La Sorgente

Michel Quoist - preghiere


Incontro di Sabato 10 Gennaio 2015


Michel Quoist

Quoist

Nasce nel 1921

Lavora come fattorino a dodici anni a causa della morte precoce di suo padre.

Durante gli scioperi del 1936 appoggia le rivendicazioni della classe operaia.

Nel 1938, mentre partecipa come barelliere ad un pellegrinaggio a Lourdes, nasce la vocazione sacerdotale.

A pochi mesi dal suddiaconato, improvvisamente diviene quasi cieco; e quando, dopo inutili controlli in vari ospedali, si riteneva incurabile, di nuovo improvvisamente ricomincia a vedere.

Ordinato sacerdote nel 1947, continua gli studi in scienze sociali e politiche conseguendo il dottorato con una tesi su un quartiere popolare di Rouen dal titolo "La città e l'uomo".

Diviene vicario d'una numerosa parrocchia di Le Havre e coordinatore dei movimenti giovanili della sua regione.

Nel 1971 apre a Saint Cyrice nell'Aveyron un centro di accoglienza per giovani e adulti

Nel 1976 divenne responsabile delle vocazioni diocesane.

Nel 1988 divenne direttore della radio diocesana di Le Havre,

Muore nel 1997.


Amare

Amare

Signore, vorrei amare, ho bisogno d'amare.

Tutto il mio essere non è che desiderio: il mio cuore, il mio corpo, si protendono nella notte verso uno sconosciuto da amare. Le mie braccia brancicano nell'aria verso uno sconosciuto da amare.

Sono solo mentre vorrei essere due. Parlo e nessuno è presente ad ascoltarmi.

Vivo e nessuno coglie la mia vita. Perché essere così ricco e non aver nessuno da arricchire?

Ascolta, Mio caro, fermati,

Fai, in silenzio, un lungo pellegrinaggio fino in fondo al tuo cuore.

Cammina lungo il tuo amore nuovo, così come si risale un ruscello per scoprirne la sorgente.

E al termine, laggiù in fondo, nell'infinito mistero della tua anima turbata,

Mi incontrerai, perché io mi chiamo Amore piccolo, ed Io non sono altro che Amore, da sempre,

E l'amore è in te. Io ti ho fatto per amare, per amare eternamente.

Credimi, è un lungo tirocinio l'amore, e non vi sono diverse specie di amore:

Amare, vuol sempre solo dire abbandonare se stessi per darsi agli altri .....


L'amore non è già fatto, si fa

amoreFatto

Non è un vestito già confezionato,

ma stoffa da tagliare, preparare e cucire.

Non è un appartamento chiavi in mano,

ma una casa da concepire, costruire, conservare e, spesso, riparare.

Non è una vetta conquistata,

ma scalate appassionanti e cadute dolorose.

Non è un solido ancoraggio nel porto della felicità,

ma è un levar l'ancora, è un viaggio in pieno mare.

Non è un sì trionfale che si segna fra i sorrisi e gli applausi,

ma è una moltitudine di "sì" che punteggiano la vita,

tra una moltitudine di "no" che si cancellano strada facendo.

Non è l'apparizione improvvisa di una nuova vita,

perfetta fin dalla nascita,

ma sgorgare di sorgente e lungo tragitto di fiume

dai molteplici meandri, qualche volte in secca,

altre volte traboccante,

ma sempre in cammino verso il mare infinito.


Se la nota dicesse

guardaInAlto

Se la nota dicesse: non è una nota che fa la musica ...

non ci sarebbero le sinfonie

Se la parola dicesse: non è una parola che può fare una pagina ...

non ci sarebbero i libri

Se la pietra dicesse: non è una pietra che può alzare un muro ...

non ci sarebbero le case

Se la goccia d'acqua dicesse: non è una goccia d'acqua che può fare il fiume ...

non ci sarebbe l'oceano

Se il chicco di grano dicesse: non è un chicco di grano che può seminare il campo ...

non ci sarebbe il pane

Se l'uomo dicesse: non è un gesto d'amore che può salvare l'umanità ...

non ci sarebbero mai né giustizia né pace, né dignità né elicità nella terra degli uomini

Come la sinfonia ha bisogno di ogni nota

Come il libro ha bisogno di ogni parola

Come la casa ha bisogno di ogni pietra

Come l'oceano ha bisogno di ogni goccia d'acqua

Come la messe ha bisogno di ogni chicco

L'umanità intera ha bisogno di te, qui dove sei, unico, e perciò insostituibile


Non ho tempo

NonHoTempo

Sono uscito, o Signore. Fuori la gente usciva.

Andavano, venivano, camminavano, correvano.

Correvano i motorini. Correvano le macchine. Correvano i camion. Correva la strada.

Correva la città. Correvano tutti. Correvano per non perdere tempo.

Correvano dietro al tempo, per guadagnar tempo.

Arrivederci, signore, scusi, non ho tempo.

Ripasserò, non posso attendere, non ho tempo.

Termino questa lettera, perché non ho tempo.

Avrei voluto aiutarla, ma non ho tempo.

Non posso accettare.. per mancanza di tempo.

Vorrei pregare, ma non ho il tempo.

[...] Così gli uomini corrono tutti dietro al tempo, o Signore.

Passano sulla terra correndo, frettolosi, precipitosi.

E non arrivano mai a tutto, perché manca loro tempo.

Signore, io ho tempo. Tutto il tempo che tu mi dai.

Gli anni della mia vita. Le giornate dei miei anni. Le ore delle mie giornate.

Sono tutti miei. A me spetta riempirli, serenamente, con calma, ma riempirli tutti, fino all'orlo, per offrirteli, in modo che della loro acqua insipida Tu faccia un vino generoso,

come facesti un tempo a Cana per le nozze umane.

Non Ti chiedo questa sera, o Signore, il tempo di fare questo e poi ancora quello che io voglio, ti chiedo la grazia di fare coscienziosamente, nel tempo che tu mi dai, quello che tu vuoi ch'io faccia. In questo sta la felicità.


Signore, mi senti?

SignoreMiSenti

Soffro tremendamente. Asserragliato in me stesso, prigioniero di me stesso. Non sento che la mia voce, non vedo che me stesso, e dietro di me non v'è che sofferenza.

Signore, mi senti?

Liberami dal mio corpo, che è tutto brama, e tutto quello che tocca con i suoi innumerevoli grandi occhi, con le sue mille mani tese, è solo per coglierlo e cercare di calmare la sua i nsaziabile fame.

Signore, mi senti?

Liberami dal mio cuore, tutto gonfio di amore, ma, mentre credo di amare pazzamente, intravvedo rabbioso che ancora amo me stesso nell'altro.

Signore, mi senti?

Liberami dal mio spirito, pieno di se stesso, delle sue idee, dei suoi giudizi; non sa dialogare, perché non lo colpisce altra parola fuorché la sua.

Solo, mi annoio, mi detesto, mi disgusto, e mi rigiro nella mia sudicia pelle come il malato nel suo letto bruciante da cui vorrebbe scappare.

Tutto mi sembra brutto, mostruoso, senza luce, ... perché non posso veder nulla se non attraverso me.

Signore, indicami la mia porta, prendi la mia mano, Apri

Indicami la Via, la via della GIOIA, della LUCE.

Ma, o Signore, mi senti Tu?

Figliuolo, Io ti ho sentito.

Da tanto tempo spio le tue imposte chiuse, aprile, la Mia luce ti rischiarerà.

Da tanto tempo Io sono davanti al tuo uscio sprangato, aprilo, mi troverai sulla soglia.

Io ti attendo, gli altri ti attendono, ma bisogna aprire, ma bisogna uscire da te.

Perché rimanere prigioniero di te stesso? Sei libero. Non ho chiuso Io la tua porta, on posso riaprirla Io, ... perché sei tu dall'interno a tenerla solidamente sprangata.


Signore non sono capace

nonSonoCapace

Credo, Signore, che sarei capace di compiere una volta, qualche atto straordinario. Un'azione che impegnerebbe tutto me stesso, se fossi sconvolto da una sventura, colpito da un'ingiustizia, se uno dei mie cari fosse in pericolo...

Ma ciò che mi umilia e spesso mi scoraggia, e che non sono capace di donare la mia vita pezzo a pezzo, giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto, donare, sempre donare... e darmi!

Questo non posso farlo e tuttavia è certamente ciò che tu mi chiedi...

Figliolo, io non ti chiedo di riuscire sempre, ma di provarci sempre.

E soprattutto ascoltami, ti chiedo di accettare i tuoi limiti, di riconoscere la tua povertà e di farmene dono, perché donare la propria vita non vuol dire donare soltanto le proprie ricchezze, ma anche la propria povertà, i propri peccati.

Fa' questo, figliolo, e con i pezzi di vita sciupata, da te sottratti a tutti coloro che aspettano, colmerò i vuoti, dandoti in cambio la durata, perché nelle mie mani la tua povertà offerta, diventerà ricchezza per l'eternità.