La Sorgente

La conoscenza come saggezza di vita


Incontro di Sabato 8 Gennaio 2011


La conoscenza come sapienza

Sapienza è saper guardare e vedere più in fondo, leggere il cuore degli avvenimenti, nuotare in acque profonde lasciando l'agitazione della superficie.

Tutti i grandi maestri dello spirito indicano il "rientrare in se stesso" come chiave per crescere nella sapienza e nel discernimento. Il rientrare in se stessi è "far silenzio", "far spazio", "svuotarsi di Se" per sentire l'altro che parla. L'altro è Dio, la vita, i "segni dei tempi". Tutto questo per imparare a guardare con gli occhi di Dio, non lasciarci ingannare dagli infiniti idoli del pantheon della nostra quotidianità, ma camminare sui passi di Gesù di Nazareth che amò i suoi fini a dare la vita per loro.

"Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore" (Lc 2, 19). "Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nazaret... Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini" (2, 50-52).

"Fratelli miei, chi tra voi è saggio e intelligente? Con la buona condotta mostri che le sue opere sono ispirate a mitezza e sapienza. Ma se avete nel vostro cuore gelosia amara e spirito di contesa, non vantatevi e non dite menzogne contro la verità. Non è questa la sapienza che viene dall'alto: è terrestre, materiale, diabolica; perché dove c'è gelosia e spirito di contesa, c'è disordine e ogni sorte di cattive azioni. Invece la sapienza che viene dall'alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera. Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia" (Gc 3, 13-18).

"Soltanto con il cuore si vede bene. L'essenziale è invisibile agli occhi" (Saint-Exupéry).



Spunti per la riflessione
  1. Quello che non hai esperimentato, non credere di conoscerlo bene" (Damião de Góis, 1502-1574). "Un sapere di esperienza fatto" (Luís de Camões, 1524-1580). - Quale è stata per me l'esperienza di vita più importante, quella che più mi ha insegnato?
  2. "C'è sempre da imparare", si dice. "Veterum sapientia", la saggezza degli anziani, così cara alle culture africane e una volta apprezzata anche da noi ma ora dimenticata, presuppone la capacità di maturare con l'esperienza acquisita e di comunicarla alle nuove generazioni. - C'è qualcuno/a da chi abbia ricevuto lezioni di vita, di saggezza? Quali?
  3. "Sbagliando si impara". Eppure, come osserva Simone Weil, siamo tentati a rimuovere al più presto il ricordo della propria stupidaggine, talmente questo ci umilia. Sei d'accordo? Hai qualche caso da condividere?
  4. Maria tutto custodisce e medita in cuor suo. Modello di raccoglimento, di pace interiore, di capacità di attenzione a Dio, agli altri, agli avvenimenti. Vede con il "cuore", in sintonia con quello di Dio. - Quale sono per me le principali difficoltà per raggiungere questo livello di raccoglimento e di attenzione?
  5. "Si impara solo quello che uno si è domandato". Fondamentali la sete, il desiderio, la gioia di "imparare", di progredire nella conoscenza, di accogliere sempre più la luce della "verità", in modo sempre più profondo e allargato. - Ne ho coscienza e esperienza


SE EU QUISER FALAR COM DEUS ( Gilberto Gil - 1981 )

Se eu quiser falar com Deus
Tenho que ficar a sós
Tenho que apagar a luz
Tenho que calar a voz
Tenho que encontrar a paz
Tenho que folgar os nós
dos sapatos, da gravata
dos desejos, dos receios
Tenho que esquecer a data
Tenho que perder a conta
Tenho que ter mãos vazias
Ter a alma e o corpo nus

Se eu quiser falar com Deus
Tenho que aceitar a dor
Tenho que comer o pão
que o diabo amassou Tenho que virar um cão
Tenho que lamber o chão
dos palácios, dos castelos
suntuosos do meu sonho
Tenho que me ver tristonho
Tenho que me achar medonho
E apesar de um mal tamanho
Alegrar meu coração

Se eu quiser falar com Deus
Tenho que me aventurar
Tenho que subir aos céus
Sem cordas p'ra segurar
Tenho que dizer adeus
dar as costas, caminhar
decidido, pela estrada
que ao findar vai dar em nada
Nada, nada, nada, nada
Nada, nada, nada, nada
Nada, nada, nada, nada
do que eu pensava encontrar.

Se voglio parlare con Dio
devo rimaner da solo
devo spegnere la luce
devo tacere la voce
devo trovare la pace
devo slacciare i nodi
delle scarpe, della cravatta
dei desideri, delle titubanze
devo dimenticare la data
devo perdere i conti
aver le mani vuote
aver l'anima e il corpo nudi

Se voglio parlare con Dio
devo accettare il dolore
devo mangiare il pane
che il diavolo ha preparato
devo diventar un cane
devo leccare i pavimenti
dei palazzi, dei castelli
sontuosi dei miei sogni
devo vedermi rattristito
devo sentirmi spaventoso
e nonostante un male cosi grande
rallegrare il mio cuore

Se voglio parlare con Dio
devo avventurarmi
devo salire al cielo
senza funi dove aggrapparmi
devo dire addio
dar le spalle, camminare
deciso, per la via
che alla fine arriva a niente
niente, niente, niente, niente
niente, niente, niente, niente
niente, niente, niente, niente
di quando credevo di trovare.


Spunti per la riflessione

  1. cerco di pensare "il rovescio" dell'opinione corrente?
  2. riesco ad accorgermi dei meccanismi di auto giustificazione che guidano il mio (nostro: gruppo, i gay credenti, i gay, gli europei bianchi) modo di pensare ed agire?
  3. La verità pullula ovunque: siamo pronti a riconoscerla ed accoglierla?


Preghiera di Salomone che chiede la saggezza

"Dio dei padri e Signore di misericordia, che tutta hai creato con la tua parola, che con la tua sapienza hai formato l'uomo, perché domini sulle creature … e governi il mondo con santità e giustizia …, dammi la sapienza, che siede accanto a te in trono, e non mi escludere dal numero dei tuoi figli, perché io sono … debole e di vita breve, incapace di comprendere … Anche il più perfetto tra gli uomini, privo della sapienza, sarebbe stimato un nulla. Con te è la sapienza … Mandala dai cieli santi … perché mi assista e mi affianchi nella mia fatica e io sappia che cosa ti è gradito. Essa tutto conosce e tutto comprende: mi guiderà con prudenza nelle mie azioni e mi proteggerà con la sua gloria" (Sap 9, 1-6. 9-11).



Simone Weil (1909-1943) : vita interiore verso crescente maturità spirituale

La fecondità della vera attenzione mantenuta nonostante le aridità

"Non avere attitudine o gusto naturale per la geometria non impedisce che la ricerca della soluzione di un problema o lo studio di una dimostrazione sviluppi l'attenzione. 'E quasi il contrario, è quasi una circostanza favorevole … Se si ricerca con vera attenzione la soluzione di un problema di geometria, e se dopo un'ora si è sempre allo stesso punto di partenza, ogni minuto di quest'ora costituisce un progresso in un'altra dimensione, più misteriosa. Senza che lo si senta, senza che lo si sappia, questo sforzo, in apparenza sterile e senza frutto, ha fatto più luce nell'anima. Il frutto si ritroverà un giorno, più tardi, nella preghiera e, per di più, lo si ritroverà senza dubbio anche in un qualsiasi campo dell'intelligenza"

(Simone Weil, "Riflessioni sull'utilità degli esercizi scolastici al fine dell'amore di Dio", in "Attesa di Dio" (AD), Rusconi, 1999, p. 76).

"Il miglior sostegno della fede è la garanzia che se chiediamo pane al Padre egli non ci darà pietre. Persino al di fuori d'ogni credenza religiosa esplicita, ogni volta che un essere umano compie uno sforzo d'attenzione con il solo desiderio di accrescere la propria attitudine ad afferrare la verità, raggiunge lo scopo, anche se il suo sforzo non ha prodotto alcun frutto tangibile … Quando anche gli sforzi dell'attenzione rimanessero in apparenza sterili per anni, vi sarà un giorno in cui la luce, esattamente proporzionale a quegli sforzi, inonderà l'anima … Gli inutili e penosi sforzi di imparare il latino compiuti dal curato d'Ars per lunghi anni, hanno portato i loro frutti nel meraviglioso intuito con il quale egli scorgeva l'anima dei penitenti al di là delle loro parole e anche del loro silenzio"

(SW, AD, 77).

L'importanza di guardare in faccia i propri sbagli e stupidaggini

'E importante "costringersi rigorosamente a considerare e ad osservare con attenzione e a lungo ogni esercizio scolastico non riuscito, in tutta la bruttezza della sua mediocrità, senza cercare scuse … cercando di risalire all'origine di ogni sbaglio. Si è fortemente tentati di fare il contrario … Bisogna respingere questa tentazione … Si acquista così soprattutto la virtù dell'umiltà, tesoro infinitamente più prezioso di ogni progresso scolastico. A questo scopo, meditare sulla propria stupidaggine è forse anche più utile che meditare sul peccato. La coscienza del peccato fa avvertire la propria cattiveria e talora se ne trae quasi un motivo di orgoglio. Costringendosi a viva forza ad osservare con gli occhi e con lo spirito un esercizio scolastico stupidamente sbagliato, si avverte con lampante evidenza la propria mediocrità: nessuna conoscenza è più desiderabile. Se si riesce a penetrare con tutta l'anima questa verità, si può dire di esservi sicuramente incamminati sulla giusta strada"

(SW, AD, 78).

Soltanto nella gioia l'intelligenza da frutti

"La volontà, quella che all'occorrenza fa serrare i denti e sopportare la sofferenza fisica, è lo strumento principale dell'apprendista nel lavoro manuale, ma contrariamente all'opinione corrente, non ha quasi alcuna parte nello studio. L'intelligenza può essere guidata soltanto dal desiderio. E perché ci sia desiderio dev'esserci anche piacere e gioia. L'intelligenza si accresce e dà frutti solo nella gioia. La gioia di imparare è indispensabile agli studi, quanto la è la respirazione per i corridori"

(SW, AD, 79).