La Sorgente

Il coraggio di osare


Incontro di Sabato 8 Marzo 2014


Il coraggio di osare: uscire verso le periferie esistenziali

Cosa ci viene in mente, se sentiamo la parola "periferia"? Molto spesso, ad una città. Una realtà, cioè, composta da un centro, normalmente abitato da persone economicamente più o meno elevate, ed una periferia, normalmente, abitata da persone di basso rango sociale. Spesso e volentieri "periferia" è sinonimo di degrado, di aberrazione sociale, di ghettizzazione, di allontanamento e di esclusione. Qualcosa, che si preferisce non vedere. Una realtà, di cui si preferisce ignorare l'esistenza. Si pensino, ad esempio, a quartieri come "Scampia" a Napoli, o "Tor Bella Monaca" a Roma, entrambe sede di delinquenza e disagio.

Perché, allora, il nostro Papa, Francesco Primo, menziona il concetto di "periferia esistenziale"? Chi è che deve avvicinarsi verso tale realtà? Chi è che deve abbandonare il centro, per intraprendere un eroico e coraggioso viaggio, verso situazioni dolorose ed aberranti? Il santo padre risponde: la Chiesa.

Quale deve essere, dunque, l'atteggiamento di quest'ultima, secondo il Pontefice? La Chiesa non deve limitarsi puramente ad accogliere le persone, ma deve invitare ad entrare tutti quelli che rifiutano di farlo, o che non ne hanno interesse 1. La chiesa, dunque, non deve chiudersi in se stessa, continuando a rimanere solo e soltanto una "stanza chiusa" 2, dentro cui, prima o poi, l'aria si condenserà a tal punto da emanare un cattivo odore. Tutti quelli che fanno parte della Chiesa, dunque, non devono rimanere chiusi nel proprio passato 3, con la " sicurezza dottrinale " di poterlo recuperare in un modo o nell'altro, perché recuperare il tempo perduto, è cosa impossibile; ma, come è scritto, in una maniera molto esplicita, nella Veglia di preghiera del diciotto maggio del duemilatredici, la Chiesa deve, invece, "uscire da se stessa", allontanandosi proprio verso quelle realtà, per l'appunto le "periferie esistenziali", in cui c'è principalmente solitudine 4. Il Pontefice cita, come esempio, il passo, tratto dal Vangelo di Marco, in cui Gesù esorta, quelli che diventeranno i suoi Apostoli, ad andare a predicare il Vangelo 5. Come si può capire, persino Gesù ha invitato gli altri non a chiudersi, ma ad aprirsi, non all'egoismo, ma alla condivisione. Nella stessa maniera in cui, continua il Cardinale argentino, Gesù bussa costantemente alle nostre porte 6, e chi non ha paura di aprire la porta di casa ad uno sconosciuto (dobbiamo immaginare Gesù come una persona a noi sconosciuta), chi ha questo coraggio, sarà premiato.

Ma chi sono, tutti quelli verso cui la Chiesa si deve avvicinare? Il Santo Padre risponde con una frase, a mio avviso particolarmente significativa: verso tutti coloro la cui vita è " stata un disastro ", la cui vita è " distrutta dai vizi ", come la " droga ", ad esempio o da " qualunque altra cosa 7.

Da qui, una domanda: che cos'è, allora, la "periferia esistenziale"? Da quanto detto, non è semplicemente, la realtà urbana, ovvero, ciò che la parola "periferia" richiama. E la persona, verso cui ci si deve avvicinare, non è, dunque, chi ha problemi economici. Ma per "periferia" si intende quell'essere umano che vive una vita, lontana dalla Chiesa, soprattutto lontana moralmente, più che fisicamente. La Chiesa, infatti, ha spesso relegato allo stato di "periferia esistenziale" quelle persone, che facevano, a suo avviso, "scelte di vita" lontane dalla morale che lei stessa ha dato: prostitute, omosessuali, divorziati, madri single, donne che hanno abortito, tossici. Ed è proprio a questo genere di persone, infatti, quelli verso cui, a detta del Pontefice, la Chiesa si dovrebbe indirizzare.

Nei passi, presi in esame, personalmente ho notato che il Papa si rivolga alla Chiesa. Ma questo discorso può essere esteso anche ad ognuno di noi? Quante volte, allontaniamo dalla nostra vita persone, che consideriamo "diverse", ma non perché possano farci del male o possano farci stare male, ma soltanto perché hanno fatto scelte che noi consideriamo "moralmente" sbagliate? Quante volte, infatti, noi stessi omosessuali siamo stati relegati ad uno stato di "periferia"? E quante altre volte, invece, anche noi stessi omosessuali abbiamo fatto altrettanto con chi pensiamo viva in una maniera eticamente scorretta, senza che questi, però, faccia del male a qualcuno in particolare, ma perché pensiamo lo faccia a Dio?

Personalmente, io penso che oltre agli scritti di José Bergoglio, si possa prendere, come riferimento, la stessa vita di Gesù Cristo: lui, tra l'altro, si è sempre rivolto a quelli delle "periferie esistenziali", facendo entrare nella sua "squadra dei discepoli", una donna, che, per la professione che faceva, quella più antica del mondo, veniva spesso emarginata ed allontanata: Maria Maddalena. Una persona che viveva, per l'appunto, nelle periferie esistenziali, proprio perché persona da escludere dalla vita di ognuno, in quanto moralmente "sporca". Eppure lui non l'ha additata solo perché è una che prestava il suo corpo dietro compenso. Anzi, le ha subito aperto le braccia.

Nel Discorso ai partecipanti al Congresso Internazionale sulla Catechesi, del settembre del duemilatredici, il Santo Padre si rivolge ai catechisti, ovvero a coloro che hanno la missione di predicare il Vangelo. Il catechista, come sostiene, deve essere " creativo " ed " accogliente ", come lo è sempre stato Dio 8.

Ma cosa deve fare, dunque, il/la Catechista? Il Pontefice sostiene che, lui debba aprirsi, debba avere coraggio di " cambiare ". Ma cambiare cosa? Cambiare metodo di divulgazione della fede. Un metodo "innovativo", un metodo che denoti voglia di innovazione e non di chiusura. Cambiare perché? Proprio perché cambiano le circostanze e per evitare che, da parte del/la catechista ci sia un "incartapecorirsi", un chiudersi. Proprio per avvicinarsi alle "periferie esistenziali".


Citazioni

1 Chi se n'è andato, a volte lo ha fatto per ragioni che, se ben comprese e valutate, possono portare a un ritorno. Ma ci vuole audacia, coraggio.
2 Pensate ad una stanza chiusa per un anno; quando tu vai, c'è odore di umidità, ci sono tante cose che non vanno. Una Chiesa chiusa è la stessa cosa: è una Chiesa ammalata. La Chiesa deve uscire da se stessa.
3 Chi oggi cerca sempre soluzioni disciplinari, chi tende in maniera esagerata alla "sicurezza" dottrinale, chi cerca ostinatamente di recuperare il passato perduto, ha una visione statica e involutiva. E in questo modo la fede diventa una ideologia tra le tante.
4 In questo momento di crisi non possiamo preoccuparci soltanto di noi stessi, chiuderci nella solitudine, nello scoraggiamento, nel senso di impotenza di fronte ai problemi.
5 14
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio,
15
e diceva: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo".
14
Postquam autem traditus est Ioannes, venit Iesus in Galilaeam praedicans evangelium Dei
15
et dicens: " Impletum est tempus, et appropinquavit regnum Dei; paenitemini et credite evangelio ".
Citazione
6 19
Io, tutti quelli che amo, li rimprovero e li educo. Sii dunque zelante e convèrtiti.
20
Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me.
21
Il vincitore lo farò sedere con me, sul mio trono, come anche io ho vinto e siedo con il Padre mio sul suo trono.
22
Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese"".
19
Ego, quos amo, arguo et castigo. Aemulare ergo et paenitentiam age.
20
Ecce sto ad ostium et pulso. Si quis audierit vocem meam et aperuerit ianuam, introibo ad illum et cenabo cum illo, et ipse mecum.
21
Qui vicerit, dabo ei sedere mecum in throno meo, sicut et ego vici et sedi cum Patre meo in throno eius.
22
Qui habet aurem, audiat quid Spiritus dicat ecclesiis ".
7 Io ho una certezza dogmatica: Dio è nella vita di ogni persona, Dio è nella vita di ciascuno. Anche se la vita di una persona è stata un disastro, se è distrutta dai vizi, dalla droga o da qualunque altra cosa, Dio è nella sua vita.
8 Per rimanere con Dio bisogna saper uscire, non aver paura di uscire.