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La Sorgente

Il sogno di Pietro


Incontro di Sabato 2 Aprile 2016


Verso l’inclusione di omosessuali e transessuali nelle comunità cattoliche

34Pietro allora prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, 35ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. 36Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti. 37Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; 38cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. 39E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, 40ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, 41non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. 42E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. 43A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».

44Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola.

(Dagli Atti degli Apostoli 10, 34-44)


Gesù stesso, con i suoi insegnamenti e con i suoi potenti doni, aveva reso testimonianza a Dio, facendoci capire che Dio stesso non era interessato al codice di purità e che non ci sarebbe stata nessuna tolleranza per quegli esercizi religiosi che si frappongono alla riconciliazione che Lui desidera portare tra esseri umani. D’altra parte Gesù stesso, nella sua vita, ha sempre dimostrato un forte interesse per coloro che erano considerati inaccettabili dalla società del suo tempo.

(James Alison, Le Strade dell'amore, Il sogno di Pietro,p.49)


L’immagine di se stesso che Dio ci ha mostrato in Gesù non era quella di un legislatore, ma quella della vittima che si è sacrificata e che ha vissuto in prima persona le conseguenze della cospirazione dei legislatori civili e religiosi. Alla luce di questa definizione di Dio, nessuna definizione delle persone che non sia fondata su ciò che le persone sono realmente può essere considerata valida. Quello che invece emerge con chiarezza è che ciascuno di noi, partendo esattamente dalla situazione in cui si trova, è chiamato a diventare figlio e figlia di Dio, e ad entrare, in quanto figlio, nella casa del Padre.

(Il sogno di Pietro, p.50)


Naturalmente, il nostro essere figli di Dio, trasforma la nostra condizione di omosessuali in qualche cosa di più, perché aiutandoci a superare la concupiscenza ( che è propria di tutti gli uomini e che non è un’esclusiva di noi omosessuali) sviluppa e umanizza la nostra capacità di amare e ci permette di raggiungere una più piena condivisione della vita di Dio.

(Il sogno di Pietro, p.51)


Noi ci troviamo nella stessa situazione di Pietro: non c’è nulla che possiamo fare per fermare la manifestazione dello Spirito. E in forza dell’illuminazione dello Spirito, riusciamo finalmente a comprendere che l’insegnamento che ci vede portatori di un disordine oggettivo che ci spinge a compiere atti intrinsecamente malvagi, non è altro che un tabù che, non tenendo conto della nostra natura, non può essere considerato un vero insegnamento cattolico e, quindi, non può nemmeno essere considerato un insegnamento che viene da Dio.

(Il sogno di Pietro, p.52)


Noi siamo fratelli e sorelle che hanno scoperto qualcosa di vero su loro stessi e sulla loro capacità di amare e che ormai sanno che questa scoperta è vera e ha senso per loro. Ecco qualcosa di importante: scoprire la verità significa mettere in pratica quello che ci dice il Vangelo e seguire la dinamica dello Spirito che Gesù ci ha mandato.

(Il sogno di Pietro, p.56)


L’effetto più debilitante del tabù che ci ha perseguitato, se ci pensiamo bene, non è tanto la proibizione di certi atti sessuali: quel tipo di proibizione, infatti, non ha impedito a molti di noi di vivere la loro sessualità, e la cosa è vera anche per quelli che avevano assunto il pesante impegno di evitare quegli atti. No, l’effetto debilitante del tabù di cui abbiamo parlato, come per ogni infezione di idolatria, è il danno che provoca alla nostra immaginazione, rendendoci incapaci di vedere il bene.

Quando la nostra concupiscenza fu erroneamente definita come una forma disordinata del desiderio eterosessuale, siamo stati spinti a considerare tutti gli atti sessuali della nostra vita come cattivi e non abbiamo avuto nessun incentivo a umanizzarli.

(Il sogno di Pietro, p.57)


Stiamo già sperimentando alcuni modi in cui possiamo condividere la donazione che Gesù ha fatto di se stesso a tutti noi: i matrimoni civili, le adozioni di bambini che hanno bisogno di una famiglia e, in alcuni casi, la libera scelta di una vita celibataria, una libera scelta che prima era chiaramente impossibile, a causa delle norme che derivavano dal tabù con cui ci veniva detto che non avevamo altra scelta che il celibato.

(Il sogno di Pietro, p.58)


Spunti per la riflessione

  1. Credi veramente di essere amato da Dio così come sei, con la tua omosessualità?
  2. Alla luce dell’amore che Dio ha manifestato attraverso Gesù nei confronti di ogni persona, come vivi la tua vita affettiva?
  3. Hai superato la visione di un’omosessualità che è solo espressione di un disordine morale?
  4. Qual è la tua opinione sul matrimonio tra omosessuali e sull’adozione di bambini da parte di coppie gay o di single?