La Sorgente

Senza titolo ...


Incontro di Sabato 28 Maggio 2005




Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: "Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?". Gesù gli disse: "Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre". Egli allora gli disse: "Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza". Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: "Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi". Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.

(Marco 10, 17-22)


Il desiderio riguarda la radice più profonda dell'esistere.
Il bisogno è più sull'area del possesso, dei soldi, una persona, un ruolo, una dottrina, un'amicizia, una notorietà, un'appartenenza, una sofferenza per poter dire: "io sono".
Il rischio è che la nostra esistenza finisca per girare sempre intorno ai bisogni o cercando di soddisfare le aspettative che gli altri hanno su di noi.
Il giorno in cui riusciamo a prescindere dall'approvazione dell'altro siamo pronti a correre il rischio dell'inconosciuto, dell'imprevisto, della solitudine, dell'abbandono, dell'incomprensione e ad andare incontro a quello che succederà, alla vita che non si ripete mai, perché non è un cliché e di sentirci dentro un processo più grande che ci porta sempre oltre e che ci affranca dal rotolare quotidiano.

Il desiderio si incontra più facilmente negli snodi, nelle difficoltà, negli errori. Esso si esprime soprattutto attraverso il disagio, e l'irrequietezza.
Nell'insoddisfazione riusciamo a cogliere più facilmente quel qualcosa di altro dentro di noi che tenta di esprimersi, ma non sempre trova accoglienza. E meno il desiderio trova accoglienza, tanto meno è facile per quella persona vivere armoniosamente la propria vita.
Scoprire il senso (senso=desiderio) che Dio ha messo nell'esistenza di ogni persona diventa il compito di ciascuno. E Dio ci offre tante possibilità.
Fondamentale è entrare in contatto con il desiderio della propria vita. Essa richiede un profondo ascolto di sé e il coraggio umile di divenire veri con se stessi.
Quando ci si ferma prevalentemente alla sola risposta ai bisogni, il desiderio si sbriciola in mille rivoli e si consuma in questo modo la tensione verso l'inedito che esso porta con sé.
Il frutto dell'accoglienza del desiderio è la capacità di amare ogni cosa e in particolare tutte le manifestazioni della vita; non ci preoccupiamo più di controllarla e possiamo abbandonarci, cioè lasciarci avvolgere dal suo vento impetuoso senza la paura di essere destabilizzati. Chi ama veramente un altro si occupa dei suoi bisogni, ma sa accogliere il desiderio dell'altro. Questo è l'amore di cui parlava Gesù. Ogni volta che incontrava una persona l'aiutava ad incontrare, attraverso il suo bisogno, il suo desiderio.
Ma quanta felicità barattiamo in cambio della sicurezza?
"Se ci persuadiamo che l'esistenza umana è per natura mutevole e ciascuno di noi va incontro ad un cambiamento continuo, allora diciamo che la sicurezza è una nostra fantasia che cerchiamo di realizzare immobilizzando tutto in un nostro schema, mentre l'avventura che promuove il desiderio è la realtà" (Umberto Galimberti).
L'altro è il luogo di relazione però l'altro ci deluderà sempre. La relazione con l'altro ci aiuta, ma non c'è nessuno che potrà dire al posto nostro qual è il nostro desiderio e fare la scelta di essergli fedele nel tentare di realizzarlo. La sorgente di ogni cosa deve essere la vita stessa, mai un'altra persona. "La vita non può essere colta in poche formule. La vita è infinitamente ricca di sfumature, non può essere imprigionata né semplificata. Ma semplice potresti divenire tu…".

(Etty Hillesum)

E giunsero a Gerico. E mentre partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Costui, al sentire che c'era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: "Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!". Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: "Figlio di Davide, abbi pietà di me!". Allora Gesù si fermò e disse: "Chiamatelo!". E chiamarono il cieco dicendogli: "Coraggio! Alzati, ti chiama!". Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: "Che vuoi che io ti faccia?". E il cieco a lui: "Rabbunì, che io riabbia la vista!". E Gesù gli disse: "Va', la tua fede ti ha salvato". E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada.

(Marco 10, 46-51)

 




Acqua di Fonte n° 35

[..] Ero stato chiamato a presentare un libro della Bibbia. Aperta la serie di domande post-relazione sono stato alluvionato da interrogativi "classici" tipo: perché la chiesa condanna gli omosessuali, perché la Chiesa fa politica …………… "et simila".
E ho fatto a mia volta una domanda: ma riuscite almeno ogni tanto a dimenticare di essere omosessuali?
[...]
Thomas Merton, (trappista americano, uno dei maggiori maestri spirituali del Novecento morto nel 1968 a soli 53 anni) scriveva : "La cosa peggiore che possa capitare a una persona già divisa in una dozzina di compartirei è circoscrivere un altro compartimento e dire che quest'ultimo è più importante di tutti gli altri, e che quindi deve esercitare un'attenzione particolare nel tenerlo distinto dagli altri".
Parla della contemplazione ovvero: se qualcuno vuole ritagliare nella sua persona un "compartimento",sia esso quello contemplativo o quello dell'omosessuale e lo recinta, e lo cura, e lo mette costantemente al centro, commette lo stesso errore, che è madornale e pieno di rischi: prendere una parte di se e nominarla come il proprio "io", facendo di "un" pezzo il tutto, o pensando al tutto come a una congerie di pezzi, da tirar fuori volta a volta e/o da presentare secondo richiesta.
Quando a chi mi chiede cosa facciamo alla Fonte rispondo che noi non mettiamo mai l'omosessualità a tema, perché non è questo il centro, voglio dire esattamente quello che consiglia Merton a proposito della contemplazione. Trovare un centro non è facile, ma si può provare, a partire dalla presa di coscienza che fare unità nella propria persona è così cruciale che da qui dipende molto della nostra felicità, o almeno della pace interiore senza la quale la vita diventa ardua e difficile. Il centro deve stare in tensione dialettica con quello che potremmo chiamare "orizzonte", collocando in questo spazio desideri e attese, aspirazioni e progetti. Tra il centro e l'orizzonte accade la vita, fatti e persone che incontriamo, successi e fallimenti che marcano il cammino. Ho parlato di tensione dialettica, come un dialogo tra due principi che hanno bisogno l'uno dell'altro.
[..]
Un centro senza un'orizzonte diventa un'ossessione, un'orizzonte senza centro rischia di diventare dissipazione o disperazione.
[..]
Per il credente il centro è Cristo. Non è un'operazione automatica, ma una conquista da rifare in continuazione.

Dall'editoriale di Domenico Pezzini