La Sorgente

Preparazione al Natale


Incontro di Sabato 15 Dicembre 2007



Accogliere il Signore che viene e accoglierci a vicenda come Gesù ci accoglie

Fratelli, 4... in virtù della perseveranza e della consolazione che ci vengono dalle Scritture teniamo viva la nostra speranza. 5E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti ad esempio di Cristo Gesù, 6perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo.
7Accoglietevi perciò gli uni gli altri come Cristo accolse voi, per la gloria di Dio.

(Romani 15,4-7)

7Siate dunque pazienti, fratelli, fino alla venuta del Signore. Guardate l'agricoltore: egli aspetta pazientemente il prezioso frutto della terra finchè abbia ricevuto le piogge d'autunno e le piogge di primavera. 8Siate pazienti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perchè la venuta del Signore è vicina. 9Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte..

(Giacomo 5,7-9)



Tempo di attesa gioiosa, di impegno nella preghiera e nella carità operante. Tempo che invita all'accoglienza del Signore che viene e degli altri, esercitando la carità, la fede, la speranza.
Nel gruppo, concludiamo la prima tappa (carità) del percorso annuale incentrato sulla vita teologale nel concreto della nostra esistenza di cristiani omosessuali (omosessuali cristiani).
Siamo partiti dal primato dello Spirito, articolato però con la nostra libera partecipazione, responsabile. In questo Natale e inizio dell'Anno nuovo, siamo invitati a vedere a che punto siamo, che passi abbiamo dato, che nuove sfide, interpellanze, abbiamo percepito.

  1. Verso dove pensi che lo Spirito Santo ti/ci stia guidando oggi ?
  2. Quali sfide sembra offrirti/ci?
  3. Quali orizzonti ti/ci invita ad allargare o superare ?

Alcuni punti fermi del nostro essere gruppo

"… creare un luogo di accoglienza, e insieme fornire in maniera sufficientemente precisa momenti di crescita mediante un cammino di spiritualità che cerchi un'integrazione feconda tra la propria condizione di omosessuali e la fede cristiana."

"… consideriamo primaria la dimensione relazionale della persona, e, quindi, della sessualità, qualunque essa sia. Il gruppo può diventare il luogo ove imparare, attraverso la disciplina che esso esige, a costruire relazioni positive, che si traducono quindi in solidarietà e amicizia. Il nome del gruppo, e l'antico simbolo cristiano che lo identifica…, vuol rendere con l'immagine il nostro progetto: l'incontrarsi delle persone attorno a quella fonte che è il Signore Gesù."

"Collochiamo al centro del nostro discorso la relazione interpersonale, pensiamo che la sorgente che alimenta la vita sia l'amore, e cerchiamo in Gesù il modello di una relazione fondata sull'amore. (…) La sessualità rimane per noi un aspetto importante dell'esistenza, e crediamo che anche una persona omosessuale abbia il diritto a vivere questa esperienza, ma restiamo altresì convinti che il senso pieno della sessualità si realizza quando essa è strumento di comunione tra due persone, segno di affetto vero, manifestazione di un'amicizia sincera e responsabile."


Imparare a vedere l'altro con gli occhi di Cristo (Deus caritas est 17-18)

"… Il riconoscimento del Dio vivente è una via verso l'amore… Questo però è un processo che rimane continuamente in cammino: l'amore non è mai " concluso " e completato; si trasforma nel corso della vita, matura e proprio per questo rimane fedele a se stesso… …Dio è più intimo a me di quanto lo sia io stesso. Allora cresce l'abbandono in Dio e Dio diventa la nostra gioia. "

"… l'amore del prossimo nel senso enunciato dalla Bibbia, da Gesù…. consiste nel fatto che io amo, in Dio e con Dio, anche la persona che non gradisco o neanche conosco. Questo può realizzarsi solo a partire dall'intimo incontro con Dio, un incontro che è diventato comunione di volontà arrivando fino a toccare il sentimento. Allora imparo a guardare quest'altra persona non più soltanto con i miei occhi e con i miei sentimenti, ma secondo la prospettiva di Gesù Cristo. Il suo amico è mio amico. Al di là dell'apparenza esteriore dell'altro scorgo la sua interiore attesa di un gesto di amore, di attenzione... Io vedo con gli occhi di Cristo e posso dare all'altro ben più che le cose esternamente necessarie: posso donargli lo sguardo di amore di cui egli ha bisogno. … Solo la mia disponibilità ad Qui si mostra l'interazione necessaria tra amore di Dio e amore del prossimo, di cui la Prima Lettera di Giovanni parla con tanta insistenza. andare incontro al prossimo, a mostrargli amore, mi rende sensibile anche di fronte a Dio. Solo il servizio al prossimo apre i miei occhi su quello che Dio fa per me e su come Egli mi ama. I santi - pensiamo ad esempio alla beata Teresa di Calcutta - hanno attinto la loro capacità di amare il prossimo, in modo sempre nuovo, dal loro incontro col Signore eucaristico e, reciprocamente questo incontro ha acquisito il suo realismo e la sua profondità proprio nel loro servizio agli altri. Amore di Dio e amore del prossimo sono inseparabili, sono un unico comandamento. Entrambi però vivono dell'amore preveniente di Dio che ci ha amati per primo. … L'amore cresce attraverso l'amore. L'amore è " divino " perché viene da Dio e ci unisce a Dio e, mediante questo processo unificante, ci trasforma in un Noi che supera le nostre divisioni e ci fa diventare una cosa sola, fino a che, alla fine, Dio sia "tutto in tutti" (1 Cor 15, 28)".

  1. Ho fatto l'esperienza di essere guardato secondo la prospettiva di Gesù?
  2. Riesco talvolta a farlo nei confronti degli altri, anche all'interno del gruppo?

Nessuno… salvato da solo. La nostra speranza è anche per gli altri (Spe salvi 47-48)

"… la salvezza è stata sempre considerata come una realtà comunitaria. La stessa Lettera agli Ebrei parla di una " città " (11,10.16; 12,22; 13,14) e quindi di una salvezza comunitaria. Coerentemente, il peccato viene compreso dai Padri come distruzione dell'unità del genere umano, come frazionamento e divisione. Babele, il luogo della confusione delle lingue e della separazione, si rivela come espressione di ciò che in radice è il peccato. E così la "redenzione " appare proprio come il ristabilimento dell'unità, in cui ci ritroviamo di nuovo insieme in un'unione che si delinea nella comunità mondiale dei credenti…" (47)

"... nessun uomo è una monade chiusa in se stessa. Le nostre esistenze sono in profonda comunione tra loro, mediante molteplici interazioni sono concatenate una con l'altra. Nessuno vive da solo. Nessuno pecca da solo. Nessuno viene salvato da solo. Continuamente entra nella mia vita quella degli altri: in ciò che penso, dico, faccio, opero. E viceversa, la mia vita entra in quella degli altri: nel male come nel bene. Così la mia intercessione per l'altro non è affatto una cosa a lui estranea, una cosa esterna, neppure dopo la morte. Nell'intreccio dell'essere, il mio ringraziamento a lui, la mia preghiera per lui può significare una piccola tappa della sua purificazione. E con ciò non c'è bisogno di convertire il tempo terreno nel tempo di Dio: nella comunione delle anime viene superato il semplice tempo terreno. Non è mai troppo tardi per toccare il cuore dell'altro né è mai inutile. Così si chiarisce ulteriormente un elemento importante del concetto cristiano di speranza. La nostra speranza è sempre essenzialmente anche speranza per gli altri; solo così essa è veramente speranza anche per me…" (48)

"Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. / La loro comunità, infatti, è composta di uomini i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del Padre, ed hanno ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti. / Perciò la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia." (GS 1)

  1. Ho la percezione di essere solidale con gli altri, anche all'interno del gruppo, nel bene e nel male?
  2. Mi sento "responsabile" in qualche modo degli altri?
  3. Li prendo "in carico", almeno nella preghiera?

I frutti buoni li ritroveremo, purificati e trasfigurati nel Regno di Cristo (GS 39)

"Ignoriamo il tempo in cui avranno fine la terra e l'umanità e non sappiamo in che modo sarà trasformato l'universo. Passa certamente l'aspetto di questo mondo, deformato dal peccato. Sappiamo però dalla Rivelazione che Dio prepara una nuova abitazione e una terra nuova, in cui abita la giustizia, e la cui felicità sazierà sovrabbondantemente tutti i desideri di pace che salgono nel cuore degli uomini. / Allora, vinta la morte, i figli di Dio saranno risuscitati in Cristo, e ciò che fu seminato in infermità e corruzione rivestirà l'incorruttibilità; resterà la carità coi suoi frutti, e sarà liberata dalla schiavitù della vanità tutta quella realtà che Dio ha creato appunto per l'uomo. / Certo, siamo avvertiti che niente giova all'uomo se guadagna il mondo intero ma perde se stesso. Tuttavia l'attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo della umanità nuova che già riesce ad offrire una certa prefigurazione, che adombra il mondo nuovo.

Pertanto, benché si debba accuratamente distinguere il progresso terreno dallo sviluppo del regno di Cristo, tuttavia, tale progresso, nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l'umana società, è di grande importanza per il regno di Dio. Ed infatti quei valori, quali la dignità dell'uomo, la comunione fraterna e la libertà, e cioè tutti i buoni frutti della natura e della nostra operosità, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati, allorquando il Cristo rimetterà al Padre "il regno eterno ed universale: che è regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace ".

Qui sulla terra il regno è già presente, in mistero; ma con la venuta del Signore, giungerà a perfezione.

  1. Vivo l'esistenza nella prospettiva del Regno di Cristo che cresce verso la pienezza?
  2. Esercito questa fede e questa speranza nella preghiera, nell'attività quotidiana, nella correzione fraterna?


La speranza si articola con la pazienza e con l'umiltà (Benedetto XVI)

"Fede, speranza e carità vanno insieme. La speranza si articola praticamente nella virtù della pazienza, che non vien meno nel bene neanche di fronte all'apparente insuccesso, ed in quella dell'umiltà, che accetta il mistero di Dio e si fida di Lui anche nell'oscurità. La fede ci mostra il Dio che ha dato il suo Figlio per noi e suscita così in noi la vittoriosa certezza che è proprio vero: Dio è amore! In questo modo essa trasforma la nostra impazienza e i nostri dubbi nella sicura speranza che Dio tiene il mondo nelle sue mani e che nonostante ogni oscurità Egli vince…"

  1. Avverto che fede, speranza e carità vanno insieme? Come?
  2. Mi rendo conto del posto della pazienza (perseverante, coraggiosa) e dell'umiltà (con Dio e con gli altri) nell'esercizio della speranza ?