La Sorgente

Vicini e Lontani


Incontro di Sabato 22 Giugno 2013



Vicini e Lontani

Che cosa viene in mente, se sentiamo la parola "vicino"?

  • Non lontano nel tempo o nello spazio:
    Il vicino, come quello che siede accanto a me; Il mio vicino di stanza;
  • Chi abita vicino casa:
    Il mio vicino;
  • L'avverbio di luogo:
    Anagnina è vicino a Ciampino.

Invece, che cosa ci viene in mente, se sentiamo la parola "prossimo"?

  • Intendiamo qualcosa di molto vicino nello spazio:
    " Piramide! Prossima fermata: Garbatella …! ";
  • Il più vicino nel tempo futuro:
    " Prossimamente, su questi schermi, andrà in onda .. " ; Le prossime elezioni; La prossima volta; La città è prossima alle votazioni comunali;
  • L'insieme degli uomini, dato che sono simili a ciascuno di noi:
    Il concetto di "prossimo" di Cristo.

Mentre, se sentiamo la parola "altro"?

  • Diverso o differente:
    " Ne parleremo in un altro momento "; Abito in un altro palazzo;
  • Ulteriore, nuovo:
    " Un altro caffè, per favore! ";
  • Rimanente:
    Gli altri piatti sono nella credenza;
  • Varie ed eventuali …

Angelo Casati accomuna queste tre parole rendendole quasi un "sinonimo".

In primo luogo, Casati si sofferma sul legare la parola "altro" alla parola "diverso". Infatti, secondo il Sacerdote, con il termine "altro", si indica tutto ciò che è, per l'appunto, "diverso", secondo l'etimologia della parola ("altro" viene dal latino alius, termine, da cui, tra l'altro, vengono le parole "alieno", "alienazione", "alienante"…).

Eppure Casati sostiene come ognuno di noi, sia da ritenere un << diverso >> [C.1]. Diverso, come spiega lo stesso Sacerdote, dato il fatto che chiunque è differente da me.

Tra una persona ed un'altra, a prescindere che esso sia esso il nostro vicino di casa, il nostro collega di lavoro, il nostro compagno di studi - spiega - << c'è una distanza da colmare >>, quasi come se fossimo, effettivamente vicini o lontani. Ognuno di noi recepisce l'altro come il "diverso" da se stesso. Quasi come se ognuno di noi fosse un mondo a sé, nei confronti dell'altro. Però, dice il Sacerdote, non è "l'altro" ad essere "diverso", ma siamo NOI che lo recepiamo come tale [C.2].

Questo stesso concetto è ribadito anche da Maria Teresa Milano, Giorgio Sommigal e Carlo Vercelli, autori del libro: per un pubblico infantile: "Come (non) si diventa razzisti?" Secondo loro, infatti, una delle caratteristiche di noi umani è quella di pensare e, soprattutto di pensarci, per categorie contrapposte:
1) Noi/Loro; 2) Vicino/Lontano; 3) Individui/Razze; 4) Amico/Nemico; 5) Uguale/Diverso.



Vicini

Ora, analizziamo nel dettaglio chi sono i nostri vicini.

La Bibbia sembra rivoluzionare, in un certo qual modo la figura del "vicino" e del "lontano", evidenziando come anche una qualsiasi persona "lontana" da noi per popolazioni, usi, costumi e quant'altro, possa essere, in realtà vicina. Nella fattispecie, Casati fa l'esempio della parabola del buon Samaritano, che, come dice l'Autore <<fa pulizia di tante nostre parole vuote, cui non seguono i fatti, ma disegna anche un nuovo modo di concepire il vicino, il prossimo e il lontano >>. Questa parabola si conclude con una domanda: << E chi è il mio prossimo? >> (Lc 10, 29) [C.3]. Attraverso questo passo noto, Gesù, sostiene il Sacerdote, dice che ognuno di noi, debba farsi "prossimo" [C.4].

Casati prova a dare una risposta, in un certo qual modo, e riprende, soprattutto le parole di Gesù Cristo: "Fatti vicino, perché Dio si è fatto vicino, fatti vicino come Dio, in Gesù di Nazaret, si è fatto vicino", sostenendo, dunque, come Dio voglia non l'esclusione ma l'inclusione, di ognuno di noi [C.5].

Maria Teresa Milano, Giorgio Sommigal e Carlo Vercelli sostengono che ognuno di noi non possa vivere senza gli altri, in quanto l'uomo ha bisogno di identificarsi con qualcuno, oltre al fatto che ha bisogno di scambiare delle relazioni sociali [C.6]. Secondo gli autori, "Vicino" è tutto ciò che ci da un senso di sicurezza, dal momento che riguarda tutto ciò che noi conosciamo: se un caro amico, che vive a migliaia di chilometri di distanza non ci incute nessun sentimento negativo, è pur vero, al contrario, che tutto ciò che è distante da noi ci fa paura e, di conseguenza, è facile recepire tutto ciò che è distante da noi, come "diverso" e lo recepiamo come tale in quanto siamo ignoranti, nel senso che "non conosciamo" l'altro [C.7]. Nei confronti di chi noi reputiamo "vicino", ognuno di noi ha un senso come di "eguaglianza", come di "solidarietà", di "sicurezza".

- In conclusione: "Vicino" è tutto ciò che noi umani avvertiamo come simile a noi e di cui noi non abbiamo paura. Spesso e volentieri, ciò di cui si ha paura è qualcosa che non si conosce, che non appartiene al nostro modo di vivere o al nostro modo di pensare. In passato - anche se questo modo di pensare persiste ancora, in alcuni paesi o anche nello stesso Sud d'Italia - anche la donna "sapiente" era considerata qualcosa di cui avere paura, soprattutto da parte degli uomini. Oggigiorno, questo discorso, a mio avviso, si può estendere a tutti quei tipi di persone che non si conoscono o di cui si hanno pregiudizi: transessuali e transgender, sadomasochisti (non criminali, ovviamente), tossici, alcolizzati, malati di mente.


Lontani

Si può essere lontani in varie modalità:

  1. Per piacere e diletto: vacanze, viaggi studio…;
  2. Per lavoro: anche più diversificate: 1) business; 2) lavoro ordinario; 3) situazioni dipsarate…;
  3. Per scelta o paura;
  4. In modo definitivo: malattia o addirittura un lutto (mai più insieme per sempre?!?)

Nel testo, l'Autore ti suggerisce un modo di essere lontani che è quasi modalità: esistono distanze che vanno custodite (tradizioni, usanze, costumi) Altre sono, invece, barriere vere e proprie figlie dei nostri limiti: non accoglienza ma, soprattutto, non comprensione, quindi non ascolto. In una parola, o meglio due: pre-giudizio. Alla diversità, bisogna avvicinarsi con semplicità ed umiltà, come Gesù, con la samaritana al pozzo di Sicar. Per comprendere, occorre farsi piccoli, esternarsi dal giudizio e guardare l'insieme. Per esempio: la cattedrale, prima e l'ultima panca. Se ti trovi sulla prima panca puoi non vedere la profondità, i giochi di luce attraverso i vetri, ascoltare le note dei canti espandersi… Cosa favorisce la lontananza: l'ignoranza, il pregiudizio, la paura, una visione ristretta e l'egoismo, forse indirettamente anche i problemi, le ristrettezze economiche… A ravvicinare le distanze, comunque, si è sempre in tempo, magari per le grandi situazioni, ci vogliono anni, per vedere cambiamenti!

Lontani da Dio o ancora Dio lontano da noi. Lontani da Dio per pigrizia, disaffezione, o perché presi da altre cose? O Dio lontano da noi: quel " mezzo angolo di cielo da dove guardi noi, quel mezzo angolo del cielo che è solo per gli eroi, ma noi non siamo così, dobbiamo vivere " per citare i versi di una canzone di una famosa cantante italiana. Un sacerdote, un giorno, mi disse: a te tocca vivere!!!

Lontani rimanda al concetto di "altri". Ma non è forse vero che " gli altri siamo noi ", come recitano i versi di un'altra canzone italiana?


Spunti di Riflessione
  1. Proprio noi omosessuali/lesbiche, che siamo i primi a lottare contro la fobia dovuta dal non conoscere e che, soprattutto, vogliamo essere considerati dei "vicini", siamo proprio sicuri, personalmente, che anche noi abbiamo la capacità di sentire altre persone (tipo zingari, o altri tipi di persone) come "vicini"? Oppure anche noi siamo persone che, a nostra volta, allontanano?
  2. Abbiamo mai allontanato Dio da noi? Lo abbiamo mai sentito lontano da noi?

Citazioni

C.1

Ma ogni uomo e ogni donna, ogni creatura porta iscritto il nome "diverso", diverso da me. E dunque, come mi affaccio all'altro, chiunque sia, vicino o lontano, in casa o fuori casa, entra in gioco, anche se non ne sono cosciente, il mio rapporto con la diversità.

(Angelo Casati - Ospitando Libertà, pag. 81)

C.2

Dentro o fuori, ne siamo coscienti o no, è in gioco il nostro connaturato modo di affacciarci all'altro. Nei confronti dell'altro, c'è una distanza da colmare o per lo meno da accorciare: è alluso anche nelle parole i "vicini", i "lontani". Spesso usiamo questi termini come una categoria che chiude per sempre alcuni nella vicinanza e altri nella lontananza. Territori distanti.

(Angelo Casati - Ospitando Libertà, pag. 81-82)

C.3

ἄνθρωπός τις κατέβαινεν ἀπὸ  Ἱερουσαλὴμ εἰς  Ἱεριχώ, καὶ λῃσταῖς περιέπεσεν· οἳ καὶ ἐκδύσαντες αὐτὸν καὶ πληγὰς ἐπιθέντες ἀπῆλθον ἀφέντες ἡμιθανῆ τυγχάνοντα. κατὰ συγκυρίαν δὲ ἱερεύς τις κατέβαινεν ἐν τῇ ὁδῷ ἐκείνῃ, καὶ ἰδὼν αὐτὸν ἀντιπαρῆλθεν. ὁμοίως δὲ καὶ Λευΐτης γενόμενος κατὰ τὸν τόπον, ἐλθὼν καὶ ἰδὼν ἀντιπαρῆλθε. Σαμαρείτης δέ τις ὁδεύων ἦλθε κατ᾿ αὐτόν, καὶ ἰδὼν αὐτὸν ἐσπλαγχνίσθη, καὶ προσελθὼν κατέδησε τὰ τραύματα αὐτοῦ ἐπιχέων ἔλαιον καὶ οἶνον, ἐπιβιβάσας δὲ αὐτὸν ἐπὶ τὸ ἴδιον κτῆνος ἤγαγεν αὐτὸν εἰς πανδοχεῖον καὶ ἐπεμελήθη αὐτοῦ· καὶ ἐπὶ τὴν αὔριον ἐξελθών, ἐκβαλὼν δύο δηνάρια ἔδωκε τῷ πανδοχεῖ καὶ εἶπεν αὐτῷ· ἐπιμελήθητι αὐτοῦ, καὶ ὅ,τι ἂν προσδαπανήσῃς, ἐγὼ ἐν τῷ ἐπανέρχεσθαί με ἀποδώσω σοι. τίς οὖν τούτων τῶν τριῶν πλησίον δοκεῖ σοι γεγονέναι τοῦ ἐμπεσόντος εἰς τοὺς λῃστάς; ὁ δὲ εἶπεν· ὁ ποιήσας τὸ ἔλεος μετ᾿ αὐτοῦ. εἶπεν οὖν αὐτῷ ὁ  Ἰησοῦς· πορεύου καὶ σὺ ποίει ὁμοίως.

<< Homo descendebat ab Ierusalem ad Hierichum et incidit in latrones qui despoliaverunt eum, et plagis impositis descesserunt; apparet eos nomine semivivum reliquisse et nullam misericordiam habuisse. Notum est sacerdotem descendisse eadem via et, viso illo, ab infelice cessisse et ei non sub venisse. Dicunt similiter et Levitam, qui ad insidiarum locum venerat, eum vidisse, sed misero non soccurrisse. Samaritanus autem, iter facies, venit ad eum, eum vidit semivivum et misericordia notus est. Et appropians alligavit vulnera eius, infundes oelum et vinum, et imponens illum in iumentum suum, duxit in sabulum, et curam eius egit. Praeterea fama est postero die samaritanum duos denarios dedisse stabulario et dixisse : << Curam illius habe ; et quod supererogaveris, ego, cum iterum venero, reddam tibi>>. Apparet unum horum trium hominum proximum fuisse illi, qui incidit in latrones : <<Quis fuit ?>>. Scimus legisperitum respondisse : << Qui fecit misericordiam in illum >>. Et Iesum afirmavisse : << Vade, et tu quoque age similiter !>>.

Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede al locandiere, dicendo: "Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno". E Gesù affermò: " Va' e anche tu agisci in maniera simile! ".

(Lc 10,25 - 37)

C.4

Se ti avvicini tu, si dissolverà, al tuo avvicinarti, ogni distanza. Non chiederti dunque se uno è o non è dei "tuoi". Avvicinati, diventerà dei tuoi. è, lo ripeto, la rivoluzione del Vangelo, rivoluzione ampiamente ignorata e di sattesa nel comune modo di pensare, anche dei credenti […]

(Angelo Casati - Ospitando Libertà, pag. 82)

C.5

Gesù con il suo insegnamento e la sua vita dà pienezza ai tempi nuovi annunciati dalla parola dei profeti, che già alludevano a una cena di universalità, come al sogno di Dio. Sogno di Dio, ci dicono, non è l'esclusione, ma l'inclusione.

(Angelo Casati - Ospitando Libertà, pag. 83)

C.6

Nessun uomo è un'isola: non può esistere indipendentemente dagli altri. […] Detto ciò, questa strana cosa che chiamiamo identità non è immutabile. Non è come una pietra destinata a durare in eterno, ma è il frutto delle diverse esperienze, che facciamo quotidianamente nel mondo. Negli altri ci specchiamo, che ci piaccia o meno. Quando diciamo <<io>>, <<noi>> chiamiamo subito in causa quegli <<altri>>, ossia <<loro>>.

(MILANO, SOMMIGAL, VERCELLI - Come (Non) Si Diventa Razzisti?, p.72)

C.7

[…] A volte succede, invece, che ciò che è nelle nostre immediate vicinanze susciti timore. Una persona sconosciuta ci risulta tanto più minacciosa quanto più la sentiamo diversa da noi. A volte percepiamo la sua presenza come qualcosa di misteriosamente differente, una diversità, in questo caso, pericolosa.
Una diversità che, per il fatto di esistere, potrebbe mettere in discussione la nostra identità. Una diversità che, troppo spesso, si chiama povertà. I poveri fanno paura: ci ricordano che potremmo essere noi quelli poveri. […]

(MILANO, SOMMIGAL, VERCELLI - Come (Non) Si Diventa Razzisti?, p.74)