La Sorgente

Arriganza e mitezza


Incontro di Sabato 6 Aprile 2013



Arroganza e mitezza

Sfioro la parola "arroganza". "Arrogante", dal latino ad-rogare, cioè un "rogare", un chiedere per sé, un pretendere per sé, una presunzione, un mettere se stesso al centro, guardando dall'alto in basso. Esisti solo tu. Gli altri al servizio.

Ci spintoniamo per le strade,
tagliamo il passo all'altro,
occupiamo gli spazi degradanti dei marciapiedi, ideati a rispetto dei più deboli,
parliamo al cellulare rovesciando sull'intero autobus le nostre faccende private,
leggiamo messaggini mentre l'altro ci sta parlando,
violiamo la seduzione del silenzio con il rumore straripante dei suoni,
sporchiamo strade e giardini come fossero discariche di una città.
Urliamo.
Il tono si è fatto alto. I giudizi sono duri come pietre.
Si grida a coprire la pochezza delle ragioni.
Urliamo.
Politicamente. Ecclesialmente.
Se non nei toni, urliamo nei giudizi, basti scorrere pagine di giornali, anche ecclesiastici, o ascoltare radio che si dicono di Chiesa.
Abbiamo abbandonato la mitezza della fede.
E insieme la mitezza della ragione.
La mitezza non cancella, sta in ascolto delle ragioni dell'altro.
Imperversiamo, occupiamo, spodestiamo, imponiamo.

Rimedio contro l'arroganza per noi credenti sarà ritornare al Vangelo e credere, nonostante tutto, credere, a dispetto di quanto ci dicono, che saranno i miti a ereditare la terra.
E' bene sfatare un fraintendimento della mitezza che la configura come una resa, e dunque la riconduce all'immagine della debolezza. Proprio perché la mitezza nasce dalla carezza del volto dell'altro, dalla sua difesa, nei veri miti, e si pensi a Gesù, si trova questa mescola sorprendente di mitezza e di fortezza, la mitezza e la dignità. Basti pensare al mite che difende gli umili dallo strapotere dei potenti, a Gesù davanti all'arroganza degli scribi e dei farisei, davanti al tribunale del Sinedrio e al tribunale di Ponzio Pilato. La sua dignità, la dignità del mite! La sua fermezza, la fermezza del mite: non è una canna sbattuta dal vento.
Gesù non incute terrore, non soffoca la creatività, la fa esplodere, è il re, ma nel nome del Signore, nel nome di un altro ordine, un altro ordine che alcuni chiamano disordine. Vedete, gli arroganti possono sì conquistare una terra, ma una terra di occupazione. I miti al contrario l'avranno come eredità, come dono insperato della loro mitezza, l'avranno in benedizione.

(Da Ospitando Libertà di Angelo Casati)



Quando ero un ragazzino il signor Maestro stava insegnandomi a leggere. Una volta mi mostrò nel libro di preghiere due minuscole lettere, simili a due puntini quadrati. E mi disse: "Vedi, Uri, queste due lettere, una accanto all'altra? È il monogramma del nome di Dio; e, ovunque, nelle preghiere, scorgi insieme questi due puntini, devi pronunciare il nome di Dio, anche se non è scritto per intero". Continuammo a leggere con il Maestro, finché non trovammo, alle fine di una frase, i due punti. Erano egualmente due puntini quadrati solo non uno accanto all'altro, ma uno sotto l'altro. Pensai che si trattasse del monogramma di Dio, perciò pronunciai il suo nome. Il Maestro disse però: "No, no, Uri. Quel segno non indica il nome di Dio. Solo là dove i puntini sono a fianco l'uno dell'altro, dove uno vede nell'altro un compagno a lui uguale, solo là c'è il nome di Dio. Ma dove i puntini sono uno sotto e l'altro sopra il primo, là non c'è il nome di Dio".

(Racconto di un Midrash)



Esulta grandemente figlia di Sion,
giubila, figlia di Gerusalemme!
Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile, cavalca un asino,
un puledro figlio di asina

(Zc 9, 9-10)

Ma voi non fatevi chiamare rabbi, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli

(Mt 23, 8)

Beati i miti perché avranno in eredità la terra

(Mt 5, 5)

Imparate da me, che sono mite e umile di cuore

(Mt 11, 29)