La Sorgente

"Io e mio fratello"


Incontro di Sabato 10 Febbraio 2007


(D. BONHOEFFER, Sequela, pagg. 112-118)

1Canto delle ascensioni. Di Davide.

Ecco quanto è buono e quanto è soave
che i fratelli vivano insieme!



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2È come olio profumato sul capo,
che scende sulla barba,
sulla barba di Aronne,
che scende sull'orlo della sua veste.

3È come rugiada dell'Ermon,
che scende sui monti di Sion.
Là il Signore dona la benedizione
e la vita per sempre.

(Salmi 133, 1-3)


Sono forse scorbutica?

9Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre. 10Chi ama suo fratello, dimora nella luce e non v'è in lui occasione di inciampo. 11Ma chi odia suo fratello è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi.

(1 Gv 1,9-11)

21Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. 22Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.
23Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24lascia lì il tuo dono davanti all'altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.
25Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. 26In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all'ultimo spicciolo!

(Matteo 5,21-26)

La vita del fratello per il seguace di Gesù è posta come limite da non infrangere.
Ma una tale infrazione avviene già nell'ira e più che mai in una parola cattiva che può sfuggirci di bocca (stupido), infine nell'offesa deliberata recata all'altro (pazzo). Ogni manifestazione d'ira si rivolge contro la vita dell'altro, non gli riconosce la vita. Punta alla sua distruzione. […] La parola sfuggitaci repentinamente di bocca, per noi irrilevante, dimostra che non portiamo rispetto all'altro, e ci mettiamo al di sopra di lui e consideriamo, la nostra vita più della sua.

(cfr. Bonhoeffer D., Sequela, Brescia, 2004, pag.119-120).


Ma quando arriva la quattrocentonovantunesimasima volta?

Se non perdoni niente a me, come posso perdonarti?
Se fai quello che non farei se io fossi in te?

(Senza Prudenza: dal CD La cura del tempo di Niccolò Fabi).

 

19Lo sapete, fratelli miei carissimi: sia ognuno pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all'ira. 20Perché l'ira dell'uomo non compie ciò che è giusto davanti a Dio.

(Giacomo 1,19-20)

21Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: "Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?". 22E Gesù gli rispose: "Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.

(Matteo 18,21-22)


Per la preghiera

16Sei cose odia il Signore,
anzi sette gli sono in abominio:
17occhi alteri, lingua bugiarda,
mani che versano sangue innocente,

18cuore che trama iniqui progetti,
piedi che corrono rapidi verso il male,
19falso testimone che diffonde menzogne
e chi provoca litigi tra fratelli.

(Proverbi 6, 16-19)


Spunti di riflessione

  • Cristianesimo metropolitano: come gestisco la mia ira quotidiana?
  • C'è distinzione fra "ira giusta e ira ingiusta"?
  • Ho mai ricevuto un insulto che mi ha aiutato a maturare? Lo ho mai rivolto a qualcun altro ottenendo lo stesso risultato?
  • Riesco sempre a discernere tra il prendermela con l'altro e la correzione fraterna?
  • Con quanta convinzione riesco a dire "non importa" ?

Un altro punto di vista

  • Mi comporto da vero Cristiano nella vita quotidiana, ascoltando le esigenze del prossimo, dandogli la possibilità di esistere esprimendosi, oppure cerco di prevaricarlo ed umiliarlo per non spartire nulla con lui?
  • Faccio distinzione tra la vita quotidiana, fatta di lavoro, impegni, ecc. e quella da Cristiano fatta di messe, preghiere, Lectio Divina ecc...? Oppure applico la sequela di Gesù ad entrambe, considerandole tutt'uno e imprescindibili?
  • Vivo in modo schizofrenico dividendo la mia vita di Cristiano da quella di Uomo tra gli altri fratelli o non faccio distinzione tra i due status interiori?
  • Mi pongo ogni volta in auto-giudizio prima di nutrirmi del corpo e del sangue di Gesù Cristo? Mi domando se sono abbastanza degno di avvicinarmi alla mensa del Signore? Oppure ho dei rapporti interrotti, con un mio fratello o con Dio, non ancora riconciliati?