La Sorgente

Last Minute


Incontro di Sabato 12 Maggio 2012



Last Minute

A ogni festa, egli (Pilato) era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. 9Pilato rispose loro: "Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?". Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: "Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?". Ed essi di nuovo gridarono: "Crocifiggilo!". Pilato diceva loro: "Che male ha fatto?". Ma essi gridarono più forte: "Crocifiggilo!". Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

(Mc 15, 6-15)

Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra.
Gesù diceva: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno". Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte.
Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: "Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l'eletto". Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell'aceto dicevano: "Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso". Sopra di lui c'era anche una scritta: "Costui è il re dei Giudei".
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!". L'altro invece lo rimproverava dicendo: "Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male". E disse: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". Gli rispose: "In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso".

(Lc 23, 33-43)

Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito". Detto questo, spirò.

(Lc 23, 44-46)

Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono.

(Mt 27, 51-52)

Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato - era infatti un giorno solenne quel sabato -, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all'uno e all'altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe.

(Gv 19, 31-33)



Un piccolo inquadramento

L'atteggiamento del popolo

Perché il popolo che una settimana prima osanna Gesù, è in piazza a gridare Crocifiggilo?
Nonostante sia testimone di miracoli e abbia ascoltato le sue parole?
È cambiato qualcosa?

La folla è incapace, o forse non ha i mezzi, per intraprendere una direzione nuova, quella indicata da Gesù.
Il cammino di liberazione di un Dio-Amore molto diverso dal Dio dell'insegnamento tradizionale della Legge, tramandato dai Sacerdoti del Tempio e difeso da scribi e Farisei.

Lo scandalo principale, forse è il fatto che il Dio presentato da Gesù è un dio fragile e vulnerabile, e il fatto che Gesù venga arrestato e torturato è per la gente un messaggio troppo diverso dal Dio del Sinai, forte e vendicatore.
La punizione di Gesù non vendicata da Dio viene interpretata come non appoggio di Dio e non approvazione del messaggio di Gesù.

Nonostante le parole di vita e i miracoli di cui erano stati testimoni, ripiegano con prudenza sotto l'ala protettrice dei sacerdoti, unici depositari della Legge e quindi della loro salvezza.
E infatti Gesù prega per loro!

I Ladroni

Nella tradizione si schematizza sempre "ladrone buono" e "ladrone cattivo".

Per la Legge questi uomini sono condannati per sempre perché impuri e non in grado di riconquistare la purezza con i riti del Tempio. Quindi la loro vista è senza speranza di salvezza o di redenzione dopo la morte, poiché sanno che la Legge che li condanna non è una legge sono terrena ma divina.

Quindi entrambi si allineano fondamentalmente al pensiero della folla.

Il primo ladrone (per la tradizione Gesma) non è in grado di vedere oltre. Gesù è punito = Gesù non è voluto da Dio.

Il secondo ladrone (per la tradizione Disma) fa un passo in più e vede in lui un uomo giusto (memoria della predicazione e dei miracoli). E come tale pensa perlomeno che Gesù, condannato per errore, andrà in Paradiso.

Non crede di poter essere salvato, non chiede il perdono. Sa di essere perduto, ma chiede solo di essere RICORDATO da un giusto. La memoria del suo essere esistito gli basta.

Ma il Dio di Gesù è un Dio d'amore, e questo basta.
Il secondo ladrone è l'unica persona di cui abbiamo la certezza che sia in Paradiso, lo dice Gesù stesso. LAST MINUTE.

E l'altro? Non sappiamo cosa sia successo dopo la replica del secondo ladrone. Ma sappiamo che ha ascoltato questo dialogo, e le altre parole di Gesù, e che vedrà i prodigi che ne seguiranno la morte (cielo oscurato, terremoto…).
Rimane lì a vedere la scena, ancora vivo come il secondo, fino a quando non gli spezzano le gambe.
Non è esclusa la salvezza del primo ladrone! Finalmente la sua salvezza non dipend più dalla legge, ma da lui stesso. LAST MINUTE?

Proviamo a ricostruire il percorso e l'atteggiamento psicologico di queste due persone, di fronte alla stessa scena ed alla stessa situazione.



Gesma

Dio?
Bah, non ci casco più.
Tanti bei discorsi, tante belle chiacchiere, ma lontano anni luce dalla realtà.
Mi sono fidato, mi sono avvicinato, ed ho preso la botta!
"Dio ti ama, ma devi cambiare…" certo!
"Dio ti ama come sei, ma devi rimanere casto…" come no!
"sei nostro fratello, sei uguale a tutti gli altri…" però poi mi tolgono le responsabilità, mi allontanano dall'animazione dei ragazzi, parlano coi miei genitori "Per il mio bene"… e patatrac.

Dio? No grazie, tanto forse neanche esiste.
E se esiste… io non posso cambiare… lui mi condanna a priori… quindi perché impegnarmi?
Tanto ormai sono condannato, giusto? L'avessi scelto almeno!

E sono stato solo! A cavarmela con tutto questo! Solo!

Gesù? Gesù mi dite?
Dov'era Gesù in quel momento? Non poteva intervenire?
Li avrebbe dovuti strafulminare tutti, quei perfettini. Dov'è la giustizia?

Una cosa ho imparato: mai fidarsi!
Solo sulle mie forze devo fidarmi, solo sulle mie!
Ma quale amore? Quello coi cuoricini?
Io non l'ho trovato. Ritenterò la prossima vita, forse sarò più fortunato.
E meno frocio.



Disma

Mi chiamo Disma e sto per morire.
Beh, me l'aspettavo. Era destino

Sono un fuorilegge, figlio di un malvivente, figlio di un farabutto.
Sono un disgraziato, figlio di un sventurato, figlio di un sciagurato.

E' da quando sono nato che mi dicono "non hai nessuna possibilità di redenzione".

Che mi dicono "sei impuro", per la legge, per i sacerdoti e soprattutto per Dio.

Che è inutile impegnarsi perché Dio non mi permetterà di migliorare, a causa dei miei sbagli, delle colpe di mio padre e anche dei peccati di mio nonno.

Un vicolo cieco. un destino segnato, una nascita sbagliata.

E' da quando sono nato che mi dicono che, invece, chi nasce nella famiglia giusta, e si reca al tempio, lui che può, e segue i precetti della legge, anche quelli che a me son negati perché impuro, sarà sicuramente benedetto da Dio. E attraverso di lui Dio farà grandi cose.

Ed ora sono qui, a morire insieme ad un altro, si chiama Gesù, frequenta abitualmente il tempio, parla nelle sinagoghe, ha fatto miracoli, ha resuscitato morti, ha sfamato moltitudini, ha risanato appestati.
Una persona giusta, una persona sicuramente benedetta da Dio, perche Dio compie grandi cose solo attraverso i giusti; questo dice la legge.

E anche lui è qui, a morire con me.
Condannato dai sacerdoti, dalla folla degli assidui frequentatori del tempio, dalla legge;
dagli uomini, in nome di Dio.

Ma allora non è vero quello che mi hanno detto fin'ora.

Anche se sei un giusto puoi venire condannato.
Anche se frequenti il tempio vieni considerato indegno.
Anche se Dio agisce attraverso di te puoi finire sul patibolo.

A causa della folla, dei sacerdoti e della legge, della lettera della legge.

Ma allora non è vero neppure che era destino, che non potevo migliorare, che anche se sono nato figlio di un malfattore e sono cresciuto ladro, avrei potuto redimermi.

E se non l'ho fatto non è perche Dio non lo voleva, il mio destino non era segnato; me l'hanno fatto credere; ma era solo opinione di uomini, non volere di Dio.

E adesso è troppo tardi.

Mi rivolgo a te, giusto, sicuramente benvoluto da Dio, non ti chiedo di salvarmi, ti chiedo solo di ricordarmi, di fare in modo che io almeno non cada nell'oblio.

Mi chiamo Disma …



Dinamica dei disegni



Alla Fine

[…]
La piaga nel Tuo cuore
la somma del dolore
che va spargendo sulla terra l'uomo;
il tuo cuore è la sede appassionata
dell'amore non vano.
Cristo, pensoso palpito,
astro incarnato nell'umane tenebre,
fratello che t'immoli
perennemente per riedificare
umanamente l'uomo,
Santo, Santo che soffri,
maestro e fratello e Dio che ci sai deboli,
Santo, Santo che soffri
per liberare dalla morte i morti
e sorreggere noi infelici vivi;
d'un pianto solo mio non piango più.
Ecco, Ti chiamo, Santo,
Santo, Santo che soffri.

Da Mio fiume anche tu, di GIUSEPPE UNGARETTI (1947)