La Sorgente

La mia solidatietà verso gli altri


Incontro di Sabato 13 Marzo 2010


La mia solidarietà verso gli altri è vissuta agli occhi della mia fede?

"Nessuno di noi, infatti, vive per se stesso e nessuno muore per se stesso…"

(Rm 14,7)

La parola Solidarietà è un sostantivo (soliditas) che deriva dall'aggettivo latino solidus: solido, compatto, massiccio, consistente; Il verbo solidare significa rassodare, render solido, forte, resistente, rinforzare, saldare. Solidarietà ha dunque in sé l'idea di essere solidi con qualcuno, di condividerne la sorte così da fare uno. Ha anche una connotazione di forza, di verità e di totalità. È l'esatto opposto di estraneità, che dice molteplicità, separazione.
Sta correntemente ad indicare un atteggiamento di benevolenza e comprensione, ma soprattutto di sforzo attivo e gratuito, atto a venire incontro alle esigenze e ai disagi di qualcuno che ha bisogno di un aiuto.
Si parla di "solidarietà sociale" in riferimento ad attività svolte dalle istituzioni per sollevare persone costrette ai margini della società a causa di problemi economici come disoccupati, sottostipendiati, pensionati etc., o di altro genere come malati, invalidi, stranieri etc.
La solidarietà, quando viene esercitata durante il tempo libero dai singoli cittadini o da cittadini riuniti in associazioni, assume il nome di "volontariato", attività libera e gratuita svolta per ragioni private e personali, che possono essere di natura religiosa, di giustizia sociale, di altruismo o di qualsiasi altra natura.
Un'altra accezione del termine solidarietà è quella che viene usata per indicare il legame misterioso ma reale che lega tutti gli uomini, in quanto creati ad immagine e somiglianza di Dio. In tale accezione, gli esseri umani sono solidali nel bene come nel male, e ciò spiega sia il peccato originale e le sue conseguenze per tutti gli uomini, sia il valore della passione, morte e resurrezione di Cristo come redenzione di tutti gli uomini. Ne consegue che, da un punto di vista etico cristiano, non esiste una "vita privata" dove ognuno potrebbe agire come crede meglio, e una "vita pubblica", la sola dove si dovrebbe ubbidire a regole uguali per tutti.
Dunque non è lecito interpretare la solidarietà in termini di lotta di classe o di alleanze di alcune categorie contro altre. Una espressione bellissima del concetto di solidarietà è nel famoso testo di John Donne (1572-1631): "Nessun uomo è un'isola, intera per se stessa; ogni uomo è un pezzo del continente, parte della Terra intera; e se una sola zolla vien portata via dall'onda del mare, qualcosa all'Europa viene a mancare, come se un promontorio fosse stato al suo posto, o la casa di un uomo, di un amico o la tua stessa casa. Ogni morte di uomo mi diminuisce perché io son parte vivente del genere umano. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te."



La solidarietà nella Bibbia

Anche la Bibbia naturalmente parla di solidarietà, e poiché essa non ama esprimersi in termini astratti, ma descrive fatti, ecco alcuni passi dove trovare l'idea-fatto di Solidarietà:

22Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri nel paese d'Egitto. [...] 24Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all'indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse. 25Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai al tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo?

(Esodo 22,20;24-25)

17Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai d'un peccato per lui. 18Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso.

(Levitico 19,17-18)

... Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 35 Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 36 nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. 37 Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 39 E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 40 Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.

(Matteo 25,34-40)

14 Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? 15 Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano 16 e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? 17 Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa. 18 Al contrario uno potrebbe dire: Tu hai la fede ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede.

(Giacomo 2,14-18)

27 Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, 28 benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. 29 A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l'altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. 30 Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. 31 Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.

(Luca 6,27-31)

1 Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli. 2 Quando dunque fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 3 Quando invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, 4 perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

(Matteo 6,1-4)

19 Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero: 20 mi sono fatto Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei; con coloro che sono sotto la legge sono diventato come uno che è sotto la legge, pur non essendo sotto la legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono sotto la legge. 21 Con coloro che non hanno legge sono diventato come uno che è senza legge, pur non essendo senza la legge di Dio, anzi essendo nella legge di Cristo, per guadagnare coloro che sono senza legge. 22 Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. 23 Tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe con loro.

(1 Corinzi 9,19-23)



Il Magistero e la solidarietà

Il Magistero della Chiesa nel corso dei secoli, attraverso le sue molteplici espressioni, ha indicato ai credenti come interpretare concretamente l'insegnamento della Sacra Scrittura, ma mai come ai nostri giorni si sente il bisogno di capire come sia possibile mettere in pratica quel termine che esprime la generosità umana. Ecco alcune indicazioni che il recente Magistero ha consegnato a tutti coloro che desiderano dar voce a tale bisogno:

L'amore sarà sempre necessario, anche nella società più giusta. Non c'è nessun ordinamento statale giusto che possa rendere superfluo il servizio dell'amore. Chi vuole sbarazzarsi dell'amore si dispone a sbarazzarsi dell'uomo. Ci sarà sempre sofferenza che necessita di consolazione e di aiuto. Sempre ci sarà solitudine. Sempre ci saranno anche situazioni di necessità materiale nelle quali è indispensabile un aiuto nella linea di un concreto amore per il prossimo.

L'attività caritativa cristiana deve essere indipendente da partiti ed ideologie. Non è un mezzo per cambiare il mondo in modo ideologico e non sta al servizio di strategie mondane, ma è attualizzazione qui ed ora dell'amore di cui l'uomo ha sempre bisogno.

L'amore del prossimo radicato nell'amore di Dio è anzitutto un compito per ogni singolo fedele, ma è anche un compito per l'intera comunità ecclesiale, e questo a tutti i suoi livelli.

Il compito immediato di operare per un giusto ordine nella società è proprio dei fedeli laici. Come cittadini dello Stato essi sono chiamati a partecipare in prima persona alla vita pubblica.

L'azione pratica resta insufficiente se in essa non si rende percepibile l'amore per l'uomo, un amore che si nutre dell'incontro con Cristo. L'intima partecipazione personale al bisogno e alla sofferenza dell'altro diventa così un partecipargli me stesso: perché il dono non umili l'altro, devo dargli non soltanto qualcosa di mio ma me stesso, devo essere presente nel dono come persona.

L'esperienza della smisuratezza del bisogno può, da un lato, spingerci nell'ideologia che pretende di fare ora quello che il governo del mondo da parte di Dio, a quanto pare, non consegue: la soluzione universale di ogni problema. Dall'altro lato, essa può diventare tentazione all'inerzia sulla base dell'impressone che, comunque, nulla possa essere realizzato.

L'amore è gratuito; non viene esercitato per raggiungere altri scopi. Il cristiano sa quando è tempo di parlare di Dio e quando è giusto tacere di Lui e lasciar parlare solamente l'amore. Egli sa che Dio è amore.

Chiunque ha bisogno di me e io posso aiutarlo, è il mio prossimo. Il concetto di prossimo, nonostante la sua estensione a tutti gli uomini, non si riduce all'espressione di un amore generico ed astratto, in se stesso poco impegnativo, ma richiede il mio impegno pratico qui ed ora.

Nei santi diventa ovvio: chi va verso Dio non si allontana dagli uomini, ma si rende invece ad essi veramente vicino.

Da Deus Caritas Est, Lettera enciclica di BENEDETTO XVI


Spunti per la riflessione

  • Ti consideri una persona solidale con il tuo prossimo?
  • Cosa significa essere solidali? Perché mai esserlo?
  • Hai mai sperimentato la solidarietà di qualcuno?
  • Cosa rende difficile, magari impossibile, la solidarietà?
  • E' possibile per te una solidarietà totale, cioè investendo in essa tutta la vita e per sempre?
  • Pensi che la tua solidarietà possa anche essere frutto di eventuali reconditi sensi di colpa


Preghiera finale

Signore, tu conosci il mio cuore
tu sai che il mio unico desiderio
è di donare agli altri
tutto quello che mi hai dato.

Che i miei sentimenti e le mie parole,
i miei svaghi e il mio lavoro,
le mie azioni e i miei pensieri
i miei successi e le mie difficoltà,
la mia vita e la mia morte,
la mia salute e le mie infermità,
tutto ciò che sono e tutto quel che vivo,
che tutto sia loro, che tutto sia per loro,
perché tu stesso non hai disdegnato
di prodigarti in loro favore.

Insegnami dunque, Signore,
sotto l'ispirazione del tuo Spirito,
a consolare coloro che sono afflitti,
a ridare coraggio a quelli che non ne hanno a sufficienza,
a rialzare quelli che cadono,
a sentirmi debole con i deboli,
e a farmi tutto a tutti.

Fa' che sappia adattarmi
a ciascuno dei miei fratelli,
al suo carattere, alle sue disposizioni,
Alle sue capacità come ai suoi limiti,
secondo tempi e luoghi
come tu giudicherai bene che sia,
Signore.

(Aelredo di Rievaulx)



Grandi esempi di solidarietà

Oskar Schindler (1908 - 1974) è stato un imprenditore tedesco, famoso per aver salvato, durante la Seconda Guerra Mondiale, circa 1.100 ebrei dallo sterminio, con il pretesto di impiegarli come personale necessario allo sforzo bellico presso la sua fabbrica di oggetti smaltati. L'orrore determinante a cui dovette assistere fu il rastrellamento del 1942 nel ghetto di Cracovia. I soldati stavano trasferendo gli ebrei in un campo di concentramento a Plaszow, e uccisero selvaggiamente molte persone che cercavano di nascondersi nelle loro case. Da brillante diplomatico, dopo il rastrellamento fu sempre più pronto a usare le sue doti per salvare i suoi Schindlerjuden ("gli ebrei di Schindler"). Si accordò con Amon Göth, il comandante di Plaszow, per il trasferimento di 900 ebrei nell'adiacente complesso industriale, dove sarebbero stati relativamente al sicuro dalle angherie delle guardie tedesche. Difese attivamente i suoi operai. Egli avrebbe sostenuto che alcuni lavoratori incompetenti erano in realtà essenziali per il buon andamento della fabbrica, e qualsiasi danno che veniva loro fatto, risultava nelle sue proteste e richieste di risarcimento al governo.

Albert Schweitzer (1875 - 1965) è stato un medico, teologo, musicista e missionario tedesco. Nel 1904, dopo aver letto un bollettino della società missionaria di Parigi che lamentava la mancanza di personale specializzato per svolgere il lavoro di una missione in Gabon, Albert sentì che era giunto il momento di dare il proprio contributo e, un anno dopo, all'età di trent'anni, si iscrisse a Medicina, per specializzarsi a trent'otto in malattie tropicali. Egli, che sin da piccolo aveva mostrato una spiccata sensibilità nei confronti di ogni forma vivente, sentì come irresistibile il richiamo-vocazione a spendere la sua vita a servizio dell'umanità più debole. Schweitzer aveva le idee chiare anche sulla sua destinazione una volta ottenuta la laurea in medicina: Lambaréné, una città del Gabon occidentale in quella che era allora una provincia dell'Africa equatoriale francese. In una lettera scritta al direttore della Società Missionaria di Parigi - di cui l'anno prima aveva letto un articolo sulla drammatica situazione delle popolazioni africane afflitte da lebbra e malattia del sonno, bisognose di un'assistenza medica - Schweitzer spiegò la sua scelta: "Qui molti mi possono sostituire anche meglio, laggiù gli uomini mancano. Non posso più aprire i giornali missionari senza essere preso da rimorsi. Questa sera ho pensato ancora a lungo, mi sono esaminato sino al profondo del cuore e affermo che la mia decisione è irrevocabile"

Pier Giorgio Frassati (1901-1925) nacque da una delle famiglie più in vista dell'alta borghesia della Torino sabauda. Era un ragazzo molto vivace, solare, sempre allegro e ricco di energie. Nonostante le ricchezze della famiglia era spesso al verde perché il più delle volte i soldi di cui disponeva venivano da lui generosamente dati ai poveri e ai bisognosi che incontrava o andava a visitare. Non di rado gli amici lo vedevano tornare a casa a piedi perché aveva dato a qualche povero i soldi che avrebbe dovuto utilizzare per il tram. Fece attivamente parte della Conferenza di San Vincenzo, aiutando un numero indefinito di persone che spesso non avevano di che vivere. "Aiutare i bisognosi - rispose un giorno alla sorella Luciana - è aiutare Gesù". In famiglia nessuno sapeva nulla delle sue opere caritative, non compresero mai appieno chi fosse veramente Pier Giorgio. È visitando i poveri nelle loro abitazioni che contrasse una poliomielite fulminante che lo portò repentinamente alla morte, a soli 24 anni, in meno di una settimana, dal 29 giugno al 4 luglio, giorno in cui spirò. Ai suoi funerali presero parte molti amici, riguardevoli personalità, ma soprattutto tantissimi poveri. Davanti a quello spettacolo di popolo, che accorse a dare l'ultimo saluto al figlio, per la prima volta i suoi familiari capirono, vedendolo tanto amato, dove e come era vissuto Pier Giorgio. Il padre, con amarezza, asserì: "Io non conosco mio figlio!".

Felicitas Niyitegeka (Rwanda) Felicitas era una donna semplice e coraggiosa. Durante i massacri del 1994, in Rwanda, ella, hutu, protesse nella sua casa e salvò numerose persone dell'etnia tutsi in quel momento oppressa. Scoperta, vollero uccidere le persone da lei protette, mentre il fratello colonnello fece sapere che lei doveva essere risparmiata. Ella rifiutò di dissociarsi dal gruppo destinato a morte e scrisse al fratello prima di morire: "Caro fratello, ti ringrazio per avermi voluto salvare, ma piuttosto di vivere lasciando morire quarantatre figli (le persone accolte nella sua casa), ho scelto di morire con loro; prega per noi, perché possiamo arrivare presso Dio. Di' il mio arrivederci alla vecchia mamma e ai suoi fratelli; pregherò per te quando sarò arrivata. Coraggio, grazie per aver pensato a me. Tua sorella Felicitas".