La Sorgente

La Solidarietà


Incontro di Sabato 11 Gennaio 2014




  • Ama il prossimo tuo come te stesso
  • Non si ama Dio se non si ama il prossimo
  • Dio pone l'uomo come attore della solidarietà
  • La solidarietà non è elemosina, ma condivisione.

Nella parabola della moltiplicazione dei pani, c'è un'espressione di Gesù che colpisce sempre: "voi stessi date loro da mangiare" (Lc 9,13). Chi sono coloro a cui dare da mangiare? E' la folla. L'invito di Gesù nasce da due elementi: dalla folla e dalla preoccupazione dei discepoli, che vorrebbero congedare la folla: "che ognuno pensi a se stesso". Quante volte noi cristiani abbiamo questa tentazione! Non ci facciamo carico delle necessità degli altri, congedandoli con un pietoso: "che Dio ti aiuti", o con un non tanto pietoso: "felice sorte". "Voi stessi date loro da mangiare". Ma come è possibile che siamo noi a dare da mangiare ad una moltitudine? "Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente". (Lc 9,13). Gesù non si scoraggia: chiede ai discepoli di far sedere la gente in comunità di cinquanta persone. E' un momento di profonda comunione. Da dove nasce la moltiplicazione dei pani? La risposta sta nell'invito di Gesù ai discepoli "voi stessi date…", "dare", condividere. I discepoli sono smarriti di fronte all'incapacità dei loro mezzi, alla povertà di quello che possono mettere a disposizione, nonostante ciò fanno accomodare la gente e distribuiscono quello che hanno. Una parola chiave di cui non dobbiamo avere paura è "solidarietà", saper mettere, cioè, a disposizione di Dio quello che abbiamo, le nostre umili capacità, perché solo nella condivisione, nel dono, la nostra vita sarà feconda, porterà frutto. Bisogna "ripensare la solidarietà" non più come semplice assistenza nei confronti dei più poveri, ma come ripensamento globale di tutto il sistema, come ricerca di vie per riformarlo e correggerlo in modo coerente con i diritti fondamentali dell'uomo, di tutti gli uomini. A questa parola "solidarietà", non ben vista dal mondo economico - come se fosse una parola cattiva -, bisogna ridare la sua meritata cittadinanza sociale. La solidarietà non un atteggiamento in più, non è un'elemosina sociale, ma un valore sociale. E ci chiede la sua cittadinanza. Allora qual è il prossimo che ciascuno deve amare come se stesso: è quello che si trova in miseria ed è bisognoso del nostro aiuto. (Omelia del giorno del Corpus Domini).

Nella parabola il Samaritano rimane senza nome. Non sappiamo chi sia. Incontra un ferito e pensa: questo poveretto è un uomo … ogni uomo che per qualche ragione cade in disgrazia si trova vittima di una violenza non voluta e totalmente subita. "ne ebbe compassione …". La compassione è quel sentimento che porta a condividere la pena di chi soffre, anche se la storia e le ragioni della sofferenza diverse e sconosciute. Non c'è umanità possibile senza la compassione, il meno sentimentale dei sentimenti, il meno zuccheroso, il più concreto: prendere su di me il destino dell'altro. Non è spontaneo fermarsi. La compassione non è un istinto, ma una conquista. Il racconto di Luca mette in fila dieci verbi per descrivere la solidarietà: lo vide, si mosse a pietà, si avvicinò, scese, versò, fasciò, caricò, lo portò, si prese cura, pagò … fino al decimo verbo: al mio ritorno salderò …

La solidarietà è condividere quello che abbiamo e quello che siamo.

Non si tratta di fare elemosina (rimane uno in alto che ha e da, e uno in basso che riceve) ma di diventare fratelli. L'altro, mio fratello ha diritto quanto me. Non viene chiesto di spogliarsi ma di vestire gli altri. Si chiede di diminuire il tuo livello di vita per permettere a quello che l'hanno troppo basso di innalzarlo un po'. I mezzi di comunicazione mettono tutti noi sulla stessa strada dei tanti poveri del mondo che scappano dalle guerre e dalle povertà più assurde, eppure ci stiamo abituando all'indifferenza, passando "oltre" con la mente, con il cuore e poi con i fatti. Il Samaritano, con la sua compassione e con il suo impegno concreto nel prendersi cura di quest'uomo, sta lì a risvegliarci da questa nostra indifferenza che ci rende complici dei briganti. La mistica Etty Hillesum nel suo meraviglioso diario dice: "Non saremo noi, o Signore, un giorno a chiamarti in causa e dirti: "dove eri Tu?", ma sarai Tu un giorno a chiamarci in causa e dirci: "dove eri tu o uomo?"". Ma perché Dio non interviene lui a salvare quest'uomo? Dio interviene sempre, ma lo fa attraverso i suoi figli, attraverso di me. La Sua risposta al dolore del mondo sono io, inviato con le braccia aperte. Dalla parte del ferito l'esperienza di essere stato amato gratuitamente, anche una sola volta della vita, riempie di senso per lungo tempo la vita, risana in profondità chi ha subito violenze e si è sentito calpestato nell'anima. Cosa succede quando non si fa l'esperienza del ricevere gratuitamente? Succede che si cresce fisicamente ma non interiormente. Quindi chi è il mio prossimo? Gesù risponde: il tuo prossimo è chi ha avuto compassione di tè. Allora ama il prossimo tuo, ama i tuoi samaritani, quelli che ti hanno salvato, rialzato, che hanno pagato. Impara l'amore dall'amore ricevuto.
"Non nel disimpegno, nel chiamarsi fuori, ma nella tenace, umile, quotidiano lavoro che si prende cura della terra e delle sue ferite, degli uomini e delle loro lacrime. Scegliendo sempre l'umano contro il disumano (Turoldo)".


Spunti di Riflessione

  • Chi è il mio prossimo?
  • Di fronte al prossimo qual è il mio atteggiamento?
  • Per essere solidale bisogna fare grandi cose, cioè essere un volontario, facendo parte di qualche associazione ?
  • Quale atteggiamento teniamo verso quelle persone che vivono la nostra stessa condizione?