La Sorgente

Voi siete il sale della terra


Incontro di Sabato 13 Gennaio 2007


La comunità visibile

(D. BONHOEFFER, Sequela, pagg. 107-112)

Il Signore è mia luce e mia salvezza,
di chi avrò paura?
Il Signore è difesa della mia vita,
di chi avrò timore?

Quando mi assalgono i malvagi
per straziarmi la carne,
sono essi, avversari e nemici,
a inciampare e cadere.

Se contro di me si accampa un esercito,
il mio cuore non teme;
se contro di me divampa la battaglia,
anche allora ho fiducia.

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per gustare la dolcezza del Signore
ed ammirare il suo santuario.

Egli mi offre un luogo di rifugio
nel giorno della sventura.
Mi nasconde nel segreto della sua dimora,
mi solleva sulla rupe.

E ora rialzo la testa
sui nemici che mi circondano;
immolerò nella sua casa sacrifici d'esultanza,
inni di gioia canterò al Signore.

(Salmi 27, 1-6)



Primo annunzio della passione
Profezia della passione

13 Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
14Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, 15nè si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perchè faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. 16Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perchè vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.
.

(Matteo 5,13-16)



…<<Voi siete il sale>>, non :<<dovete essere il sale!>>. Non dipende dalla volontà dei discepoli esserlo o no. Neppure viene loro rivolto un appello, perché diventino sale della terra. Al contrario, essi lo sono, volenti o nolenti, in forza della chiamata che li ha raggiunti. Voi siete il sale; non: voi avete il sale. Sarebbe un fraintendimento riduttivo voler equiparare il messaggio dei discepoli al sale. Qui si parla dell'intera loro esistenza, in quanto rifondata dalla chiamata di Cristo alla sequela, di quella esistenza di cui parlavano le beatitudini. Chi, raggiunto dalla chiamata di Gesù, si trova nella sequela, a motivo di questa chiamata diventa sale della terra nell'intera sua esistenza. D'altronde l'altra possibilità consiste nel fatto che il sale perda il suo sapore e cessi di essere se stesso. Cessa così di aver efficacia. Allora veramente non serve più a niente, se non a venir gettato via. Questa è la qualità specifica del sale. Ogni cosa deve venir salata: ma il sale, se perde il suo sapore, non può più venir salato. Con il sale si può conservare tutto, anche i materiali più guasti, solo il sale che ha perso il sapore è guasto senza speranza.
La chiamata di Gesù attribuisce alla comunità dei discepoli non solo l'efficacia invisibile del sale, ma anche lo splendore visibile della luce. <<Voi siete la luce>>, e non- ancora una volta- :<<Dovete esserlo!>>. È la chiamata stessa che li ha resi tali. Non può essere diversamente: essi sono una luce che è vista; diversamente, risulterebbe chiaro che la chiamata non li ha raggiunti. Sarebbe del tutto impossibile, irrazionale per i discepoli di Gesù, per questi discepoli, voler diventare luce del mondo! Invece essi sono resi tali già dalla chiamata, nella sequela. Ancora una volta non si dice: voi avete la luce, ma: voi siete la luce. La luce non è qualcosa che vi sia stato dato, ad es. la vostra predicazione, ma siete voi stessi. Appunto colui che dice di sé propriamente: Io sono la luce, dice propriamente ai suoi discepoli: Voi siete la luce in tutta la vostra vita, fintantoché vi attenete alla chiamata. Poiché siete tali non potete più rimanere nascosti, anche volendo. La luce splende, e la città sul monte non può restare nascosta. Non è possibile. È visibile da lungi in tutto il paese, sia che si presenti come solida città o fortificazione custodita, sia che risulti una rovina in disfacimento. Questa città sul monte - quale israelita non penserebbe qui a Gerusalemme, la città costruita sul monte! - è la comunità dei discepoli.

(cfr. Bonhoeffer D., Sequela, Brescia, 2004, pag.108-110).



…Non voi, ma le vostre buone opere gli altri devono vedere, dice Gesù. Che cosa sono queste buone opere che si possono vedere in questa luce? Non possono essere altro che le opere prodotte da Gesù stesso in loro, nel chiamarli, nel renderli luce del mondo sotto la sua croce - l'esser poveri, stranieri , miti, pacifici, e in ultimo persecuzione e rifiuto: e in tutto questo una sola cosa, il portare la croce di Gesù Cristo. La croce è la luce singolare che qui risplende, in cui soltanto possono vedersi tutte queste buone opere dei discepoli. In tutto questo in effetti non si dice che diventa visibile Dio, ma che si vedono le <<buone opere>> e che la gente loda Dio per esse. Visibile diventa la croce e con essa le opere della croce, le ristrettezze e la rinuncia di coloro che sono chiamati beati. E non è più l'uomo a poter essere lodato per la croce e per una tale comunità, ma solo Dio. Se le buone opere fossero virtù umane, quali si voglia, non si dovrebbe lodare il Padre a causa loro, ma il discepolo. Mentre qui non c'è più nulla per cui lodare il discepolo che porta la croce e la comunità la cui luce risplende, così da renderla visibile sul monte: per le sue <<buone opere>> può essere lodato solo il Padre nei cieli. Così gli altri vedono la croce e la comunità della croce e credono in Dio. Ma questa è la luce della resurrezione."

(cfr. Bonhoeffer D., Sequela, Brescia, 2004, pag. 111-112)


Spunti di riflessione

  • la tua fede riesce a dare sapore alla tua vita e a quella di coloro che incontri ogni giorno?
  • Il tuo seguire Cristo è una luce che risplende o ti nascondi per paura di comprometterti agli occhi del mondo?
  • L'unica " opera buona" specifica del cristiano è testimoniare la resurrezione di Gesù Cristo nella propria vita; trasmetti agli altri la gioia che viene dallo sperimentare la vittoria sulle tue "morti" quotidiane (sofferenza, paura, emarginazione, rifiuto, precarietà, diversità)?