La Sorgente

Beati gli afflitti


Incontro di Sabato 11 Ottobre 2014


Beati gli afflitti perché saranno consolati

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Gli afflitti sono coloro che mentre soffrono perché fanno l'esperienza della fragilità e della debolezza, sperano nel Signore. La sofferenza di per se non è una beatitudine: non si è beati perchè si soffre ma perchè accettando di soffrire, in un certo senso, si riceve consolazione.
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E' importante tuttavia sottolineare che l'afflizione non è una sofferenza soltanto fisica o morale, e non è neppure causata soltanto da particolari condizioni di precarietà di disagio o di difficoltà; essa è soprattutto una sofferenza di ordine spirituale, che scaturisce dalla coscienza del peccato ed è quindi strettamente connessa con il pentimento e con l'esigenza di purificazione e di espiazione. Proclamare beati gli afflitti significa dunque affermare che sono beati quanti soffrono nella consapevolezza di tutto il male che regna nel mondo e nel cuore di ogni uomo a causa dell'allontamento da Dio, fonte della vita e della gioia.

Da Beati i poveri... beati... Lectio divina sulle beatitudini. Anna Maria Cànopi



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Qui il paradosso è evidente più che mai; sono dichiarati beati, dunque felici, quelli che sono afflitti. Davvero in questo caso il messaggio delle beatitudini urta con forza la nostra saggezza umana, la nostra razionalità.
Va anche detto che questa beatitudine di apre a un orizzonte universale, quello di tutta l'umanità, perché in ogni temo e in ogni terra ci sono stati, ci sono e ci saranno uomini e donne che piangono. Proprio tale ampiezza di orizzonti spaventa e interroga i commentatori, che notano in questa parola di Gesù la mancanza di una portata religiosa, spirituale, la quale si evince solo dal contesto più generale delle beatitudini. Tuttavia a me sembra importante che proprio questa parabola di Gesù su quelli che piangono possa essere indirizzata ad ogni uomo che sia discepolo di Gesù o che non lo conosca, che sia credente o non credente : ogni uomo è interpellato da questa beatitudine perché ogni uomo conosce il pianto nella sua vita.
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Dobbiamo essere sinceri con noi stessi: nella sofferenza siamo tentati di diventare più attenti a noi stessi, più egoisti, siamo tentati di cercare una salvezza senza gli altri e magari a scapito degli altri. La sofferenza a volte abbrutisce, rende aggressive e ci fa assumere comportamenti che nella loro violenza, ci erano estranei in passato. La sofferenza è una prova terribile che nessuno di noi può sfuggire. Prima o dopo, e con diversa intensità, noi soffriamo e conosciamo l'esperienza dolorosa del lutto: soffriamo quando siamo separate dalla madre e, più in generale, quando dobbiamo lasciare qualcosa che ha rappresentato un valore positive nella nostra vita; soffriamo quando dobbiamo rinunciare ai sogni di felicità, quando perdiamo la salute, quando perdiamo chi amiamo; soffriamo quando invecchiamo e ci sfuggono le forze e il tempo; soffriamo quando la morte si avvicina e dobbiamo rinunciare a vivere. Sono tutte sofferenze necessarie, senza le quali non si cammina nella vita, sono sofferenze che dobbiamo attraversare e che provocano afflizione, pianto...
Le sofferenze di per sé non sono ne utili ne salvifiche, non sono automaticamente una forma di purificazione, un mezzo per diventare più buoni. Credo che in esse e attraverso di esse si giochi sempre la salvezza della nostra vita, la ricerca di senso: in particolare quando le sofferenze si abbattono come onde su di noi e sembrano sommergerci, proprio allora ci é chiesto di impegnarci ad amare e ad accettare di essere amati.

Le vie della felicità, Gesù e le beatitudini. Enzo Bianchi



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Gli afflitti della beatitudine , vittime di oppressione politico-economica, non vengono dichiarati beati in quanto oppressi, ma perché la loro oppressione terminerà. Gesù non intende sublimare la loro situazione di afflitti, ma assicurarli che saranno oggetto di un efficace azione consolatrice da parte di Dio, che annullerà la loro sofferenza, sopprimendo la causa che la provocava. Sarà questa la liberazione che farà sperimentare loro uno stato di grande felicità (beati). Le beatitudini non sono una consolante litania per confortare i tribolati dell'umanità, ma l'invito per tutti ad un fattivo impegno per eliminare le cause della sofferenza.

Padre dei Poveri. Le beatitudini di Matteo. Alberto Maggi


Proposte e spunti per la condivisione

  • Nella tua vita hai mai fatto esperienza della fragilità e della debolezza? In quale occasione?
  • Se l'afflizione fisica o morale non è considerata dall'autore motivo per considerarsi afflitti, ma nella riflessione sostiene che solo essere lontani da Dio è essere afflitti: concordi? Perché?
  • "quando le sofferenze si abbattono come onde su di noi e sembrano sommergerci, proprio allora ci é chiesto di impegnarci ad amare e ad accettare di essere amati", nella tua vita ti è mai successo di sperimentare questo?
  • A tuo avviso "l'invito per tutti ad un fattivo impegno per eliminare le cause della sofferenza" senti che è rivolto anche a te? Perché?