La Sorgente

Etty Hillesum, alla ricerca di Dio


Incontro di Sabato 23 Febbraio 2008



Etty, testimone della fede, dentro la Shoah

35Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? 36Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello. 37Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. 38Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, 39né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.

(Rm 8,35-39)

25Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? 26Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, nè mietono, nè ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? 27E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? 28E perchè vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. 29Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 30Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? 31Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? 32Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. 33Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 34Non affannatevi dunque per il domani, perchè il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.

(Matteo 6,25-34)



Eccomi qui con la mia costipazione spirituale ...

Etty nasce in Olanda nel 1914 da famiglia ebrea.

Laureata in giurisprudenza coltiva la passione della lettura. I suoi autori privilegiati saranno Rilke e Dostoevskij e, in seguito, S. Agostino e i Vangeli (in particolare Matteo).

Ad Amsterdam frequenta gruppi socialisti e sionisti e ha una vita affettiva intensa ma insoddisfacente. E’ una donna molto passionale e sensuale.

Nel 1941 incontra Julius Spier, psicologo junghiano, che diventerà una figura centrale nella sua vita affettiva e spirituale.

Nel 1942 lavora al Consiglio Ebraico di Amsterdam fino a quando accetta di essere trasferita al campo di Westerbock.

Muore ad Auschwitz il 30 novembre 1943 a 29 anni



Indifferenza ed affettività religiosa.
L'identità ebraica

Prima di incontrare Spier, Etty era piuttosto indifferente alla questione religiosa, ma non era atea.

Molto consapevole della sua identità ebraica, soprattutto grazie alle turbolente relazioni famigliari

In generale era una donna irrequieta e insoddisfatta, anche con pensieri suicidi. Molto pesante l’influenza materna negativa.



Julius Spier: il mediatore con Dio

"Dentro di me c’è un pozzo molto profondo. E in quel pozzo c’è Dio. A volte riesco a raggiungerlo. Ma tante volte questo pozzo è coperto da massi e macerie: allora Dio è sepolto. Bisogna dissotterarlo di nuovo"

(I brani in corsivo sono tratti dal Diario di Etty Hillesum (1941-1943) e dalle lettere da Westerbock. Gli Adelphi nr.93. VI edizione 2001)

13Rispose Gesù: "Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; 14ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna".

(Giovanni 4,13-14)



A fianco a Spier, verso Dio

Spier è diventato il mediatore tra lei e Dio, ossia colui che attraverso di sè ha permesso ad un’altra persona di aprirsi a Dio e come l’ha resa cosciente della presenza di un Altro dentro di sè.

E Dio, che si trova al punto di incontro di queste due esperienze uniche e personali, nel loro luogo più segreto, si lascia condividere...nell’assoluta liberta di ognuno

 

"Spier ha scavato in me i pozzi che non si prosciugheranno mai. Resterò sempre legata a lui, perchè vivo sempre di più grazie agli stessi pozzi di cui egli vive"



Il secondo polo: la vita, tutta la vita

Ascoltarsi dentro (Hineinhorchen) è ormai lo stile di vita di Etty. Presta attenzione alla vita, dentro e fuori di lei, e non esclude o rimuove più nulla di ciò che essa porta di buono o cattivo.

In questo processo Etty troverà l’inesauribile tenerezza di Dio. Vi troverà la vita in Dio e una grande fede in Dio.

“Voglio penetrare il mistero della mia vita, o ancora il mistero davanti al quale mi trovo”



Il cuore pensante della baracca

Il lavoro interiore di Etty: il registro della vita (la baracca), il registro del sensibile (il cuore), il registro del riflessivo (il cuore pensante).
Il pensiero del cuore: non escludere niente, spiegarsi con tutto e accogliere tutte le contraddizioni della vita.

“Mi sento piuttosto come un piccolo campo di battaglia su cui si combattono le questioni poste nella nostra epoca. Tutto ciò che si può fare è rimanere umilmente disponibili perchè l’epoca faccia di noi un campo di battaglia".



Dio, segreto del Desiderio

"Un sentimento nuovo ha preso il sopravvento in Etty: il sentimento della bontà innata della vita. Un sentimento nuovo che va dritto al cuore. Etty ha fatto esperienza che Dio è la sorgente e il segreto dell’Amore".

Esperienza amorosa
Fede in Dio
Sentimento di bontà innata della vita


La responsabilità

Etty scopre lo spazio dentro di sè, lo spazio dell’accoglienza...

Verso gli uomini....

“Portare l’altro con sè, sempre e ovunque, rinchiuso dentro di noi. E questo non con una sola persona, ma con molte. Accogliere l’altro nel proprio universo interiore; dargli un posto dove possa crescere e prosperare. E’ una grande responsabilità”

...e verso Dio, la sorgente della vita e dell’amore...

“Ti offro uno spazio sempre più grande dove abitare e comincio anche ad esserti fedele



Un Dio vulnerabile, senza difese

Etty ha capito che Dio non è responsabile delle innumerevoli disgrazie e di tutto il male che si riversa sul mondo. Solo gli uomini ne sono responsabili

“...sono pronta ad accettare tutto...pronta anche a testimoniare in ogni situazione e nella morte che questa vita è bella e piena di significato. E che non è colpa di Dio, ma nostra, se le cose sono così come sono ora. Abbiamo ricevuto tutte le nostre possibilità di sviluppare i nostri talenti, ma non abbiamo ancora imparato a utilizzare adeguatamente queste possibilità....non tocca a me, mio Dio, chiederti questa spiegazione, toccherà a te chiedere una spiegazione a noi”

"Per umiliare qualcuno si deve essere in due: colui che umilia e colui che è umiliato e soprattutto: che si lascia umiliare. Se manca il secondo, e cioè se la parte passiva è immune da ogni umiliazione, questa evapora nell’aria…non possono farci niente…possono renderci la vita spiacevole e toglierci la libertà di movimento…ma siamo noi stessi a privarci delle nostre forze migliori con il nostro atteggiamento sbagliato: con il nostro sentirci perseguitati ed umiliati…siamo soprattutto noi stessi a derubarci da soli…Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso - se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo”



Liberarsi dall'odio

“...non si può modificare qualcosa nel mondo esteriore che non abbiamo prima modificato dentro di noi....abbiamo talmente tante cose da combattere in noi stessi che non dovremmo nemmeno preoccuparci di odiare quelli che chiamiamo i nostri nemici...il minimo atomo di odio che noi aggiungiamo a questo mondo lo rende ancora più inospitale”.



Dio, l'innocente assoluto

“Una cosa diventa evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare Te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo contribuire a disseppellirti nei cuori devastati di altri uomini”

Per Etty Dio è innocente: anzi è l’innocente assoluto. E poiché non fa nulla senza la libertà dell’essere umano, senza che la persona si impegni liberamente in ciò che desidera e chiede, Dio è impotente. Senza l’uomo, Dio è impotente. Dio non vuole manipolare gli avvenimenti (Mt 4 , 1-11), intervenire come un mago per fermare il male e costruire la Storia al posto degli uomini, trattandoli come bambini. E’ impotente, senza potere e senza forza, se non quella dell’amore, nel senso in cui fin dall’origine del mondo ha accettato di dipendere dalla sua creazione, di dipendere Egli stesso da quello che gli uomini vorranno fare di Lui nella loro Storia.

Dio è allora onnipotente in quanto l’Amore è onnipotente. Solo Colui che è innocenza assoluta, perché accetta di dipendere totalmente dalle scelte di libertà degli uomini, può un giorno rivelare loro la verità di quello che hanno fatto nella loro vita e della loro vita. Etty si assume totalmente la responsabilità nei confronti di Dio, rinuncia a se stessa e prende ogni giorno la sua croce fino ad Auschwitz.



La gratitudine

“Quando sto in un angolo del campo, con i piedi piantati sulla tua terra, gli occhi levati verso il tuo cielo, sento scorrere sul volto le lacrime, unico sfogo della mia emozione interiore e della mia preghiera”

Dio è in assoluto il più vulnerabile, tuttavia può dare una forza sorprendente a chiunque lo accolga liberamente: una tenerezza che resiste ad ogni dolore, proprio perchè si apre ad ogni dolore

31Un'altra parabola espose loro: "Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. 32Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami".

(Matteo 13,31-32)



Questa vita così buona nonostatnte tutto.
La sofferenza e l'amore

 

Etty con la sua vita è riuscita ad integrare la sofferenza con l’amore. Rimane convinta che è il senso della bontà ad avere la meglio. Ad una condizione:

 

“...per poco che facciamo in modo, nonostante tutto, che Dio, dentro di noi, sia in buone mani...”.



Accettare la sofferenza

Per Etty “accettare la sofferenza” significa che quando essa ci viene imposta non bisogna negarla. Per Etty la sofferenza non esclude la dignità umana: si può soffrire con dignità oppure senza. La maggior parte di noi non accetta la sofferenza come parte della vita ed in questo modo non siamo capaci di attingere dalla sofferenza forze positive.

Alla questione della sofferenza ci vuole anche e soprattutto una risposta che venga dall’interno del cuore umano: la sofferenza non è perciò una fatalità da subire, ma un luogo dove la libertà interiore può manifestarsi. Ed in questo luogo, Etty incontra Dio: in lei si fa sentire una bontà infinita, che lenisce ogni sofferenza come un balsamo. Nella vita stessa, là dove mondo esterno e mondo interiore si incontrano, Etty trova qualcosa di più forte del male, più forte di ogni sofferenza e di ogni violenza, pur comprendendole perfettamente



La vulnerabilità e la compassione

Solo l’amore è in grado di sopportare ed accettare la sofferenza Ma questo in Etty è stato possibile perchè lei si è resa liberamente vulnerabile, ossia ha scelto di accogliere la sofferenza, sua e degli altri, sempre di più

E la vulnerabilità nasce e cresce con la trasformazione di sè che viene dall’amore

Etty a Westerbock riesce a donare e sente in questo la forza della vita e dell’amore.

Nella tragedia Etty riuscirà a dire che tutto è anche completamente buono.



Creati a immagine di Dio

Etty ha la piena consapevolezza che Dio vive in noi. Dunque la sofferenza è in Dio. Ed è il primo vulnerabile, con la stessa vulnerabilità che si tende verso gli esseri umani. Si lascia continuamente raggiungere dalle situazioni delle persone. Offre la sua vulnerabilità nel suo aspetto più passivo, il soffrire insieme, il com-patire. La vulnerabilità di Dio è nello stesso tempo attivamente protesa verso gli uomini. “Solo Colui che è Amore può attraverso la sua vulnerabilità assoluta attendere ogni individuo nel suo luogo più intimo, nel cuore, poiché è già là, presente alla sua sofferenza (I. Granstedt, op. cit)".



Il testamento di Etty

Dio in Gesù Cristo ci ha rivelato il mistero della vita, quel segreto che ci viene concesso per condividerlo, ossia l’amore. E l’esperienza di Etty ci dimostra che è possibile accogliere in sé questo mistero solo quando si accetta la vita nella sua totalità, sapendo che la sofferenza e la morte fanno parte della vita, ma non ne sono lo scopo.

Tutti i paesaggi sono in me, ho tanto posto ora, in me c’è la terra e c’è il cielo. Capisco benissimo che gli uomini abbiano potuto inventare qualcosa come l’inferno. Il mio inferno non lo vivrò mai più – l’ho già sperimentato una volta ed è bastato per una vita intera – ma posso vivere molto intensamente quello degli altri... ho spezzato il mio corpo come pane e l’ho distribuito agli uomini. Perché no? Erano così affamati e da tanto tempo.”

...Si vorrebbe essere un balsamo per molte ferite...



La preghiera della domenica mattina

“Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con il peso delle mie preoccupazioni per il domani. Ogni giorno ha la sua parte. Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me. Una cosa diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare… è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini…Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi….tocca a noi aiutare te e difendere fino all’ultimo la tua casa in noi…

….dimenticano che non si può essere nelle grinfie di nessuno se si è nelle tue braccia….con me vivrai anche tempi magri, mio Dio, tempi scarsamente alimentati dalla mia povera fiducia; ma credimi, io continuerò a lavorare per te e a esserti fedele e non ti caccerò via dal mio territorio…

…il gelsomino dietro casa è completamente sciupato dalla pioggia…ma da qualche parte dentro di me esso continua a fiorire indisturbato, esuberante e tenero come sempre, e spande il suo profumo tutto intorno alla tua casa, mio Dio…Non ti porto soltanto le mie lacrime e le mie paure, ma ti porto persino, in questa mattina grigia e tempestosa, un gelsomino profumato. Ti porterò tutti i fiori che incontro sul mio cammino. E se io mi trovassi rinchiusa in una cella stretta e vedessi passare una nuvola davanti alla piccola inferriata, allora ti porterei qualche nuvola, mio Dio, sempre che ne abbia ancora la forza”.