La Sorgente

Ritiro di Pasqua


Incontro di Sabato 12 Aprile 2014



Togliete quella pietra!


La resurrezione di Lazzaro

1Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. 2Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato».
4All'udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato». 5Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro. 6Quand'ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava. 7Poi, disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». 8I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». 9Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce». 11Così parlò e poi soggiunse loro: «Il nostro amico Lazzaro s'è addormentato; ma io vado a svegliarlo». 12Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se s'è addormentato, guarirà». 13Gesù parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno. 14Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!». 16Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
17Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro. 18Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia 19e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello. 20Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà». 23Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». 24Gli rispose Marta: «So che risusciterà nell'ultimo giorno». 25Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?». 27Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo».
28Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29 Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui. 30Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: «Va al sepolcro per piangere là». 32Maria, dunque, quando giunse dov'era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». 33Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: 34«Dove l'avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i Giudei: «Vedi come lo amava!». 37Ma alcuni di loro dissero: «Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?».
38Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. 39Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni». 40Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?». 41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. 42Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». 43E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».
45Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui.

(Gv 11,1-45)



Meditazione su Gv 11,1-45

L'episodio, dopo quello del cieco nato, che viene pure qui menzionato, vuole insegnarci in cosa consista la luce che Gesù porta: un nuovo sguardo sulla vita a sulla morte: "Io sono la risurrezione e la vita, chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno". Questo Vangelo ci introduce nella speranza della Pasqua. Ci svela il cuore della Pasqua: La morte è vinta!
La Croce, conseguenza logica della sequela di Cristo, non è dunque la fine. La fine di tutto è la vita dell'uomo e la gloria di Dio.

[1] Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. [2] Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato.

Quelle che sono conosciute dalla primitiva comunità cristiana sono le due donne; anche Lc 10, 38ss conosce Marta e Maria, ma non Lazzaro. In effetti, Lazzaro resta un personaggio in sottofondo, forse un simbolo di ciascuno di noi.
In poche righe il vocabolo "malato" (asthenòn) ricorre per ben tre volte, quasi a voler sottolineare l'estrema gravità delle condizioni di Lazzaro, che di lì a poco, infatti, morirà.

[3] Le sorelle mandarono dunque a dirgli: "Signore, ecco, colui che ami è malato".

Dicono "colui che tu ami" (hon phileis), come l'amore di Pietro: "Mi ami tu?"; come usa il Vangelo di Giovanni per il discepolo amato. Varie volte nel testo viene evidenziato l'amore di Gesù, come motivo del suo intervento. Nel v. 5 si ripeterà che Gesù "amava" (ēgapa) i tre fratelli (stessa espressione per il discepolo che Gesù amava, quindi sono termini scambiabili). Gesù, però, sembra non scomporsi più di tanto davanti alla notizia della "grave malattia" dell'amico e tergiversa, causando lo stupore dei suoi stessi discepoli.

[4] All'udire questo, Gesù disse: "Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato".

Undici volte nel testo appare il termine 'morte' (thánatos) oppure il verbo 'morire' (apothnéskó) per riferirsi alla morte definitiva, al termine della vita senza speranza, o senza altra speranza che la risurrezione della fine dei tempi. A questa morte parteciperà Gesù; infatti il termine si usa per la sua morte in Croce. Egli ha caricato infatti su di se tutta la negatività della morte e l'ha sconfitta. D'ora in poi, coloro che moriranno non avranno più da temere.
In contrasto con cotanta morte, appare subito qui il tema della gloria di Dio (doxan tou Theou), che tornerà più tardi: amore di Gesù e la bellezza della salvazione divina sono temi che dominano dall'alto un racconto che, a piè di terra, è fatto solo di morte.
Nelle parole di Gesù, che preannunciano il segno della resurrezione di Lazzaro, sono implicite anche la sua stessa morte e la sua resurrezione. Il Figlio di Dio annuncia la propria resurrezione mediante il richiamo alla vita dell'amico defunto e, paradossalmente, compiendo questo straordinario prodigio Gesù decreta anche la propria morte (cf. Gv 11, 47-53).

[5] Gesù amava a Marta, a sua sorella e a Lazzaro.
[6] Quand'ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava.
[7] Poi, disse ai discepoli: "Andiamo di nuovo in Giudea!". [8] I discepoli gli dissero: "Rabbì, poco fa i giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?". [9] Gesù rispose: "Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; [10] ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce".

Le parole di Gesù ai suoi, che sono impauriti, ribadiscono il messaggio centrale di tutto questo brano: chi cammina nella luce della fede nell'amore di Dio, non ha da temere la morte; chi, invece, cammina nel buio dell'incredulità, cammina verso la propria perdizione, inciampa nella pietra e cade nella morte.

[11] Così parlò e poi soggiunse loro: "Il nostro amico Lazzaro s'è addormentato; ma io vado a svegliarlo"

Gesù non parla di morte, ma di 'addormentarsi' (koimaó), allo stesso modo in cui si addormentò Stefano nel suo martirio (At 7, 60), e prima di lui i patriarchi: Davide, che si addormentò; i nostri Padri si addormentarono; i santi morti che risuscitano alla morte di Gesù; i morti in Cristo. Nel NT l'espressione si usa per riferirsi al morire dei giusti. Come ricorda la bella preghiera della Lettera agli Efesini 5, 14:

"Svègliati, o tu che dormi,
dèstati dai morti
e Cristo ti illuminerà".1

C'è nello stesso Vangelo un passo parallelo di questo, quando Gesù viene chiamato dal capo della sinagoga Giàiro, leggiamo:

"Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava. Entrato, disse loro: "Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme". Ed essi lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della fanciulla e quelli che erano con lui, ed entrò dove era la bambina. Presa la mano della bambina, le disse: "Talità kum", che significa: "Fanciulla, io ti dico, alzati!"" (Mc 5, 38-41 = Lc 8, 52-54).

Gesù annuncia un nuovo modo di vivere la morte. La buona notizia portata da Gesù è che la morte, non solo non interrompe la vita, ma è quello che le permette di fiorire in una forma nuova, piena e definitiva.

[12] Gli dissero allora i discepoli: "Signore, se s'è addormentato, guarirà".
[13] Gesù parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno.
[14] Allora Gesù disse loro apertamente: "Lazzaro è morto [15] e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!". […]

Gesù appare già come stizzito, loro non hanno capito niente, eppure, come si è visto negli esempi precedenti, l'espressione 'addormentarsi' per riferirsi alla morte era comune nel linguaggio del tempo. Tuttavia, loro resistono all'idea, non la vogliono affrontare, e soprattutto non la concepiscono se non in maniera negativa: la morte senza speranza.

[17] Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro.

Vediamo ora come l'evangelista presenta l'incontro di Gesù con la comunità, rappresentata dalle sorelle.

[18] Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia
[19] e molti giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello. [20] Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.

Maria sta, come nel passo del vangelo di Luca, seduta (ekathezeto) ai piedi di Gesù (Lc 10, 39), come in atteggiamento contemplativo, ascoltando il suo insegnamento. In effetti, Gesù stesso siederà al pozzo di Giacobbe per dare parole di vita alla donna samaritana; e siederà nel Tempio per insegnare, sia come dodicenne che da adulto.

[21] Marta disse a Gesù: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!

La prima reazione di una delle sorelle, Marta, è di rimprovero verso di lui. Avevano mandato a dire a Gesù che Lazzaro era malato e Gesù non si è mosso. Quindi, la prima reazione è di rimprovero, "Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto (apethanen)".

[22] Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà".

"Ma anche ora so - lei si rifà a quello che sa, alla tradizione - che qualunque cosa chiederai a Dio, Dio te la concederà". La fiducia di Marta in Gesù non è poi così grande; lei lo considera solo un bravo profeta. Infatti per parlare della preghiera di Gesù usa il verbo (aiteó) che in greco si usa per riferirsi alla supplica di un servo, o comunque di un inferiore di fronte al suo signore, mentre quando una richiesta è tra pari, si usa il verbo 'domandare'. Quindi lei pensa che Gesù sia inferiore a Dio, non ha capito che Gesù non è un semplice profeta, un servo fedele di Dio, che Dio stesso ascolterà per la sua virtù, ma in lui si manifesta la pienezza di Dio.

[23] Gesù le disse: "Tuo fratello risusciterà". [24] Gli rispose Marta: "So che risusciterà nell'ultimo giorno".

Marta replica seccata: "So che risorgerà (anastēsetai) nella risurrezione dell'ultimo giorno". Lei crede che la risurrezione sia alla fine dei tempi e quindi questo non porta consolazione o conforto a chi piange la persona amata. Ed ecco che Gesù cambia radicalmente il concetto della vita, il concetto della morte e il concetto della risurrezione.

[25] Gesù le disse: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se morrà, vivrà; [26] chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?".

Gesù le dice: "Io sono". 'Io sono' è il nome divino, ma è al presente, non dice 'io sarò'. "Io sono la risurrezione". La risurrezione non sarà in un futuro, come Marta crede, ma è presente con Gesù, perché Gesù dice: "Io sono la risurrezione e la vita" (egō eimi he anastasis kai he zōē). E poi, ecco l'importante dichiarazione di Gesù sulla vita e la morte: "Chi crede in me, anche se muore (apothanē), vivrà".
Quindi un discepolo, come Lazzaro, che ha dato adesione a Gesù, anche se adesso è morto, continua a vivere. Chi crede anche se muore, vivrà. E poi, rivolto alla comunità, che è viva, Gesù dichiara: "Chiunque vive e crede in me", quindi quelli che hanno dato adesione a lui, "non morrà in eterno".
Gesù viene a cambiare il concetto della vita e della morte. Il Signore non risuscita i morti, ma dona ai vivi una vita capace di superare la morte. La vita eterna non è più una speranza per il futuro, ma una certezza del presente. Quindi, di fronte a questo cambio radicale della vita e della morte, Gesù chiede a Marta: "Credi questo?", cioè, credi che chi mi da adesione ha una vita capace di superare la morte?

[27] Gli rispose: "Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo".

Ecco la confessione di fede che tutto cambia! Marta, finalmente, non dice "ora so", ma "credo", e dà la sua adesione alla Buona Notizia. "Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo".

[28] Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: "Il Maestro è qui e ti chiama".

Marta avvisa sua sorella 'di nascosto', 'segretamente' (lathra), allo stesso modo che Giuseppe, lo sposo di Maria, poiché era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziare la sua promessa sposa nel segreto; allo stesso modo in cui Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza dove era nato il Re dei giudei… Questo nascondimento suppone un pericolo, ed il pericolo c'era veramente. Il Sinedrio, racconta lo stesso Giovanni, aveva già deciso la scomunica per quanti riconoscessero in Gesù il Messia (cf. Gv 9, 22: i genitori del cieco nato tacciono proprio per paura di questa scomunica). Fintanto che la comunità crede che Gesù sia un profeta, un inviato da Dio, gode di simpatia nel popolo, anche tra i capi. Ma, quando riconosce che Gesù è l'Unto di Dio, è lì che incominciano i problemi. Questo dettaglio serve dunque a dirci che in Marta si è operato già un cambiamento. Nelle icone su questo mistero, vediamo sempre i giudei che si coprono la faccia per la puzza, in un atteggiamento sospettoso, mentre le sorelle sono ai piedi di Gesù o comunque in atteggiamento di fiducia nei suoi confronti.

[29] Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui.
[30] Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro.
[31] Allora i giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi [anestē] in fretta e uscire, la seguirono pensando: "Va al sepolcro per piangere là".

Gesù - afferma l'evangelista - "non era entrato nel villaggio". Il villaggio è sempre il luogo della tradizione, che fa fatica ad accogliere la novità portata da Gesù e, in questo villaggio, ci sono invece i giudei, i capi del popolo, che fanno il cordoglio funebre alle sorelle di Lazzaro per la morte del fratello.

[32] Maria, dunque, quando giunse dov'era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! [apethanen]".

Maria, sempre diversa dalla sorella, si getta ai piedi di Gesù; anche se formula lo stesso rimprovero di Marta, il suo atteggiamento è di fiducia e riverenza. Lei ha meglio capito che in Gesù c'è un mistero al di là della sua comprensione.

[33] Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i giudei che erano venuti con lei, sbuffò, si turbò e disse: [34] "Dove l'avete posto?".

Per i giudei e per le sorelle l'evangelista usa un verbo (klaió), che significa 'piangere a voce alta', esprimendo incontenibile dolore, come facevano le prefiche nei funerali in tutto il Mediterraneo e nel Prossimo Oriente coevo. Un pianto che indica dolore e disperazione, per una morte vista esclusivamente come separazione definitiva e priva di speranza.
Di fronte a questo atteggiamento, Gesù sbuffa. La traduzione comune dice "si commosse profondamente", ma non è questo che scrive Giovanni. L'evangelista usa un verbo (embrimaomai) che significa propriamente 'sbuffare', che esprime stizza, disappunto, un'eccitazione irata, non la commozione, il dolore o la partecipazione al dolore altrui. È il verbo con cui Gesù spesso ammonisce severamente i discepoli, lo stesso con cui i discepoli esprimeranno, pochi giorni dopo, la loro indignazione proprio nei confronti di Maria, durante l'unzione a Betania. Le sorelle e i giudei piangono ed è il pianto che significa disperazione per qualcosa che non c'è più. Gesù freme perché vede che la sua comunità la pensa esattamente come i suoi nemici, i giudei. Secondo l'evangelista quindi lo adira la fede insufficiente dei presenti, come si può dedurre dal commento malizioso dei giudei, che rimproverano Gesù, capace di guarire un cieco nato, di non essere stato in grado di salvare il suo amico; ma, così facendo, i giudei denunciano un sostanziale rifiuto a credere anche di fronte all'evidenza.
Quanto alle sorelle e ai discepoli, non hanno ancora compreso la novità che lui già aveva detto, che la vita che lui comunica è capace di superare la morte. Gesù già l'aveva detto: "Chi osserva la mia parola non morirà mai" (Gv 8, 51), ma ancora non è stato capito.
Dopo l'irritazione, prosegue Giovanni, Gesù si turbò (tarassó), si agitò. Il verbo esprime una commozione profonda, una specie di smarrimento di fronte ad una situazione incomprensibile o inattesa. Gesù impiegherà la stessa parola parlando di sé poco prima della sua passione: "Ora l'anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest'ora?" (Gv 12, 27). L'atteggiamento di Gesù qui è molto simile a quel passo in cui egli stesso, alla vista che i suoi discepoli non sono riusciti a guarire il ragazzo epilettico, esclama: "O generazione incredula e perversa! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi?" (Mt 17, 17). Di fronte all'incredulità dei giudei, alla disperazione delle sorelle, all'incapacità dei discepoli di capire che la morte non è l'ultima parola, Gesù si irrita e si sente come smarrito. Perciò la sua domanda "Dove l'avete posto?", ha il tono di un rimprovero: voi avete portato via Lazzaro, l'avete nascosto dal mondo dei vivi, perché non credete più nella vita, ma lui è solo addormentato, e ha solo bisogno di essere svegliato.

Gli dissero: "Signore, vieni a vedere!". [35] Gesù lacrimò.

L'evangelista usa due verbi greci differenti per descrivere il pianto di lamento di Maria e dei giudei e quello di Gesù. Abbiamo già visto che nel primo si può intuire il desolato sconforto della creatura umana di fronte alla tragica realtà della morte, che come un colpo di spugna spazza via un'intera esistenza destinandola all'oblio ed all'inconsistenza di un aldilà ricco d'incognite. Il secondo verbo (dakruó), quello applicato a Gesù, fa riferimento ad un pianto mesto, discreto, silenzioso, che non esprime disperazione, ma dolore sincero e solidale con il dolore altrui. In esso si possono coglier diverse sfumature psicologiche, sia nell'interpretazione dei giudei, convinti che Gesù pianga la morte di un amico assai caro ed amato, sia da parte di Gesù, rattristato in realtà per le tenebre dell'ignoranza e dell'incredulità che avvolgono l'uomo e per l'oscurità del destino mortale, da lui stesso condiviso.
Quando era ancora lontano, Gesù aveva dichiarato di essere contento per la morte di Lazzaro, perché così avrebbe avuto l'occasione di mostrare ai suoi discepoli il vero senso della morte. Ora, di fronte a tanta incredulità e al dolore delle persone che piangono il loro morto, Gesù si commuove sinceramente. Gesù non piange per il morto, ma per il dolore dei vivi.

Pietro Crisologo commenta: "[Gesù] disse "Lazzaro è morto, e io sono contento". Ma ecco che lacrima come i mortali, mentre però infonde ancora una volta lo Spirito della vita. (…) Cristo, la cui parola fa svegliare i morti per la vita eterna, non pianse nella desolazione della morte".2

Un'altra volta nel Vangelo, Gesù piangerà, e sarà per compassione per una città, Gerusalemme, che non ha saputo riconoscere l'ora della venuta del suo salvatore: "Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa, dicendo: "Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi"" (Lc 19, 41s).

[36] Dissero allora i giudei: "Vedi come lo amava! [ephilei come v. 3]". [37] Ma alcuni di loro dissero: "Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse? [apothanē]".
[38] Intanto Gesù, ancora stizzito [embrimaomai], si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra.

La rinnovata emozione di Gesù, che nel suo intimo freme di sdegno per l'incredulità dei giudei, si riferisce evidentemente al loro malizioso commento: "… non poteva anche far sì che questi non morisse?".
Conosciamo tutti il detto "mettere una pietra sopra", significa che è finito tutto. Sì, si risuscita l'ultimo giorno, ma non è certo una speranza. E qui ci sono tre verbi imperativi che Gesù comanda alla sua comunità e sono 'togliere', 'sciogliere' e 'lasciare andare'.

[39] Disse Gesù: "Togliete la pietra!".

Il primo "togliete la pietra". Siete voi che avete messo questa pietra che impedisce la comunicazione tra i morti e i vivi.

Gli rispose Marta, la sorella del morto: "Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni".

Marta è qui chiamata "la sorella del morto" (teteleutēkotos). È strano che l'evangelista ci ricordi che Marta è la sorella del morto e non di Lazzaro, perché è l'idea della morte che domina questa comunità. "Signore, manda già cattivo odore".
Una tradizione rabbinica ben attestata riteneva che la corruzione della morte iniziasse a essere effettiva sui cadaveri dopo il terzo giorno. Secondo questa concezione, l'anima del morto ritornava nella tomba per tre giorni, per poi entrare definitivamente nello sheòl, il regno dei morti, vagandovi come un'ombra per l'eternità, mentre il corpo andava incontro alla definitiva ed inarrestabile corruzione e decomposizione. La morte si considerava reale, definitiva pertanto, dopo il terzo giorno, quando iniziava ormai irreversibile la decomposizione del cadavere. Quindi nel quarto giorno, quando ormai lo spirito vitale del morto ha abbandonato per sempre il corpo ed è sceso nello sheòl, il cadavere era già in putrefazione e l'effetto della morte è la puzza. "E' lì da quattro giorni". Perciò Gesù risusciterà all'alba del terzo giorno (cf. Mt 28, 1; Gv 21, 4) e Paolo può proclamare che "colui che Dio ha risuscitato, non ha subìto la corruzione" (At 13, 37; cf. Sal 16, 10: "non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo santo veda la corruzione"; At 2, 27.31; 13, 34-37).

[40] Le disse Gesù: "Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?".

La gloria di Dio? (doxan tou Theou). Gesù, quando aveva chiesto a Marta se credeva le aveva chiesto "credi che chi vive e crede in me non muore?" Adesso invece Gesù dice: "Se credi vedrai la gloria di Dio". C'è un parallelismo tra credere e non morire e credere e vedere la gloria di Dio. Cosa significa questo? Che nella vita indistruttibile, che supera la morte, si manifesta la gloria di Dio. La gloria di Dio è una vita capace di superare la morte. E perciò è nell'uomo vivente che si manifesta la gloria del Signore: "La gloria di Dio è l'uomo vivente e la vita dell'uomo è la visione di Dio" (S. Ireneo, Adversus Haereses, IV, 20, 7). Nella vita piena dell'uomo si manifesta tutta la bellezza di Dio e del suo disegno di salvezza. (In effetti, sia nell'AT che nella letteratura intertestamentaria il concetto di gloria è legato a quello di bellezza e splendore).

[41] Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: "Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato.
[42] Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato".

La preghiera di Gesù, a differenza dell'idea che si era fatta Marta, è la preghiera fiduciosa di un figlio a suo Padre. In effetti, l'uso di Gesù di pregare a Dio chiamandolo 'Abba' è una completa novità rispetto alla spiritualità dell'AT e del giudaismo coevo. Così Gesù insegnerà i suoi discepoli a rivolgersi a Dio, dicendo Padre nostro… E di nuovo, nelle parole di Gesù avvertiamo la nota polemica: prego a voce alta perché questi increduli credano finalmente.

[43] E, detto questo, gridò a gran voce: "Lazzaro, vieni fuori!".

Gesù grida a gran voce; lui si rivolge ad un vivo: "Lazzaro, vieni fuori!", perché il regno dei morti non è il luogo per un discepolo di Gesù. Chi ha dato adesione a Gesù, ha lo spirito, e lo spirito è vita. E là dove c'è la vita, non ci può essere la morte.

[44] Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario.

Stranamente, mentre Gesù ha chiamato Lazzaro come un vivo, l'evangelista scrive: "il morto (tethnēkōs) uscì". Se è morto non può uscire, se è vivo non è più morto. Perché l'evangelista dice che il morto uscì? Perché si veda il contrasto fra ciò che Gesù fa e proclama - la vita del discepolo, che non è mai distrutta - e ciò che gli uomini fanno: hanno legato Lazzaro, piedi e mani, con le bende, in modo che non possa camminare, gli hanno coperto il volto, in modo che non possa vedere, hanno chiuso il tutto con una pietra, in modo che non possa più ritornare nel mondo dei viventi. La morte, senza la fede, è così: "Mi stringevano funi di morte, ero preso nei lacci degli inferi" (116, 3ab). La sorte dei morti - non così quella dei dormienti - è questa: tristezza, angoscia (cf. Sal 116, 3c), paralisi, incapacità di vedere la luce. Del malvagio dice il salmo: "Andrà con la generazione dei suoi padri, che non vedranno mai più la luce" (49, 20). Il giusto, colui che si addormenta nel Signore, può invece proclamare: "Hai preservato i miei piedi dalla caduta, perché io cammini alla tua presenza nella luce dei viventi, o Dio" (56, 14). Qui, al contrario, nella persona di Lazzaro, che i giudei hanno chiuso dietro una pietra, ci troviamo un morto che non può né camminare, né vedere la luce. Perciò è la comunità che deve cambiare l'immagine della morte e della risurrezione. Per loro Lazzaro è morto e finita la storia; per Gesù invece questo 'morto' deve uscire dal sepolcro per permettere poi a Lazzaro il vivente di essere presente nella comunità.

Gesù disse loro: "Scioglietelo

I giudei devono slegare (lysate) Lazzaro, perche sono loro che lo hanno legato nelle funi della morte, considerando la morte come un fatto irreversibile. Sciogliendo il morto è la comunità che si scioglie dalla paura della morte. La morte e il peccato camminano sempre della mano nella Scrittura. Perciò Gesù, quando darà agli apostoli il potere di cancellare i peccati parlerà di 'sciogliere': "tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo" (Mt 18, 18).

e lasciatelo andare".

L'ultimo comando di Gesù suona davvero strano; non dice "andiamogli incontro, accogliamolo, facciamolo venire". (Tra l'altro Lazzaro poi scompare e non dice neanche una parola né a Gesù, né alle sue sorelle). Gesù invece comanda: "Lasciatelo andare!" (aphete auton hypagein). Usa la stessa espressione che, proprio nel vangelo di Giovanni, utilizzerà Gesù, rivolgendosi a coloro che erano venuti a prenderlo nel cuore della notte, con pensieri di morte su di lui: "Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano" (Gv 18, 8). Egli assume su di se la morte (thánatos), e per i suoi discepoli sceglie la vita: "Lasciateli andare liberi".
Ma dove deve andare Lazzaro? Deve continuare il suo cammino verso il Padre. Il verbo 'andare' (hupagó) nel vangelo di Giovanni è usato per Gesù per indicare il suo itinerario verso il Padre: "Avete udito che vi ho detto: 'Vado e tornerò a voi'; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me" (Gv 14, 28).3
Cosa vuol dire l'evangelista attraverso queste immagini? Che è la comunità che deve liberarsi dall'idea della morte come fine della persona perché, fintanto che si piange una persona come morta, non la si può sperimentare come vivente. Allora bisogna sciogliere il morto, lasciarlo andare verso il Padre, dove Lazzaro già è, vivo, vivente più che mai.

[45] Molti dei giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui.



Note

1 Anche Apocalisse 14, 13 proclama: «Beati d’ora in poi, i morti che muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono».

2 Sermone 64: PL 52, 379.

3 Altri testi giovannei: «Gesù rispose: “Anche se io rendo testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove vengo e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado”. (…) Di nuovo Gesù disse loro: “Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire”. Dicevano allora i giudei: “Forse si ucciderà, dal momento che dice: Dove vado io, voi non potete venire?”» (Gv 8, 14. 21s). «Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio andava…» [si mette a lavare i piedi ai discepoli] (13, 3). «Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho già detto ai giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire. (…) Simon Pietro gli dice: “Signore, dove vai?”. Gli rispose Gesù: “Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi”» (vv. 33.36). «“E del luogo dove io vado, voi conoscete la via”. Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?” (14, 4s). «Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: Dove vai? (…) …quanto alla giustizia, perché vado dal Padre e non mi vedrete più» (16, 5.10).



Tempo di preghiera silenziosa

Hai sentito una gran voce: "Lazzaro, vieni fuori!", quando giacevi nel sepolcro; non, però, dopo quattro giorni, ma dopo molto tempo; e sei stato sciolto dai lacci delle tue bende di morte. Non morire di nuovo, e non vivere con quelli che abitano nelle tombe; non asfissiare te stesso con i lacci dei tuoi peccati; perché non è sicuro che tu possa alzarti ancora dalla tomba fino all'ultima e universale risurrezione, che porterà in giudizio ogni opera, non per essere guarita, ma per essere giudicata, e per dare conto di tutto ciò di cui nel bene o nel male hai fatto tesoro. (…)
Se sei sordo e muto, lascia che la Parola risuoni nelle tue orecchie, o meglio tieniti stretto Colui che l'ha fatta risuonare. Non chiudere le orecchie all'istruzione del Signore e al suo consiglio. Se sei cieco e senza luce, lascia che i tuoi occhi siano illuminati, affinché tu non ti addormenti nella morte. Nella luce di Dio vedi la luce, e nello Spirito di Dio sii illuminato dal Figlio, poiché Loro sono Triplice e indivisibile Luce. Se tu accogli la Parola intera, porterai alla tua anima tutti i poteri di guarigione di Cristo. Curati soltanto che, così come con la tua purificazione ti sei guadagnato l'inimicizia del Maligno, tu non sia di nuovo a guadagnarti la vergogna del peccato. Curati soltanto che, così come hai gioito e sei stato innalzato oltre misura dalla benedizione, tu non cada ancora una volta per l'orgoglio. Sii soltanto diligente per la tua purificazione, metti sul tuo cuore "le vie che salgono verso il Signore", e conserva con ogni diligenza il perdono che gratuitamente hai ricevuto, poiché, mentre la remissione viene da Dio, la sua conservazione può venire da te anche.

(Gregorio di Nazianzo, In sanctum baptisma, XXXIII.XXXIV)



Orazione comune, spontanea e recitata

Tutti:

Gesù, Fratello nostro,
Noi siamo malati, viviamo tante volte senza speranza,
Risollevaci da tutte le nostre tristezze, dalla nostra debolezza, dallo scoraggiamento.
Liberaci dall'idea della morte come fine della persona.
Gesù, Fratello nostro,
Tu ci dici che la nostra malattia non è per la morte;
La morte, Signore, te la sei caricata tu sulla Croce, affinché noi possiamo vivere.
Gesù, Fratello nostro,
Tu ci ami, come hai amato Marta, Maria e loro fratello Lazzaro.
Insegnaci ad amare, con lo stesso amore che hai preteso da Pietro,
Con l'amore del tuo discepolo amato,
E mostraci la via perché questo amore lo sappiamo estendere ai nostri fratelli.
Gesù, Fratello nostro,
Piangi per noi, lavaci con le tue lacrime.
Non permettere che subiamo la corruzione del sepolcro,
Toglie la pietra da sopra le nostre vite,
Scioglie la nostra paura, perdona i nostri peccati,
Lasciaci andare verso il Padre, verso i fratelli, per costruire il Regno di Dio sulle tue orme.
Gesù Fratello nostro,
Tu ci chiami alla vita,
Tu ci svegli perché siamo illuminati, per fiorire nell'amore,
Tu ci inviti a credere in te per avere dentro di noi la vita eterna, quella che mai perisce.
Dacci la fede, toglici la paura di confessarti come il Cristo, il Figlio di Dio.
Dona a noi vivi una vita capace di superare la morte,
Fa che nella nostra vita risplenda tutta la bellezza della Gloria di Dio, tuo Padre.
A Lui ora, secondo la tua parola e con il tuo permesso, noi osiamo dire:

Padre, unico Signore nostro,
Che tutti ti conoscano come Padre.
Si estenda la tua paternità.
Il tuo progetto di salvezza si realizzi in tutta la creazione.
Dacci sempre Gesù come pane di vita.
Condona i nostri debiti come noi li condoniamo ai nostri debitori.
Non farci soccombere nella prova.
Liberaci dall'ambizione del potere.
Perché tuo è il Regno, il potere e la gloria
Per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Sacerdote:

Guardiano della vita, Tu chiami un morto come se fosse soltanto uno che dorme. Con una sola parola, tu hai squarciato le viscere dell'inferno e hai risuscitato colui che cantava: "Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri!". A me, affogato per i lacci dei miei peccati, rialzami e io ti canterò: "Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri!".

(Giovanni Damasceno, Triade dei mattutini del sabato di Lazzaro, Oda 7.)