La Sorgente

Due giorni in preparazione all'Avvento


Incontro di Sabato 6 e Domenica 7 Dicembre 2008



Unificare, pacificare, guarire il cuore - Pace con sé, con Dio, con gli altri

Come Gesù faceva e ci invita a fare, ci troviamo in disparte per riposare un po', ritrovarci con noi stessi, tra di noi e con Dio. Ritrovare il silenzio interiore, al di là dell'agitazione e della dispersione. Ritrovarsi. Raccogliersi.

  • Il Signore ci chiama e aspetta per "parlarci al cuore". Osea (2,16; 6; 11). Isaia 40.
  • C'è una "conoscenza del cuore", frutto del tu a tu con il Signore, che illumina e parla.
  • Cuore: centro che unisce, armonizza, tiene insieme l'insieme del mio essere. L'io umano più profondo si trova nella profondità del "cuore".
  • Proclamare la fede con la bocca, ma "credere con il cuore" (Rom 10, 9-10).
  • Dilatare il cuore = allargare gli orizzonti, capire più profondamente le questioni, integrare i dati altrui, fare sintesi personale, chiarire le decisioni da prendere.

"Non angustiatevi per nulla. Siate amabili con tutti. Il Signore è vicino. E la pace di Dio, che eccede ogni intelligenza, custodisce i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù".

( Filippesi, 4,4-7)



È il Signore che guarisce il cuore, lo illumina, ci parla. Una nuova Alleanza.


"Scriverò la mia legge sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio" [...] "Darò loro un solo cuore e un solo modo di comportarsi. Concluderò con loro un'alleanza eterna [...] e lo farò con tutto il cuore e con tutta l'anima". [...] "Darò loro un cuore per conoscermi, perché il sono il Signore; saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio se torneranno a me con tutto il cuore".

( Geremia, 31,31-33; 32,38; 24,7)


"Formatevi un cuore nuovo, uno spirito nuovo. Io non godo della morte [...] Convertitevi e vivrete!" [...] "Vi aspergerò con acqua pura [...] Io vi purificherò. Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi"

( Ezechiele, 18,31; 36,24-29)

Essere presente a sé stesso per sentire e seguire questa voce. Interiorità.

"L'uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al suo cuore [...]. La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimità propria".

( Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 16: AAS 58 (1966) 1037)


"Davanti a lui rassicureremo il nostro cuore qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa".

(1Gv, 3,19-20)



Spunti per la riflessione

  1. Riesco a far silenzio e ad unificare interiormente il mio cuore?
  2. Vivo serenamente davanti a Dio?
  3. Riesco a discernere la strada da seguire?
  4. Cosa mi crea difficoltà?
  5. Come superarlo?


Et incarnatus est de Spiritu sancto, ex Maria virgine, et homo factus est

"In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
…E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi…
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia."

(Gv, 1)


Credo in unum Deum, Patrem omnipotentem, factorem coeli et terrae, visibilium omnium et invisibilium; et in unum Dominum Jesum Christum, Filium Dei unigenitum,
et ex Patre natum ante omnia saecula, Deum de Deo, lumen de lumine, Deum verum de Deo vero, genitum non factum, consubstantialem Patri per quem omnia facta sunt,
qui propter nos homines et propter nostram salutem descendit de coelis,
et incarnatus est de Spiritu sancto, ex Maria virgine, et homo factus est.



Il mistero della Santa Notte riassume in un'unica breve frase il credo della chiesa: "Egli si è incarnato per noi dalla Vergine Maria".
Nei duemila anni di storia della chiesa non si è probabilmente avuta un'interpretazione di queste poche parole tanto vera, umana e convincente quanto l'ultima opera lasciataci dal grande compositore Franz Schubert.

Nel 1828 Schubert aveva 32 anni ed era prossimo alla morte. Era abbastanza religioso, abbastanza povero, abbastanza infelice e abbastanza solo da poter interpretare con la sua vita e la sua musica le parole del messaggio del Natale in modo valido per tutta l'umanità e per tutti i tempi.

Maledetto dal padre, deriso dalle dame della buona società viennese, schernito dai critici, tanto idolatrato quanto frainteso dagli amici, Schubert, in seguito a un'incauta avventura amorosa, era afflitto da una malattia all'epoca mortale. Giaceva a letto, tormentato da violenti mal di testa, da terribili dolori agli occhi, tutto il suo corpo era un'unica piaga.

Come può un uomo simile, ormai sull'orlo della fossa, avere qualcosa da dirci sulla redenzione dell'umanità? Con mano tremante Schubert scrisse il suo canto d'addio al mondo e alla vita: Messa in mi bemolle maggiore.

Tutto comincia come di consueto con la prevalenza del coro, ma poi proprio a queste parole del credo"Et incarnatus est pro nobis ex Maria Virgine" - "egli si è incarnato per noi dalla Vergine Maria" comincia qualcosa di meraviglioso, di nuovo. Il violoncello inventa la melodia per una voce solista. È la ninna nanna di Schubert in 12 ottavi, accompagnata poco dopo da una seconda voce, cosicché il canto solistico si trasforma in canone, e più avanti ancora ad esso si sovrappone una voce di soprano come quella di un angelo: "Egli si è fatto uomo per noi".

L'uomo che aveva risposto con la musica del suo cuore a innumerevoli poesie di grandi lirici così da trasformarle in Lieder immortali, volle sul letto di morte che il canto degli angeli nelle campagne di Betlemme diventasse una poesia immortale sulla nostra vita.

Volendo tradurre in parole quella che è solo musica, e volendo ordinare in strofe di pensieri ciò che si compone di note, il messaggio di Schubert, la sua interpretazione del vangelo di Natale, dovrebbe essere esposto in tre frasi.:



Vivere davvero la vita

La prima dovrebbe essere: "Osa la tua vita". È un messaggio paradossale, quasi grottesco da parte di un uomo che, dopo l'unica avventura della sua ancor giovane vita, viene strappato via da un male che ai suoi tempi non solo era inguaribile, ma secondo la morale della borghesia viennese era considerato una giusta condanna divina, il marchio di una meritata punizione.

Noi diciamo che Dio, in questa notte in cui ha preso forma umana, ci ha redento dal potere del peccato. Certo, la nostra vita può essere ricca di traviamenti, di errori, di colpa, e spesso resa meschina dalle umiliazioni, dalle disperazioni e dai sentimenti di impotenza. Ma se si guarda dietro la facciata delle nostre azioni, solitamente in ciò che è distorto si riscopre la figura dei bambini ai quali non è mai stato concesso vivere spontaneamente.

Appena venuti al mondo ci è stato insegnato a distinguere tra bene e male, a evitare il peccato, a fuggire il male, a dominare le pulsioni, e così siamo diventati ciò che quasi tutti siamo: anche da adulti fondamentalmente dei bambini intimoriti, dipendenti dall'opinione della gente, limitati e spiritualmente impotenti.

Se il messaggio del Natale ha qualcosa da dirci, è questo: che dovremmo osare e rischiare di vivere la nostra verità. Nel cuore di ogni essere umano vivono una musica e un canto che solo lui può suonare e cantare. Egli deve tentare di trovare questa musica e trasmetterla a tutta un'umanità.

Ancor più che a perdonare la nostra colpa Dio è pronto ad accompagnarci, spesso sulle vie più tortuose che su quelle diritte, sicuramente più nei periodi in cui siamo alla ricerca di qualcosa che nei momenti in cui abbiamo trovato ciò che cercavamo. E così potremmo iniziare, ancora una volta, a essere i bambini che non ci è mai stato concesso di essere, cominciare la vita che portiamo dentro di noi come verità e che spesso è sepolta sotto tanto affanno, tanta angoscia e tanto dolore. A ognuno di noi sarebbe possibile udire il canto degli angeli nelle campagne di Betlemme come voce del desiderio, della preghiera e della fiducia del suo cuore.

Nel 1828, nella città imperiale di Vienna, quest'uomo, per il quale nessuno avrebbe dato un soldo, lascia nella sua interpretazione delle parole che descrivono il divenire uomo del nostro Dio un invito alla fiducia, perché su questa terra non vi è colpa che non possa essere perdonata da Dio ed è solo la nostra pusillanimità a impedirci di essere ampi, grandi e umani come siamo chiamati a essere.



Credere nell'amore

Vi è una seconda cosa che la musica di Schubert dedicata al vangelo di Natale può dirci: "Credi nell'amore".

Appena cominciamo a crescere, impariamo più a temere che ad amare l'unica forza nella nostra vita che venga indubitabilmente da Dio, più a viverla come una colpa e un tormento che a osare affrontarla veramente, cosicché il passo dall'infanzia al divenire adulti è quasi sempre pagato con una buona dose di disillusioni, di cinismi e di meschinità'.

Schubert, che da questo mondo degli adulti non ha avuto altro che tormento, crudeltà e mortificazione, osa lasciar scritto nel suo testamento in note che non si può calunniare e offendere l'amore. Nulla di diverso da quanto accade nei giorni del Natale. Si può tacciare di impurità la forza che fa nascere Dio nel nostro mondo, considerarla moralmente sospetta ed escluderla dai luoghi degli uomini, ma resta comunque il fatto che ogni volta, a ben guardare, in ciò che si cela tra quanto ci appare impuro troviamo un'innocenza nascosta, nella quale però non avevamo mai osato credere; resta il fatto che esiste una purezza che non ha mai fine, malgrado ogni apparenza esteriore e che l'amore merita di essere benedetto persino nelle sue forme più bizzarre.

L'amore, quando è vero, è così raro, e spesso così debole, in questo mondo, ma solo su di esso poggiano tutte le promesse, solo in esso spira l'onnipotenza di Dio, solo l'amore ha la forza di cambiare il mondo. Quante cose di questa vita soffocata ci è stato insegnato a considerare normali: la quotidianità regolata dalla routine dei doveri, senza vita e senza amore, senza un pensiero animato, senza una scintilla di fantasia creativa, come se avessimo dovuto calpestare ogni focolaio di entusiasmo, perché non bruciasse e non facesse danni.

Che cosa temiamo veramente quando abbiamo paura di noi stessi, e chi evitiamo in realtà quando non facciamo che rifugiarci nella massa? Cosa alquanto grottesca, quest'uomo morto per causa dell'amore lo proclama nei versi del credo di Natale.



Bellezza che salva

Vi è poi un terzo messaggio che Schubert vorrebbe trasmettere, traendolo dal mistero dell'incarnazione. Lo si potrebbe intitolare: "Non dimenticare la bellezza".

Anche questo è sconvolgente e grandioso nell'anno 1828. Un uomo costretto a letto, il corpo maleodorante, persino per coloro che gli sono vicini, gonfio fino a essere sfigurato, la putrefazione in vita. Anche questo è carne, caducità, esistenza terrena. Eppure resta il messaggio salvifico, la prodigiosa fiducia data dalla poesia del cuore, dal canto del mondo, dal messaggio degli angeli, secondo cui in tutto ciò che ci circonda, essendo creato dalle invisibili mani di Dio, spira una bellezza che non passa mai.

Se solo guardiamo abbastanza attentamente, persino nei lineamenti più deturpati scorgeremo ancora il volto di Dio, persino nelle cose apparentemente più umili coglieremo come un presagio dell'altezza dei cieli e persino nel decadimento ci prepareremo all'ascesa al cielo. Siamo creature di questo mondo, ma a cominciare dal Natale possiamo, anzi dobbiamo credere, se vogliamo vivere veramente, che Dio ci viene incontro in ogni elemento, in ogni aspetto delle cose che ci circondano. Ognuna di esse è una traccia nascosta, un'indicazione della via che conduce al cielo, e la nostra vita ne ha bisogno per orientarsi.

Solo queste tre grandi forze possono aiutarci a placare la nostalgia e a non perdere di vista la strada per le stelle: la fiducia nel perdono, che ci rende capaci di osare la nostra vita, la fede nell'amore, che ci insegna a essere ampi, forti e fedeli verso noi stessi e le persone al nostro fianco, e l'evidenza della bellezza, persino sull'orlo del precipizio. Vivere queste tre cose significa presagire qualcosa dell'incarnazione di Dio su questa terra.

Auguro di tutto cuore a noi tutti che Dio accompagni e avvolga la nostra vita in ogni momento, buio o luminoso che sia, che ci renda saldi nella forza dell'amore che è egli stesso, e che ci consoli con il raggio luminoso della bellezza, riflesso degli angeli persino nell'ombra della materia più scura. Che Dio rafforzi il suo amore, perché risplenda attraverso di noi".

(OMELIA TENUTA DA EUGEN DREWERMANN NELLA MESSA DI NATALE DEL 1986)
EUGEN DREWERMANN - Il cielo aperto - Prediche per l'Avvento e il Natale, Queriniana, Brescia 1997 - Editrice Queriniana, p.221-227)