La Sorgente

Preparazione all'avvento


Incontro di Sabato 4 e Domenica 5 Dicembre 2010



Il Presepe degli "irregolari"

Molte volte il Natale arriva "a tradimento". Intendo dire che, nel bel mezzo dei nostri giorni convulsi, quando siamo presi dai nostri stati d'animo più o meno positivi, magari strozzati da ansie, dubbi e domande, piombano questi giorni, in cui lucine, musichette e neve (vera o finta poco importa, purché ci sia!) ci costringono a fare i conti con noi stessi, A Natale tutto dovrebbe essere lindo e pinto, bello e perfetto: l'albero ben addobbato, circondato da tanti pacchi regalo con la loro carta sbriluccicante; il pranzo squisito, l'atmosfera calda e rilassata, le famiglie armoniose, e tutti felici e contenti. Ma non sempre è così. La crisi economica, con il suo carico di disoccupazione, la crisi dei rapporti umani e spesso le nostre stesse storie, più o meno "irregolari", contribuiscono a rendere il quadro molto meno bello e perfetto, e tanto più problematico. Ancor di più per chi non ha una sua famiglia, o non ha la classica famiglia delle pubblicità natalizie. Che fare, allora? Non c'è un Natale per tutti questi che, per una o l'altra ragione, si trovano fuori dallo schema? No, un Natale c'è anche per loro, per noi. Ma forse, più che guardare queste belle cartoline, per trovare il nostro Natale, faremmo bene a volgerci al presepe, perché proprio là, tra i personaggi di quella scena, descritta da Luca (ma che noi contaminiamo spesso con Matteo, e la contamineremo anche questa volta) troviamo il nostro posto: un posto di tutto rispetto. Allora venite, accomodiamoci, e iniziamo a prendere confidenza con i personaggi: di sicuro hanno qualcosa da dirci.




Matteo e Luca: due storie parzialmente diverse

Nei nostri presepi pastori e magi fraternizzano amabilmente, mentre in cielo gli angeli hanno il loro bel da fare per non bruciacchiarsi le ali al calore della cometa; in realtà, se leggiamo attentamente le pagine dei racconti dell'infanzia, quelli che ci sono stati trasmessi da Matteo e Luca, ci rendiamo conto che la faccenda è alquanto diversa, e che, mentre in alcuni particolari significativi, i due evangelisti concordano (i nomi dei genitori di Gesù; il fatto che Gesù sia nato a Betlemme; le circostanza straordinarie della sua nascita, per cui Giuseppe non è il padre biologico di Gesù), su altri sono molto lontani: perché? Si deve necessariamente dare una spiegazione.
I racconti dell'infanzia di Gesù sono, cosa che forse sorprenderà qualcuno, la parte più "giovane" di vangeli i quali, nella loro composizione, si sono mossi come il gambero, a ritroso. La parte più antica è, intatti, il racconto della morte e risurrezione di Gesù, che costituiva il messaggio primitivo: Gesù, il maestro di Nazareth, è stato crocifisso ed è morto, ma ora vive! In seguito, a questo annuncio, ampliato nel racconto dei fatti della passione e delle apparizioni del Risorto, si unì la presentazione di quanto Gesù aveva fatto e insegnato durante il suo ministero pubblico: Marco, che inizia con la predicazione di Giovanni battista e il battesimo di Gesù (considerato da subito come l'inizio del ministero pubblico), ci dà un quadro di quello stadio della composizione dei vangeli. In seguito venne l'esigenza di chiudere il cerchi, parlando anche della nascita di Gesù: ma ormai molti dati erano andati perduti, per cui i due evangelisti che si proposero di narrarla, Matteo e Luca, partendo dai dati a loro disposizione, abbastanza pochi, li intrecciarono con delle riflessioni, ispirate sia dalle loro rispettive comprensioni globali della vita e dell'opera di Gesù, in altre parole con le loro teologie, sia con quanto leggevano dall'Antico testamento. I risultati di questa elaborazione sono i racconti che leggiamo, ognuno con la loro specificità: se Maria e Giuseppe, come si disse, sono presenti in entrambi i vangeli, solo Luca ci parla dei pastori, e solo Matteo dei magi; ma, nell'introdurre questi personaggi, ognuno dei due evangelisti vuole presentarci la storia della salvezza. Ma ciascuno a modo suo. Per Luca si tratta di una salvezza indirizza agli ultimi, a più poveri, a quelli che tutti disprezzano, o per pregiudizio o perché davvero le hanno combinate grosse: ma lo "scrivano della mitezza di Cristo" proprio per loro vuole annunciare il vangelo della misericordia. Matteo, invece, quel Vangelo così attento alla tradizione rabbinica, alle leggi minute del giudaismo, che tuttavia relativizza alla fine in vista di una nuova apertura, universalistica, della salvezza, fa venire gli stranieri, i lontani, davanti al bambino Gesù. E ora dunque di fare conoscenza con i personaggi del presepe: ne vedremo quattro, i principali, quelli che non possono mai mancare: Maria, Giuseppe, i pastori, i magi. Tutti loro sono, in un modo o nell'altro, "irregolari"; tutti loro possono, in un modo o nell'altro, rappresentarci e farci sentire a nostro agio nel presepe, nel "nostro" presepe!
Vedremo dunque, di seguito, i personaggi della scena della Natività, iniziando da quelli comuni ai due evangelisti, Maria e Giuseppe, per continuare poi con i pastori e i magi, propri rispettivamente di Luca e di Matteo.



Maria
Luca (1, 26-38) ci presenta Maria come una ragazza di Nazareth, un piccolo paese della Galilea che, a quanto ci dice l'evangelista Giovanni, non godeva di una grande fama (Gv 1, 46). Non sappiamo, e non sapremo mai, quello che Maria si aspettava, quello che desiderava… Ma possiamo immaginare che, figlia di famiglia in un piccolo paese, null'altro volesse se non fare un bel matrimonio, avere una famiglia e stare serena, lavorando è mandare avanti la casa, come tutte le brave massaie del suo tempo. L'ordinarietà è la prospettiva di Maria. Ma in tutto questo emerge un progetto di Dio, diverso e particolare. Luca ci parla dell'angelo, ma chissà se davvero le cose sono andate così: forse l'angelo ha parlato a Maria attraverso una consapevolezza che le cresceva dentro e le faceva capire che la sua vita non sarebbe stata come quella di tutte le altre…
Forse Maria ha paura: paura di quello che avviene in lei, e che non riesce a capire e inquadrare bene. Tutto, fino a quel momento, era stato chiaro e lineare: c'è anche un fidanzato, con cui sta preparando le nozze. Tutto è già organizzato...
Eppure l'inaspettato avviene. Maria è chiamata a un destino diverso da quello che voleva, un destino che fatto proprio per lei: Maria crede di conoscersi o, meglio, si conosce, ma Dio la conosce meglio di quanto lei stessa si conosca; l'angelo la chiama "piena di grazia", e Maria non sa di essere piena di grazia.
Maria è turbata quando l'angelo le rivela l'amore di Dio per lei. Ma l'angelo la rassicura: il Signore, che la ama, la chiama ad una vocazione particolare ed unica, quella di essere la madre del Messia, ma di un messia diverso e superiore a quello che Israele attendeva, non solo il discendente di Davide, ma addirittura il Figlio di Dio fatto uomo. Maria chiede una spiegazione. L'evangelista si serve di questa domanda (che ha dato il via ad una lunga serie di ipotesi su cui non ci soffermiamo in questo contesto) per poter far proseguire il suo discorso: il Figlio di Maria sarà concepito in un modo tutto speciale, per opera dello Spirito Santo. Dio interviene nella storia con grande potenza, come ha potuto sperimentare anche Elisabetta che, sterile e avanzata negli anni, aspetta un bambino. Dio può operare tutto, certo, ma non vuole farlo senza la collaborazione degli uomini. Maria ora deve riflettere. Essere la madre del Figlio di Dio fatto uomo non sarà senza conseguenza per la sua vita e per quella del suo promesso sposo Giuseppe. La risposta di Maria si alza però chiara e forte: lei si riconosce "serva" del Signore e si mette completamente a disposizione di Dio.
Non è un gesto di rinuncia né di viltà, capiamolo bene, ma un atteggiamento consapevole e fiducioso. Maria accetta di entrare da protagonista nella storia d'amore che Dio sta intessendo con l'umanità. Ma questo significa rinunciare: rinunciare a quello che, nella sua mente, era il suo futuro; a quello che tutti si sarebbero aspettati da lei: significa entrare in una specie di situazione irregolare (si ricordi la genealogia di Mt 1, 1-17, dove le donne sono tutte "madri" in modo non proprio regolare!) e restarci, non tanto perché lei l'ha voluta, ma perché Dio l'ha voluta per lei. Forse Dio non ama troppo le cose "a modino", e nemmeno le persone dentro gli schemi…

Giuseppe
La figura del padre "putativo" di Gesù resta spesso sullo sfondo: eppure anche lui ha qualcosa da dirci. Giuseppe si trova inserito, suo malgrado, in una storia più grande di lui, in una storia inattesa, di cui si fa carico. Si tratta della sua storia, dalla quale non ci si può trarre indietro. Matteo racconta la nascita di Gesù dalla prospettiva di Giuseppe, e mette in evidenza l'angoscia che egli ha provato nello scoprire che Maria era incinta. Anche in questo caso, una serie di sogni e aspettative che vengono meno, forse con tutto un portato di angoscia e di dolore. Lo vediamo in Mt 1, 18-24. Giuseppe si trova davanti ad un dilemma: la legge gli imporrebbe di divorziare da Maria, esponendola a tutte le conseguenze alla quale, come donna adultera, sarebbe andata incontro (Dt 22, 20-21): nel peggiore dei casi la lapidazione; in un sistema meno severo, l'esclusione sociale e il pubblico disprezzo. Giuseppe vuole risparmiare a Maria tutto ciò: anche se è giusto, anche se è osservante della legge, sa e comprende che a volte si deve temprare il rigore con misericordia. Vuol divorziare "con tatto": forse presentando motivi diversi dall'adulterio per giustificare il suo ripudio di Maria.
Che bella la figura di Giuseppe! Credo che ci colpisca soprattutto perché, davanti a una situazione come la gravidanza di Maria, invece di assumere l'atteggiamento del giudice severo, che sa tutto e ha capito tutto, pronto a fustigare i peccatori, sa provare ancora affetto e misericordia.
Malgrado ciò, si deve essere trattato di un momento estremamente difficile per Giuseppe: una di quelle situazioni, mi pare, in cui sembra davvero che non ci sia via d'uscita, e che sembrano costringere, senza scampo, alla sofferenza…
Ma la via d'uscita c'è, e la offre l'angelo: accettare come disegno provvidenziale di Dio quello che sta avvenendo. La risposta arriva nel sogno, nel momento in cu la coscienza di Giuseppe, tutta raccolta su se stessa, chiusa alle aspettative della società, sottratta, sia pure per un attimo, agli schemi imposti dal sentire comune, resta aperta solo all'azione e alla parola di Dio, che lo riconcilia con il suo destino che è anche la sua vocazione: essere padre del figlio di Dio, senza esserlo veramente; essere lo sposo di Maria, senza esserlo fino in fondo. Ma forse, a dispetto di queste non-vocazioni, c'è una vera vocazione: amare le persone che gli sono affidate.

I Pastori
Nel racconto di Luca Gesù nasce in un luogo poco comodo: forse in un angolo poco frequentato di un caravanserraglio, oppure la parte bassa di una stanza soppalcata, dove abitualmente trovavano posto gli animali: in ogni caso, nella parte dove sta la gente, non c'è posto. Sin dal suo apparire, dunque, Gesù è un outsider… I primi a riceve l'annuncio della sua nascita sono, nel vangelo di Luca, i pastori.
Molto problematico capire perché proprio loro a preferenza di chiunque altro (e nel vangelo secondo Matteo, come vedremo, la situazione sarà diversa). Gli esegeti sono molto divisi sul ruolo dei pastori: si pensa comunemente che essi siano chiamati in ballo in relazione con Davide: il discendente il re-pastore è adorato, sin dalla nascita, dai suoi "colleghi" pastori. Tutto questo è possibile; mi chiedo però se davvero, nel Vangelo di Luca, il tema della discendenza davidica di Gesù, pur presente, sia così forte e insistito: esso appare più vigorosamente nel vangelo di Matteo - ma anche questo lo vedremo. Dunque, anche se i pastori sono e restano un elemento che, nella narrazione, fa pensare a Davide, forse la risposta va cercata anche in altre direzioni.
Possiamo allora chiederci chi erano e di quale considerazione sociale godevano i pastori ai tempi di Gesù. Dalle fonti extrabibliche, soprattutto il talmud, veniamo a sapere che essi godevano di una fama pessima: vivendo fuori dal contesto urbano, spesso non erano in grado di osservare tutte le feste e prescrizioni della legge; inoltre erano frequentemente a contatto con i pagani e sospettati autori di furti e ruberie (e del resto anche Davide, il re pastore, per un periodo della sua vita si dedica al taglieggiamento dei suoi vicini - 1 Sam 25): d'altra parte, vivendo isolati era facile, per loro, non essere scoperti. Dei poco di buono, dunque: tanto che, se la memoria non mi inganna, spesso, nel resto dei vangeli, troveremo dei pastori protagonisti di parabole e racconti, ma non altri pastori in carne e ossa, se non questi…
Pensiamoli allora come dei "poco di buono", gente ai margini, che non ha le carte proprio in regola con il comune sentire e pensare. Esclusi ed emarginati, proprio a loro si rivolge l'annuncio del "fatto nuovo" che è accaduto: la nascita di un salvatore. Se questa notizia riempirà di gioia tutto il popolo, i primi a gioirne sono loro, i pastori. Gli angeli annunciano la pace per gli uomini che Dio ama (la benevolenza non è quella degli uomini di "buona volontà, tanto incerta, ma quella di Dio, che vuole bene a tutti - ed ecco perché la traduzione è cambiata, per fortuna!): tra questi ci sono anche i pastori, che, affrettandosi, vanno a presentarsi, come ospiti inattesi, a Maria e Giuseppe: ospiti inattesi, ho detto, come lo sarà la donna peccatrice che lava i piedi a Gesù, una poveraccia disprezzata da tutti (Lc 7, 36-50); senza indugio, come Zaccheo si affretta a scendere dall'albero per fare buona accoglienza al Signore (Lc. 19, 1-10).
L'oggi annunciato dall'angelo (Oggi vi è nato un salvatore..) risuona alle orecchie di Zaccheo (Oggi devo fermarmi a casa tua…); anche il ladrone, lo sentirà ripetere, all'estremo della sua vita (Oggi sarai con me in paradiso, Lc 23, 39-43) anche il ladrone, un farabutto che, dalla croce, chiede a Gesù solo di ricordarsi di lui, di non dimenticarsene. Forse i pastori, insieme ai loro compagni di sventura appena citati (la peccatrice, Zaccheo, il ladrone) sono l'immagine di quelle persone, di tute quelle persone che, a furia di essere guardate con disprezzo e commiserazione, iniziano a pensarsi davvero degni di commiserazione e disprezzo. A guarirli è, prima di ogni altra cosa, lo scoprirsi chiamati, guardati con benevolenza, accolti. Forse proprio per questo Gesù ha convocato, attorno alla mangiatoia, i disprezzatissimi pastori…

I Magi
Poche figure hanno suscitato curiosità come i magi del presepe, e pochi personaggi hanno ricevuto un carico di sovrastrutture pari al loro. Intanto, non sappiamo i loro nomi (Gaspare, Melchiorre e Baldassarre sono loro attribuiti dalla tradizione occidentale - diversa da quella orientale); non erano re (lo sono diventati sulla scia del salmo 72) e non sappiamo quanti erano (si dice solo che portano tre doni…). Quanto alla loro razza, all'età, alla provenienza, navighiamo nel buio più completo. Questi misteriosi Magi non hanno dunque niente da dirci? No, invece: hanno moltissimo da offrire alla nostra riflessione, ponendoci su una pista in una misura simile a quella fin qui battuta, e in un'altra nuova.
Se il vangelo di Luca presenta Gesù come colui che ha misericordia dei poveri e viene a mostrare il volto misericordioso e paterno di Dio, Matteo mette maggiormente in evidenza come nel Signore Gesù si è compiuto l'Antico Testamento. Nella comunità di Matteo doveva essere presente un forte elemento di origine ebraica: lo si nota in tutto il Vangelo, che presenta 5 discorsi di Gesù, simili a quelli che Mosè pronuncia nel Deuteronomio; ma lo si vede già nei primi due capitoli, i racconti dell'infanzia, dove sono presenti mote "formule di compimento" (Mt 1, 22-23; 2, 15. 17-18. 23). Gesù viene dunque a compiere quanto Dio ha promesso a Israele, quelle promesse di cui il popolo eletto era tanto geloso, pur riconoscendo che esse non erano qualcosa di meritato, ma piuttosto un regalo di Dio, del tutto gratuito: intanto, però, Dio il regalo lo ha fatto solo a loro! Dt 7, 7-14 è brano che colpisce per la dolcezza verso Israele e la violenza verso gli altri: ma gli altri non sono come Israele, sono pagani, peccatori, di cui, con ogni probabilità, Dio non si interessa: altrimenti li avrebbe scelti… Nella comunità di Matteo, forse, c'è chi la pensa così; ma ci sono anche cristiani che provengono dal paganesimo: come spiegare agli altri, quelli di tradizione ebraica, che li devono accogliere senza discriminazioni perché, benché diversi da loro per tradizione e cultura, anche per loro Cristo si è incarnato, ha sofferto ed è risuscitato? Matteo segue una strategia: tutto il Vangelo segna una progressiva apertura dal particolarismo giudaico (per esempio, la difesa della legge nel discorso della montagna) a una universalizzazione della chiamata, che culmina, alla fine del Vangelo, nel comando di fare discepole tutte, ma proprio tutte, le genti (Mt 28, 19-20): non conta più fare parte o non del popolo dell'antica alleanza: quel che conta è la fede in Cristo. Ciò viene in qualche modo anticipato nella scena dei magi. Una stella, un elemento della natura, anche se apparso in circostanze straordinarie, ha guidato quegli uomini, un po' sapienti, un po' stregoni, e in ogni caso estranei al popolo delle persone perbene, verso Gesù. Lo cercano, vogliono entrare in contatto con lui, ma non sanno come fare. Chi invece avrebbe tutti gli strumenti per incontrarlo, cioè Erode e tutti i sapienti di Gerusalemme, si chiude nella difesa del proprio privilegio, del proprio sapere, delle proprie certezze, senza lasciarsi interrogare dal fatto nuovo della stella, dalla nascita di quel bambino. I magi, e solo loro, troveranno il Signore, e avranno la possibilità di offrirgli i loro doni, di fare amicizia con lui. Non ripasseranno più da Gerusalemme, che, almeno allora, non si farà loro compagna nel cammino: ma non per questo si allontaneranno da quel bambino, oggetto della loro adorazione. Respinti, gabbati, presi in giro e strumentalizzati da Erode e da Gerusalemme, solo davanti a Gesù bambino e a Maria i magi possono aprire gli scrigni e tirare fuori il tesoro che hanno e che sono.



Vespri

Antifona (solista)
Godi e rallegrati, o nuova Gerusalemme:
viene il tuo re, mite e salvatore.

(SALMO 118, 105-112 XIV)
Lampada per i miei passi è la tua parola, *
luce sul mio cammino.
Ho giurato, e lo confermo, *
di custodire i tuoi precetti di giustizia.

Sono stanco di soffrire, Signore, *
dammi vita secondo la tua parola.
Signore, gradisci le offerte delle mie labbra, *
insegnami i tuoi giudizi.

La mia vita è sempre in pericolo, *
ma non dimentico la tua legge.
Gli empi mi hanno teso i loro lacci, *
ma non ho deviato dai tuoi precetti.

Mia eredità per sempre sono i tuoi insegnamenti, *
sono essi la gioia del mio cuore.
Ho piegato il mio cuore ai tuoi comandamenti, *
in essi è la mia ricompensa per sempre.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.


Antifona (insieme)
Godi e rallegrati, o nuova Gerusalemme:
viene il tuo re, mite e salvatore.

Lettura Breve (1 Ts 5, 23-24)
Il Dio della pace vi santifichi fino alla perfezione, e tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Colui che vi chiama è fedele e farà tutto questo!

Responsorio Breve
Mostraci, Signore, * la tua misericordia.
Mostraci, Signore, * la tua misericordia.
V. E donaci la tua salvezza,
la tua misericordia.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Mostraci, Signore, la tua misericordia.

Preghiere spontanee

Padre Nostro

Orazione
O Dio, grande e misericordioso, fa' che il nostro impegno nel mondo non ci ostacoli nel cammino verso il tuo Figlio, ma la sapienza che viene dal cielo ci guidi alla comunione con il Cristo, nostro Salvatore, che è Dio e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male,
e ci conduca alla vita eterna.
Amen.



Preghiera di Giacomo di Sarug

Figlio di Dio, nel Tuo amore sei venuto tra di noi a fare nuove tutte le cose.
Perche' io parli del Tuo amore a chi mi ascolta, donami il Tuo amore.
Dio Altissimo Tu sei disceso dal Cielo per abitare con noi peccatori.
Perche' io racconti la bellezza del Tuo amore, donami di salire dove Tu abiti.
Nel Tuo amore bruciante permetti che la mia bocca annunzi con forza la Tua buona notizia,
donami di cantare a piena voce la Tua gloria tra le genti di questa terra

Preghiera di David Maria Turoldo

Vieni di notte,
ma nel nostro cuore è sempre notte:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in silenzio,
noi non sappiamo più cosa dirci:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in solitudine,
ma ognuno di noi è sempre più solo:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni, Figlio della pace,
noi ignoriamo cosa sia la pace:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni a liberarci,
noi siamo sempre più schiavi:
E dunque vieni sempre, Signore.
Vieni a consolarci,
noi siamo sempre più tristi:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni a cercarci,
noi siamo sempre più perduti,:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni, tu che ci ami:
nessuno è in comunione col fratello
se prima non è con te, o Signore.
Noi siamo tutti lontani, smarriti,
né sappiamo chi siamo, cosa vogliamo.
Vieni, Signore. Vieni sempre, Signore.



Cineforum Serale

Il cineforum è stato aperto con la presentazione di un breve filmato di uno spezzone del consiglio comunale della città di Fort Worth, Texas del 12 ottobre 2010.

Parla il consigliere comunale Joel Burns.

Prendendo spunto dai numerosi casi di suicidio giovanile derivanti da bullismo omofobo nelle scuole, Il consigliere dà una testimonianza personale della sua esperienza di vittima di bullismo omofobo e del proprio vissuto attuale.

Nel caso non siano visibili i sottotitoli in italiano premere il tasto CC, in rosso in basso a destra, visibile dopo aver fatto partire il filmato.

 


Lodi

Antifona (solista)
Verrà con potenza il Signore,
e sarà luce ai nostri occhi, alleluia.


(SALMO 150)

Lodate il Signore nel suo santuario, *
lodatelo nel firmamento della sua potenza.
Lodatelo per i suoi prodigi, *
lodatelo per la sua immensa grandezza.

Lodatelo con squilli di tromba, *
lodatelo con arpa e cetra;
lodatelo con timpani e danze, *
lodatelo sulle corde e sui flauti.

Lodatelo con cembali sonori, †
lodatelo con cembali squillanti; *
ogni vivente
dia lode al Signore.

Gloria al Padre e al Figlio, *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen .


Antifona (insieme)
Verrà con potenza il Signore,
e sarà luce ai nostri occhi, alleluia.

Lettura Breve (Rm 13, 11-12)
E' ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.


Responsorio Breve
Cristo, Figlio del Dio vivo, * abbi pietà di noi.
Cristo, Figlio del Dio vivo, abbi pietà di noi.
Tu che vieni nel mondo,
abbi pietà di noi.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Cristo, Figlio del Dio vivo, abbi pietà di noi.

Preghiere spontanee

Padre Nostro

Orazione
O Dio, grande e misericordioso, fa' che il nostro impegno nel mondo non ci ostacoli nel cammino verso il tuo Figlio, ma la sapienza che viene dal cielo ci guidi alla comunione con il Cristo, nostro Salvatore, che è Dio e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male,
e ci conduca alla vita eterna.
Amen.



Preghiera a Maria

Ti prego, Maria, per tutti i ragazzi
che stasera hanno voglia di piangere
perché non hanno affetto,
perché non hanno nessuno
che dia loro la buona notte
e li inviti a dormire tranquilli.

Ti prego, Maria, per tutti gli orfani,
per tutti i ragazzi abbandonati dai genitori,
per quelli che, per qualsiasi motivo,
vivono lontani dalla famiglia.

Ti prego, Maria, per i ragazzi che oggi sono stati malati.
Per quelli che sono stati sfruttati.
Per quelli che, invece di giocare e studiare
sono costretti a lavorare.

Ti prego, Maria, per i ragazzi disabili
e per coloro ai quali anche oggi
il giorno è sembrato lungo e noioso.

Ti prego, Maria.
Amen.

I Magi (Evelyn Waugh)

Con quale difficoltà siete arrivati
avvistando il movimento delle stelle
e calcolando le distanze
al posto dove, allo stesso tempo, i pastori correvano
a piedi scalzi.

Voi siete i miei patroni speciali
e patroni di tutti coloro che arrivano in ritardo,
di tutti coloro che devono fare un viaggio faticoso
per arrivare alla verità,
di tutti coloro che si confondono con la scienza
e la speculazione,
di tutti coloro che, per gentilezza,
si associano alla colpevolezza degli altri,
di tutti coloro che si trovano in pericolo
a causa dei loro talenti...

Per amore di colui che non respinse i vostri bizzarri regali,
pregate sempre per tutti i dotti, gli obliqui, i delicati,
pregate che non siano trascurati presso il trono di Dio
quando i semplici entreranno nel regno.


Lettera di Maria al gruppo

Cari figli non temete, non abbiate paura, anche io ho temuto quando ho scoperto la mia vocazione ad essere madre senza essere sposata, anche voi avete provato timore e inquietudine quando avete scoperto la vostra omosessualità ed avete scoperto una società che non dava spazio alla vostra natura.
Non abbiate timore a conciliare la vostra fede con la vostra omosessualità, a voi non è apparso nessun angelo ma accogliendo lo Spirito Santo anche voi potete dire: " Avvenga in me secondo la tua Parola".
Accogliete quindi la vostra natura, anzi e' proprio la vostra diversità che vi spinge a cercarmi e a cercare la ragione della vostra esistenza.
Voi avete un compito: comprendere il senso della vostra vocazione come credenti omosessuali, siete una punta di diamante vivendo all'interno di quella Chiesa Cattolica di cui molti esponenti vorrebbero tenervi fuori. Non importa se qualcuno di voi ha una fede debole, siate solidali con i lontani, io sono con voi e prego per voi.
Io vengo da un piccolo paese, anche qualcuno di voi viene da luoghi lontani e da piccoli centri chiusi a vocazioni particolari che a molti appaiono contrarie alle tradizioni ortodosse, non abbiate paura io prego per la vostra realizzazione di vita a cui siete chiamati in quanto fratelli di quel mio Figlio che vi ha amato sopra ogni cosa.
La Chiesa come me vi è Madre, se avete visto qualche incoerenza non giudicate nessuno, amate come potete e giustificate coloro che ipocritamente non accettano le loro tendenze.
Io sono "Mater Abscondita", madre nascosta, ma sono sempre con voi, anche quando non mi pregate io ci sono, vi accompagno con le mie preghiere che rivolgo al mio Figlio, io intercedo per voi.
Io ho un progetto per voi, che possiate scoprire la vostra santità nella vostra omosessualità.

Maria Madre di Dio

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Lettera di Giuseppe al gruppo

Fratelli, ho scelto di agire con amore; la legge avrebbe ucciso la donna che ho amato e fatto di suo figlio un orfano.
Dio poteva volere questo? La sua invocazione di amore io l'ho ascoltata e l'ho riconosciuta, pur se contraria alla legge degli uomini.
Non sapevo dove mi avrebbe portato. Se fossi vissuto abbastanza per vederlo, vedere il mio figlio amato trafitto sulla croce, avrei compreso quale misteriosa via e da quale luogo inaspettato può giungere la salvezza.
Da colui che nessuno avrebbe potuto amare per la legge degli uomini è sorta la più grande vicenda di amore che uomo conosca.
Non trascurate di ascoltare, amare, accettare ciò che realmente siete, poiché è in ciò che siete che si cela l'amore del Signore e la vostra vocazione. L'amore è sempre la scelta giusta, gravida della profezia di Dio sull'uomo.

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Lettera dei pastori al gruppo

Caro compartecipe dei margini,
presta attenzione alla novità, meravigliati dell'inusuale, non ne avere paura, lasciati condurre verso il nuovo.
In un eventuale cambiamento radicale di vita, dopo avere non tanto affrontato la vita quanto avere cercato di restare a galla, sei molto simile a me pastore, che vivo alla giornata aspettando ogni giorno un segno nuovo vagando con le greggi di luogo in luogo.
Come me, ti senti uno fuori dal coro dei cosiddetti veri credenti, eppure è proprio a te, come è accaduto a me, che Dio parla per primo in modi che non comprendi nell'immediato. Non è la pratica regolare e ufficiale dei riti che ti rende un vero credente, ma l'amore che metti in ciò che fai e dici. Anzi, più ti senti e sei lontano, più sei caro e vicino a Dio, proprio come è avvenuto a me, pastore ai margini della società.
Io, pastore a quei tempi, avevo tutte le ragioni per avercela con Dio per la mia condizione di vita emarginata. La Scrittura parla della predilezione di Dio per i pastori: pensa ad Abele preferito a Caino o a Davide preferito a Saul. Eppure ero ai margini. Questa emarginazione può renderti, come è accaduto a me, disincantato verso ogni discorso di fede. Sappi però che la tua attesa indignata viene interrotta da una chiamata inattesa che può cambiare la tua vita e riscattarti, come è successo a me quella notte santa.
La tua posizione ai margini è paradossalmente l'occasione di poterti avvicinare a Dio, perciò riconciliati con essa e ne raccoglierai i frutti. Tu sei il destinatario della pace di Dio perché, benché tu faccia difficoltà a crederci, Dio ti ama così come sei e non nonostante ciò che sei.
Buon Natale da un pastore.


Lettere dei Magi al gruppo

PRIMA LETTERA:
Siamo partiti, abbandonando così la nostra terra natale, affidandoci alla luce dì una stella, che sappiamo essere premonitrice di una regalità messianica in Israele. La stella volge verso occidente e ci indica la direzione da seguire.

SECONDA LETTERA:
Sono già quattro anni che viaggiamo, abbiamo perso la stella, dopo alcune esitazioni, senza più patria, proseguiamo il nostro cammino attraversando terre sconosciute e incontrando genti nuove.

TERZA LETTERA:
Eccoci ad Israele e subito ci siamo rivolti all'autorità locale, per essere guidati verso il re che stavamo cercando, ma non sapeva niente e ci è sembrato strano che proprio Lui ci abbia chiesto informazioni in merito. Stasera è ricomparsa la stella e proviamo una grandissima gioia. Ci rechiamo a Betlemme, pieni di fiducia, come le profezie ci hanno indicato.

QUARTA LETTERA:
Giunti a Betlemme la rivelazione ci è apparsa con tutta la sua chiarezza e grandezza, non conforme a quanto ci aspettavamo. E qui ha avuto pieno compimento la nostra conversione, davanti a Maria e il suo bambino. E si è anche compiuta la nostra umanizzazione. Trovando la verità siamo diventati uomini liberi, spogliandoci da tutti i nostri beni materiali e i nostri costrutti sociali. Se prima eravamo stranieri ora abbiamo trovato la nostra vera identità e ci sentiamo ovunque accolti.

QUINTA LETTERA:
Siamo sulla via del ritorno e siamo consci senza ombra di dubbio della strada che dobbiamo percorrere e abbiamo riconosciuto gli inganni di Erode. Siamo molto più leggeri, più consapevoli di noi stessi e degli altri e del nostro posto nella società e di conseguenza siamo liberi perché abbiamo conosciuto la verità.


Un augurio speciale
dal gruppo
La Sorgente
per ognuno di voi.

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