La Sorgente

Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli


Incontro di Sabato 9 Maggio 2015


L’ottava beatitudine

La formula dell’ottava beatitudine è chiaramente passiva: i "perseguitati sono "coloro che vengono perseguitati". Questa caratteristica mette tale formula a parte rispetto alle altre, nel senso che diventa un elemento riassuntivo di tutte e sette. Prendendo di nuovo la motivazione dall’inizio e sottolineando la situazione passiva, l’evangelista vuole evidenziare la conseguenza inevitabile per una persona che effettivamente voglia vivere in quello stile evangelico.

Dunque noi possiamo immaginare che l’ottava beatitudine, in quanto compimento e complemento, sia legata a ciascuna delle altre. Difatti, l’importanza di quel termine "giustizia" non è da sottovalutare: non si dice "beati i perseguitati", non "beati gli umiliati e gli offesi", non "beate le vittime", bensì "i perseguitati a causa della giustizia". Certe volte, un’interpretazione semplicista, ad orecchio, potrebbe prendere l’idea come la giustizia che perseguita; la giustizia, nel linguaggio di Gesù, è invece la causa per cui certe persone vengono perseguitate. Che cosa intende per "giustizia"? la giustizia è compiere ciò che a Dio piace, è il suo progetto, è il suo modo di vedere, è la volontà stessa di Gesù, è il suo modo di essere, la comunione con lui. Chi è "giusto" nel linguaggio del Nuovo Testamento? Colui che è "giustificato", che è reso giusto, che è riconciliato con il Padre, colui che diventa figlio grazie alla comunione con Gesù Cristo, l’unico Figlio. Dunque, la "giustizia", nel linguaggio evangelico, corrisponde alla volontà di Dio.

Noi potremmo dire che dietro alla parola "giustizia" stanno le sette beatitudini, per cui, parafrasando, potrei dire: "Chi vive lo stile di vita proposto da Gesù finisce perseguitato". La "giustizia" è la "povertà in spirito"; è l’atteggiamento di chi lega rapporti forti, tali da poter portare afflizione, di chi si compromette; "giustizia" è mitezza; "giustizia" è il desiderio forte con cui si aderisce a Dio; "giustizia" è la misericordia, come misericordia è giustizia; "giustizia" è la purezza, la limpidezza, la sincerità del cuore; "giustizia" è sinonimo di pace.

(Don Claudio Doglio)


Riflessione sul termine GIUSTO. Essere nel giusto o sentirsi nel giusto.
Propongo la sinossi di un opera teatrale che propone con forza questo tema.

«I giusti» di A. Camus

Come dice il titolo, i membri della cellula rivoluzionaria, protagonisti dell'azione del dramma, si considerano «giusti», cioè votati alla giustizia; sono persone che si ritengono investite del compito storico di «fare giustizia», in una situazione di grave ingiustizia e oppressione.

Il riferimento all'autocrazia della Russia prerivoluzionaria dà una certa collocazione storica precisa al dramma, e lo carica così di concretezza e di potenza evocativa; ma è evidente che la situazione ha un valore emblematico universale. Del resto, l'azione stessa serve solo da occasione per le lunghe discussioni di natura essenzialmente etica di cui è intessuto il dramma. I protagonisti hanno l'aria di filosofi morali e paiono fungere più che altro da portavoce dell'autore, che personalizza in ognuno di essi le contrastanti istanze etiche che lo tormentano.

Nella cellula si delineano subito le due tesi opposte: Stepan, il più fanatico e il più duro del gruppo, profondamente segnato dall'odio per le torture subite dalla polizia zarista, sostiene che, quando si lotta per la giustizia, il fine per cui si combatte giustifica ogni mezzo: «Siamo qui per raggiungere il nostro scopo» (133). «Nulla di quanto è utile alla causa è proibito» (134).

Alla base di questa convinzione, così lucidamente spietata, c'è la terribile serietà dell'odio - «l'odio non è un gioco»

L'interrogativo del dramma: il terrorista è un giustiziere o un assassino? Qual è il confine tra la giustizia e l'ingiustizia nell'azione politica violenta?

Il problema viene quindi ripreso, allargato e approfondito nel corso di tutto il dramma. L'autore non propone una sua soluzione, si limita a descrivere, incarnandole nel contesto esistenziale dei protagonisti, le loro diverse istanze di soluzione, che sono poi, se non proprio la soluzione che egli non crede di possedere, le istanze da cui si sente insuperabilmente dibattuto e lacerato. E alla fine propone, una specie di via di fuga, che porta al di là della problematica propriamente morale in una sfera di atteggiamenti di natura in qualche modo religiosi.

A fare problema, dunque, non è soltanto l'idea di una giustizia a qualunque costo , ma l'idea stessa di giustizia e la possibilità di realizzarla attraverso la violenza rivoluzionaria e l'azione politica in generale, sempre contrassegnata da una qualche forma di violenza e di strumentalizzazione dell'uomo da parte dell'uomo.

L'interrogativo resta: è giusto uccidere (o fare comunque violenza all'uomo) per fare giustizia?


Tolstoj, Lev – Resurrezione

La storia narra la vicenda del giovane aristocratico Nehljudov che chiamato giurato in un processo, riconosce nell'imputata, la prostituta Katjusa Maslova, la giovane che anni prima lavorava presso delle sue zie e che aveva sedotto e poi abbandonato, causando così la rovina della ragazza.

Pentito decide di fare di tutto per aiutarla, rendendosi disponibile a sposarla e seguirla in Siberia, rifiutato si rifugerà nel Vangelo e incominciare una nuova vita.

“Non dormì tutta la notte, e come succede a molte e molte persone che leggono il Vangelo, capiva ora, per la prima volta, il significato di molte parole che aveva già lette prima, ma senza averne osservata tutta la portata.

Come la spugna che s’imbeva d’acqua, egli, ora, assorbiva in sé tutto il necessario, l’importante, il consolante che quel libro gli rivelava. E tutto ciò che leggeva gli pareva già noto, pareva confermare e dargli il significato vero di ciò che sapeva da molto tempo, ma di cui non aveva avuto la piena coscienza ed a cui non aveva creduto fino allora.

Ora invece capiva e credeva! E non solo capiva e credeva che, seguendo quei comandamenti, gli uomini possono raggiungere il sommo bene a loro concesso, ma capiva e credeva pure che ogni uomo non ha altro da fare che di seguire quei comandamenti, che in essi soli risiede l’unico senso ragionevole della vita umana, che il solo scostarsene è una colpa che si trascina dietro il castigo.

Questo risultava da tutta la dottrina ed era espresso con particolare forza ed evidenza nella parabola dei vignaiuoli. Costoro si erano immaginato che la vigna nella quale erano stati mandati dal padrone fosse la loro proprietà, che tutto ciò che vi si trovava fosse stato creato solo per essi, e che l’unica loro occupazione consistesse nel godere della vita, dimenticando il padrone ed ammazzando coloro che ricordavano loro quel padrone ed i loro doveri verso di lui.

«Ed è precisamente quello che facciamo,» pensò Niehliudof, «vivendo in questa sciocca sicurezza che siamo noi i padroni della nostra vita e che ci è stata data per goderne. Ed è questo, evidentemente, un controsenso. Se siamo su questa terra, è certamente per volontà di qualcuno, e con uno scopo qualunque. Intanto abbiamo deciso che viviamo solo per godere, ed è chiaro che ce ne troviamo male, come si trovarono i vignaiuoli, e che non adempiamo alla volontà del padrone. E la sua volontà è espressa in questi comandamenti. Basta che gli uomini li seguano – e sulla terra sarà fondato il Regno di Dio, e gli uomini avranno raggiunto il sommo bene di cui sono suscettibili.

Eccola, dunque, l’opera della mia vita! Appena finita l’una, ecco l’altra che incomincia!»

E, da quella notte, incominciò per Niehliudof una vita assolutamente nuova, non tanto perché entrò in condizioni nuove, ma perché tutto ciò che gli avvenne da quella notte ebbe per lui un significato assolutamente diverso da quello che aveva prima.

Come terminerà questo nuovo periodo della sua vita, lo mostrerà l’avvenire.

Mosca, 12 dicembre 1899.


Spunti per la Riflessione

  • Chi sono i giusti nella realtà che ci circonda?
  • Quale funzione ha la fede nel percorso verso la giustizia?
  • Quali comportamenti possono essere di aiuto verso i perseguitati?
  • Le forme di persecuzione che provocano maggiore sofferenza.