La Sorgente

Uccidere il fariseo


Incontro di Sabato 9 Gennaio 2016


Tratto da J.M.Castillo, Dio e la nostra felicità

I farisei non sono un pezzo da museo o un ricordo del passato. I farisei continuano a vivere tra noi e in ciascuno di noi. […] Il fariseo è un tipo di persona che si riproduce incessantemente quando le circostanze religiose, sociali, economiche e politiche fanno sì che questo modello d'uomo si senta forte e si consolidi.


Si suole dire che i farisei siano stati gli «uomini della legge», gli osservanti minuziosi di ciò ch'era comandato. Così osservanti che non si accontentavano della Torà, la Legge scritta che i giudei ritenevano rivelata da Dio a Mosè, perché per quanto perfetta fosse, non poteva prevedere la quantità di situazioni e circostanze offerte dalla vita quotidiana. Da qui la necessità di un'autorità che dica ciò che si debba fare in ogni caso concreto.

Si potrebbe quindi pensare che il contrasto tra i farisei e Gesù dipendesse essenzialmente dalla condotta di Gesù, che ritenevano scandalosa, perché si caratterizzava per il disprezzo dei precetti della purità rituale e della decima. E anche per la sua attenzione sollecita verso i pubblicani e i peccatori (cfr. Mc 2,15; 7,15; Mt 11,19).

Tutto ciò è vero.

Ma il conflitto che si produsse tra Gesù e i farisei fu molto più profondo e dipende dal fatto che il fariseo è il tipo d'uomo che antepone un principio teorico al bene dell'essere umano. Pertanto, è quel genere d'individuo che, riparandosi in un principio assoluto, non esita a lasciare chiunque abbandonato, a calpestare i diritti e la dignità di qualsiasi persona, a mancare di rispetto a chi è considerato come un indegno o semplicemente a disinteressarsi di tutti e di tutto ciò che non coincide col suo «principio assoluto». […]


Ciò che preoccupa i farisei è l'osservanza irreprensibile e, pertanto, il peccato che risulta dalla trasgressione della norma stabilita.

Ciò che veramente preoccupò Gesù furono i problemi degli esseri umani. Poiché egli sapeva molto bene che il fatto decisivo, nel tema di Dio, non è avere una teologia molto bene elaborata, ma avere molto chiaro dove e come possiamo noi trovare questo Dio che diciamo di cercare. Orbene, Gesù ha chiarito molto bene che ogni persona trova Dio nella misura, e solo nella misura, in cui prende sul serio il dolore, e anche la felicità, degli altri.

Questa impostazione, questo modo di pensare e di vivere, è quel che non riesce a entrare nella testa, nei progetti e nel comportamento di un "fariseo". Perché? Non perché il fariseo sia un miscredente, una persona a cui non interessi Dio né gliene importi, bensì tutto il contrario. Il fariseo è l'uomo che ha Dio al centro stesso della sua coscienza. Di modo che la sua preoccupazione costante è piacere a Dio e fare ciò che Dio vuole. Perciò, il peccato è anche al centro delle preoccupazioni di un buon fariseo. Cioè, quel che costantemente preoccupa un fariseo è ciò che succede a lui nelle sue relazioni con Dio, non ciò che succede agli altri nella loro vita e nei complicati problemi che la vita porta con sé.


Ciò vuol dire che la religione del fariseo è egocentrica. Poiché si tratta di una religione che non solo centra il soggetto in se stesso, ma che in più lo blocca dentro le sue stesse osservanze, i suoi comportamenti, le sue idee e le sue preoccupazioni. Più ancora, si tratta di una religione che rende blindato il soggetto di fronte a tutto ciò che succede al di fuori di lui. E il peggio è che l'individuo vede tutto ciò come una grazia di Dio. E lo vive come un dono di cui rendere costantemente grazie a Dio.


Si potrebbe pensare che queste faccende, di gente religiosa e simili, sono tipiche di coloro che si complicano la vita (a essi stessi e agli altri) con il complicato tema della religione. Ma succede che chi pensa così non si rende conto che la struttura di pensiero dei farisei non è che un'applicazione concreta (in questo caso, al tema della legge religiosa) di un modo di pensare ch'è molto più diffuso di quanto s'immagini.

Poiché ciò che succedeva ai farisei, con il loro principio assoluto della Legge religiosa, succede per esempio a non pochi intellettuali con il loro principio assoluto del valore indiscutibile della scienza. O anche succede a molti politici con il principio intoccabile dell'ideologia politica del loro partito.


A prima vista, tutto ciò non ha niente a che fare con i farisei. Ma, se si riflette con una certa attenzione, subito ci si rende conto che, in quel gruppo religioso come negli attuali gruppi che ho appena indicato, la «questione di fondo» nella loro struttura di pensiero è la stessa. Si stabilisce un punto di partenza e di riferimento che è il principio assoluto e incontestabile a partire dal quale si vede la vita, si vive e si lavora. E a partire da ciò, tutto il resto, comprese la sofferenza, l'umiliazione e la morte delle persone, resta in secondo piano.

La cosa più pericolosa è che, quando una persona antepone un «principio assoluto» (com'è il caso della "religione") alla vita e alla felicità dell'essere umano, questa persona è capace di commettere le peggiori atrocità, non solo senza rimorso alcuno, ma anche con la convinzione ch'è questo ciò che deve fare. In ciò consiste l'enorme pericolo racchiuso nell'«uomo fariseo».


Ora si capisce che Gesù aveva tutta la ragione del mondo quando vide chiaramente che il maggior pericolo per l'umanità non sono gli oppressori, ma i farisei. Poiché i farisei sono, non solo oppressori, ma anche gente che fa soffrire con la convinzione "religiosa" ch'è questo ciò che deve fare. Inoltre, il fariseo opprime laddove nessun oppressore di questo mondo può opprimere. Certamente per questo i vangeli insistono molto più sullo scontro di Gesù con i farisei che sui suoi possibili contrasti con i romani o con gli stessi sadducei. A pensarci bene, ci si rende conto che i poteri di questo mondo sono pericolosi; non c'è dubbio! Ma sono molto più pericolosi i poteri dell' altro mondo, cioè i poteri che si presentano come assoluti e intoccabili, sia o non sia "religioso" il soggetto che li esercita.


Quando si soffre con la coscienza che si sta facendo ciò che si deve fare, la sofferenza ha, perlomeno, qualche sen¬so. E da questo senso (che può avere il dolore) si traggono le forze per sopportarlo. Il peggio che può capitare a qualcuno è di dover soffrire senza vedere alcun senso alla sofferenza. E, peggio ancora, dover soffrire con l'insopportabile senso di colpa nel vedersi responsabile di ciò che gli accade. Esattamente questo è ciò che consegue il fariseo in chi non ha altra scelta che convivere con lui.

Da qui, la necessità urgente di uccidere questo "fariseo" che portiamo dentro.


Spunti di riflessione

  • Qual’è il principio assoluto e incontestabile a partire dal quale vedi la vita?
  • Quanti sensi di colpa fai nascere negli altri e a chi?