La Sorgente

La nostra sorgente


Incontro di Sabato 19 Marzo 2011



Il Dio di misericordia che ci vuole salvare

2 Come la cerva anela ai corsi d'acqua,
così l'anima mia anela a te, o Dio.

3 L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente:
quando verrò e vedrò il volto di Dio?

4 Le lacrime sono mio pane giorno e notte,
mentre mi dicono sempre: «Dov'è il tuo Dio?».

5 Questo io ricordo, e il mio cuore si strugge:
attraverso la folla avanzavo tra i primi
fino alla casa di Dio,
in mezzo ai canti di gioia
di una moltitudine in festa.

6 Perché ti rattristi, anima mia,
perché su di me gemi?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,
lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

7 In me si abbatte l'anima mia;
perciò di te mi ricordo
dal paese del Giordano e dell'Ermon, dal monte Misar.

8 Un abisso chiama l'abisso al fragore delle tue cascate;
tutti i tuoi flutti e le tue onde
sopra di me sono passati.

9 Di giorno il Signore mi dona la sua grazia,
di notte per lui innalzo il mio canto:
la mia preghiera al Dio vivente.

10 Dirò a Dio, mia difesa:
«Perché mi hai dimenticato?
Perché triste me ne vado, oppresso dal nemico?».

11 Per l'insulto dei miei avversari
sono infrante le mie ossa;
essi dicono a me tutto il giorno: «Dov'è il tuo Dio?».

12 Perché ti rattristi, anima mia,
perché su di me gemi?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,
lui, salvezza del mio volto e mio Dio.


(Salmo 42).




Il cervo che beve alla fonte è una delle immagini più note dell'iconografia cristiana. Il cervo, come emblema riassuntivo di tutta una famiglia (caprioli, stambecchi, gazzelle, antilopi) mi è sempre apparso come una figura di levità e di eleganza, come sintesi di una bellezza che unisce la leggerezza aerea dello spirito e l'intensità vibratile ed emotiva della carne. Ma anche è figura di fragilità: non è un caso se un salmo (Sal 9, 18-34) celebra così la protezione garantita da Dio nella difficoltà: "Tu mi doni l'agilità delle cerve/mi fai stare saldo sulle alture". Zoccoli minuscoli e zampe sottili che vanno senza timore su esili creste e crinali sfidando l'abisso. E poi gli occhi dei cervi sgranati e immobili a dire stupore, attenzione e interrogativo. Un ricordo lontano: salivo sul sentiero che porta da Vigo di Fassa al Ciampedie quando improvvisamente mi voltai colpito dalla sensazione di una presenza e là nel silenzio dell'abetaia vidi un capriolo immobile sbucato dal nulla che mi guardava. Lo guardai, uno scambio che durò pochi attimi, poi tutto svanì. Un momento di epifania, un istante di estasi.
Il desiderio di Dio si materializza nella figura del cervo che anela alla fonte. Il "desiderio" è esperienza che ci caratterizza come creature incomplete, è fame e sete che prende forme confuse e ambigue, che dunque va decifrato e, nel caso, purificato. Forse si può dire che per dirigere la nostra sete verso l'unica fonte che può davvero placarla bisogna diventare cervi, farsi cioè cercatori di bellezza, raffinando e congiungendo carne e spirito, e mantenere lo sguardo sulle corde dell'interrogazione, dell'attenzione e dello stupore. E ricordare che l'insaziabilità del desiderio, come tutta la storia della spiritualità insegna, non si guarisce accumulando piccole risposte a piccoli bisogni, ma ricordando a noi stessi che c'è sempre un "oltre" che non ci permette di bloccarci davvero su niente, dando a tutto il valore "relativo" che le cose possono avere. "Relativo" a che cosa? A Dio, che resta il "tutto", che fa da traguardo. Credo non ci sia migliore sintesi di quanto cerco di dire dell'affermazione di G.Thils letta un giorno su un'immaginetta: "Tu troverai Dio dappertutto a condizione di non arrestarti da nessuna parte". Non è un invito a un'instabilità nevrotica ma a un dinamismo fecondo.

(da: D. Pezzini "Meditazione sul Salmo 42" - San Vittore, 24/10/2010 ).



5G iunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6 qui c'era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. 7 Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: "Dammi da bere". 8 I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. 9Allora la donna samaritana gli dice: "Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?". I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10 Gesù le risponde: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva". 11 Gli dice la donna: "Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest'acqua viva? 12 Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?". 13 Gesù le risponde: "Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; 14 ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna".

(Giovanni 4, 5-14)

37 Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: "Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva 38 chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva". 39 Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato.

(Giovanni 7, 37-39)




"Perché quell'acqua che è la vita possa scorrere in modo benefico e fruttuoso è necessario mantenere il contatto con la sorgente, contenere l'onda nella barriera regolatrice delle due rive onde evitare di esondare o di disperdersi, e conservare lo slancio fino a sboccare nella foce di quel "gran mare"(Dante Alighieri) che è l'immensità dell'amore di Dio al quale siamo destinati.
"Sorgente" è il nome che vi siete dato, e dunque la memoria deve stare al centro, così come è da qui che essa può continuare a funzionare. "Sorgente" è un participio presente, qualcosa dunque che continua a sorgere, un principio attivo, carico di dinamismo e di speranza, perché la memoria non è una cosa morta, ma una facoltà dell'anima senza la quale la vita muore, non tanto dal punto di vista fisico, ma estinguendosi in un'esistenza piatta, senza sussulti e senza prospettive.
E qui giova ricordare che il cristiano ha alla base della sua memoria personale un'altra memoria: quella biblica, da intrecciare continuamente con la propria. La Bibbia canta le meraviglie di Dio, ne fa memoria, nelle storie di persone che ne hanno fatto esperienza. Noi preghiamo i salmi perché sono roba nostra, noi facciamo la lectio divina per costruire la nostra memoria, guidare il nostro discernimento, educare il nostro amore. Queste tre sono e restano le funzioni di un gruppo che è prima di tutto un gruppo di cristiani, aperto, certo, ad ogni persona di buona volontà, ma senza occultare la "sorgente" che lo ha fatto nascere e che rimane la ragione più solida della sua esistenza e della sua azione: il Dio di misericordia che "vuole" salvare!"

(dalla lettera "20 anni de La Sorgente" di don Domenico Pezzini)



Spunti di riflessione

  1. A quale "SORGENTE" abitualmente ti rivolgi per placare la tua sete?
  2. Ritieni che frequentare questo gruppo aiuti a mantenere vivo il contatto con la "SORGENTE" che è l'amore di Dio per noi?
  3. La partecipazione, anche saltuaria, alle riunioni della sorgente ti stimola a essere a tua volta"SORGENTE" per gli altri?
  4. Ti è capitato mai che alcune situazioni o circostanze della tua esistenza abbiano fatto inaridire per te questa "SORGENTE" di vita?