relazionarsi con Dio, è che tale relazione è condizionata dalla religione.

Questo può rappresentare un ostacolo difficile da superare, se non addirittura un autentico conflitto, che mai si arriva a risolvere.


Religione senza Dio

Folclore

La religione, nelle sue diverse manifestazioni, ha molto di folclore e di festa; cose che alla gente piacciono.

La religione è sempre un fattore d' "identità", come possono esserlo altri costumi, tradizioni.

La religione sostituisce Dio.

Fino al punto che si può dare una crescita fiorente della religiosità, e delle sue molteplici pratiche, assieme a una crisi molto profonda della fede in Dio.


L’insegnamento della Chiesa

Dio misericordioso

La Chiesa, nel corso di tutta la tradizione cristiana, ha insegnato sempre che Dio è il Padre della bontà e della misericordia.

La bontà e la misericordia di Dio sono un dato così fondamentale della rivelazione cristiana, che non insistere su questo punto, sarebbe stato un tradimento molto grave contro uno dei dati più basilari della fede.


Dio e il potere

Molto presto, la convinzione che i cristiani avevano che Dio è essenzialmente bontà e misericordia, vicinanza e tenerezza, verso gli esseri umani, cominciò a complicarsi.

Ciò avvenne dal momento in cui i pensatori ecclesiastici si persuasero che l'essenziale e determinante in Dio, non è la bontà, ma il potere.

Il primo motivo di questo cambiamento è l’ellenizzazione del messaggio cristiano

Il cristianesimo nacque in una cultura, il giudaismo, e subito s'incarnò in un'altra cultura, l'ellenismo.

L'ellenizzazione del messaggio cristiano, risultò inevitabile dal momento in cui i predicatori del Vangelo uscirono dal piccolo ambito della Palestina del tempo di Gesù e si misero a dialogare con la cultura dominante nell'Impero, la cultura ellenista.

Inoltre (e ciò è decisivo) molti di quei predicatori furono uomini nati ed educati nella cultura dell'ellenismo, com'è il caso di san Paolo.

Il primo ambito in cui si fece notare l'ellenizzazione del cristianesimo fu, com'è logico, nell'idea di Dio.


L'onnipotente

Pantocrator

Il Dio che si rivelò nell'uomo Gesù, che nacque in debolezza e povertà, visse tra deboli e poveri, e morì giustiziato tra malfattori, questo Dio fu sostituito dal Pantokratór, l'Onnipotente o Sovrano universale, della cultura ellenista.

Il primato del «potere dell'essere» si sovrappose al primato del «potere dell'amore».

Nel Nuovo Testamento, la designazione di Dio come onnipotente (pantokratór) appare in 2Cor 6,18 e in nove testi dell'Apocalisse.

Nel secondo secolo questo modo d'intendere Dio comincia a imporsi, con tutta la sua forza, negli autori cristiani.

Per esempio, Clemente Romano designa Dio come l'Onnipotente (pantokràtora Theón) al quale i cristiani elevano le loro mani «affinché sia misericordioso» (éleon genésthai).

Dal Dio che si offre per amore si passa al Dio che va supplicato perché sia misericordioso.


Colpa dell’ellenismo?

Se la sostituzione del Dio di Gesù non l'avesse fatta la cultura ellenista, si sarebbe fatta comunque, molto presto, in ogni caso.

Poiché il Dio della debolezza e dell'impotenza risulta insopportabile a noi mortali.

Questo Dio entra in conflitto con i nostri desideri di onnipotenza, col "desiderio" di essere tutto, o di non essere mortale, o anche di evitare la fatica di assumere la propria condizione umana.

Ma questo da solo non sarebbe bastato perché se i dirigenti della chiesa avessero insistito sul primato della bontà alla fine magari l’idea di Dio sarebbe ritornata ad essere quella originale di Gesù.


La concentrazione del potere nell'organizzazione ecclesiastica

Invece i dirigenti della Chiesa concentrarono su di loro il potere religioso in modo tale che risultò inevitabile il cambiamento nel modo d' intendere Dio e di parlare di Dio.

I vescovi cominciarono a presentarsi ai fedeli come personaggi investiti di un potere indiscutibile in quanto rappresentanti di un Dio che si definisce, prima di tutto, per il potere indiscutibile e quindi necessariamente assoluto.

Questo si nota particolarmente alla fine del II secolo e inizi del III quando in Siria e nell'asia Minore nasce l'episcopato monarchico.

Il Vescovo viene considerato rappresentante di Cristo e diventa capo della comunità a vita.

«Il primo sacerdote e levita per voi è il vescovo; egli è colui che v'impartisce la parola ed è vostro mediatore [.. .]; egli regna in vece di Dio e dev'essere venerato come Dio»

Non è questione di arroganza o di superbia. Ciò che è in gioco è l'autorità, la potestà del vescovo.

Naturalmente, se questo avvenne nel governo dei vescovi in generale, nel caso concreto del papa la cosa acquistò proporzioni molto più marcate.


Niccolò I

Nicola I

Niccolò I (800 – 867), fu papa della Chiesa cattolica dal 24 aprile 858 alla sua morte.

Niccolò viene ricordato come un consolidatore del potere e dell'autorità papale e sostenitore del rafforzamento dell'universalismo romano. È anche riconosciuto come santo.

Niccolò I espelleva dal Regno di Dio e condannava al fuoco eterno chiunque s'opponesse alla sua volontà.

Identifica le sue decisioni con la volontà di Dio, di modo che chi s'oppone a ciò che comanda il papa, si vedrà condannato all' anatema, e alle pene che soffrono il diavolo e il traditore Giuda con il castigo del fuoco eterno.

Va notato che ciò ch'era in gioco non erano verità dogmatiche, bensì semplici misure amministrative sull'organizzazione di determinati monasteri.


Gregorio VII

Gregorio VII

Intorno al 1000 le cose si complicano perché oltre a dover giustificare il proprio potere all’interno della congregazione diventa necessario giustificarlo anche verso l’esterno.

In particolare fu nel secolo undicesimo, concretamente col pontificato di Gregorio VII, che l'esaltazione del potere papale avviò un processo d'accrescimento e accumulazione d'autorità.

Gregorio è noto soprattutto per il ruolo svolto nella lotta per le investiture, che lo pose in contrasto con l'Imperatore Enrico IV.

A partire d'allora, «obbedire a Dio significa obbedire alla Chiesa, e questo, a sua volta, significa obbedire al papa e viceversa»


Bernardo di Chiaravalle

Bernardo

questa modifica nella visione di Dio all’interno della chiesa comporta che possano nascere casi eclatanti come quello di Bernardo di Chiaravalle.

Bernard de Fontaine (1090 - 1153), fu un monaco e abate francese dell'ordine cistercense. Fondatore della celebre abbazia di Clairvaux e di altri monasteri. Viene venerato come santo da Chiesa cattolica, Chiesa anglicana e Chiesa luterana.

San Bernardo è stato, non solo uno degli autori più importanti nella storia della spiritualità cristiana, ma più concretamente il teologo e il mistico che più ha esaltato la necessità e il valore della carità.

La carità divina è ciò che spiega «tutto ciò ch'egli dice di Dio e dell'uomo. Poiché [secondo Bernardo] Dio è carità, la fonte di ogni amore; egli vive d' amore».

In questo periodo ci sono però le crociate ed ecco il pensiero di Bernardo in merito:

«i cavalieri di Cristo combattono con sicurezza le battaglie del Signore, senza tema di commettere un peccato quando ammazzano i nemici […] ciò non è alcun crimine, ma merita una grande gloria».

Bernardo giustifica il crimine e la vendetta contro i nemici, assicurando che in ciò non v'è peccato alcuno.

«colui che ammazza il malfattore, non si comporta come un omicida, ma, passi l'espressione, come un malicida».

Ossia, ciò che vuole Dio è che la si faccia finita col male, anche se per questo si renda necessario farla finita con la vita di chi commette il male.

È legittimare, in nome di Dio e con l'autorità di Dio, il crimine, l'assassinio o qualsiasi forma di pena di morte.

Ma c’è di più. Bernardo dice anche:

«la morte che così si provoca è un guadagno per Cristo». La ragione sta nel fatto che «con la morte del pagano, il cristiano si gloria, poiché Cristo è glorificato».

Non si tratta solo della giustificazione dell' assassinio, ma per di più dell'elogio del sadismo, che è l'esaltazione della crudeltà.

Coloro che fanno ciò, «sono stati scelti da Dio». Cioè, Dio sceglie in questa vita coloro che hanno come missione e destino d'uccidere i nemici di tale Dio.


Il culmine del potere ecclesiastico

Innocenzo III

Con Innocenzo III (1198-1216) si segna l'ampliamento del potere pontificio al dominio "temporale".

Il papa ha, non solo il supremo potere religioso, ma in più un potere ugualmente grande sopra i re e gl'imperatori di questo mondo, in quanto fa le veci di colui ch' è il Re dei re.

Ossia, è il "vicario" di Cristo e, in definitiva, di Dio.

Innocenzo IV

Con Innocenzo IV, nel XIII secolo si arrivò alla convinzione che il papa, "testa" (caput) o capo supremo della società cristiana (che non si distingueva in pratica dalla Chiesa) aveva il potere totale (plenitudo potestatis), «non solo sopra i cristiani, ma anche sopra tutti gl'infedeli»'.

In accordo con tale teoria, il papa aveva potere di deporre e insediare re, di scomunicare e condannare tutto quanto non era in accordo con ciò che comandava l' autorità ecclesiastica.

Di conseguenza si cominciò a giustificare il castigo corporale per difendere la «disciplina ecclesiastica» (1179).

Alcuni anni più tardi, (1229)99, s'organizza formalmente la inquisitio haereticae pravitatis, che altro non era se non l'offesa della vita e dei diritti della vita delle persone «per la difesa della verità».

Era nata l'inquisizione


Il Dio prepotente e assolutista

Bonifacio VIII

Bonifacio VIII (1230 – 1303), 193º papa dal 1294 alla morte, visse in un periodo storico in cui gli stati europei si stavano evolvendo da monarchie feudali a stati nazionali, diventando sempre più indipendenti dal potere temporale della chiesa.

Bonifacio tentò con forza di opporsi a tali mutamenti, cercando al contempo di ristabilire il primato papale.

«dichiariamo, affermiamo e definiamo che sottomettersi al Romano Pontefice è completamente necessario per la salvezza di ogni creatura umana».

Bonifacio VIII si attribuisce entrambi i poteri, il divino e l'umano, lo spirituale e il temporale.

Il papa possiede e usa un potere così assoluto perché è Dio onnipotente che vuole che così sia.

L' assolutismo del potere papale ha la sua ragion d'essere nell'assolutismo del potere di Dio.


Quando mettiamo Dio in politica

Nicolaas V

L’idea del papa di avere potere su tutto e tutti perché Dio lo vuole raggiunge il parossismo con Niccolò V (1397–1455), 208º papa dal 1447 alla morte.

Nel 1454 fece dono di tutti i regni dell'Africa al re Alfonso di Portogallo in modo che gli abitanti di questo continente potessero conoscere il vero Dio.

Concedendo «la piena e libera facoltà d'appropriarsi, per sé e per i suoi successori, e d'impiegare per i suoi usi e interessi tutti i regni, principati, domini, possedimenti mobili e immobili delle genti d'Africa, col diritto d'invadere, conquistare e sottomettere a perpetua schiavitù queste genti».

Prescindendo dall'offesa giuridica e dal rifiuto di tutti i diritti della vita che ciò rappresenta, impressiona anche l'immagine di Dio che in tal modo il papa proiettava.

Il Dio di Nicola V era un tiranno, per quanto nobili fossero i suoi fini o intenzioni di "evangelizzare" gl'infedeli e saraceni d'Africa.


L’illuminismo

Pio X

Dal momento in cui l'Illuminismo, nella seconda metà del XVIII secolo, situò la religione nell' ambito del privato, spostandola dal centro della società, il potere degli uomini che in terra rappresentano ufficialmente Dio si sentì venir meno.

Quando il papato si vide spiazzato dal centro della società europea a causa dell'Illuminismo e della Rivoluzione, l'impegno di vescovi e teologi si concentrò nell'affermare l'autorità pontificia con nuovi argomenti.

Da qui, l'interesse dominante, durante il secolo XIX, nell'esaltare il potere magisteriale del papa, la cui espressione più forte fu la definizione dell'infallibilità pontificia.

A partire dalla crisi modernista, specialmente dal pontificato di Pio X, aumentò la preoccupazione dei papi nell'esigere obbedienza incondizionata.

Si vedeva chiaro, nelle alte sfere della Chiesa, che il potere sociale e politico che il papato aveva perduto doveva essere compensato sulla base di un potere crescente sulle coscienze e di un maggiore controllo sulla libertà di pensare e di parlare nella Chiesa.


Conseguenze

  • Di fatto, vi sono individui che vedono in Dio un autentico rivale della propria felicità. Perché Dio è, per tali persone, lo stesso che proibizione, censura e minaccia.
  • Inoltre, molta gente vede in Dio l'imposizione di verità che non capisce, la limitazione della propria libertà, la necessità di sottomettersi a poteri e autorità che gli ripugnano ecc.
  • E per colmo, sono molti i credenti che vivono le loro credenze in maniera che tali credenze agiscono in modo molto negativo sulla coscienza, accentuando i sensi di colpa, fomentando divisioni e scontri, comportamenti di carattere ossessivo e altre patologie che non pretendo di enumerare.