La Sorgente

La Risurrezione


Incontro di Sabato 2 Aprile 2005



La Risurrezione - Mito o realtà?

Ringraziamento, invocazione d'aiuto

Ho sperato: ho sperato nel Signore
Ed egli su di me si é chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha tratto dalla fossa della morte,
dal fango della palude;
i miei piedi ha stabilito sulla roccia,
ha reso sicuri i miei passi.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
lode al nostro Dio.

Molti vedranno e avranno timore
E confideranno nel Signore.
Beato l'uomo che spera nel Signore
E non si mette dalla parte dei superbi,
ne si volge a chi segue la menzogna.
Quanti prodigi tu hai fatto, Signore Dio mio
quanti disegni in nostro favore:
nessuno a te si puo paragonare.
Se li voglio annunziare e proclamare
Sono troppi per essere contati.

Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto.
Non hai chiesto olocausto e vittima per la colpa.
Allora ho detto: "Ecco io vengo.
Sul rotolo del libro di me é scritto,
che io faccia il tuo volere.
Mio Dio, questo io desidero,
la tua legge e nel profondo del mio cuore".

Ho annunziato la tua giustizia nella grande assemblea;
vedi, non tengo chiuse le labbra, Signore, tu lo sai.
Non ho nascosto la tua giustizia in fondo al cuore,
la tua fedelta e la tua salvezza ho proclamato.
Non ho nascosto la tua grazia
e la tua fedelta alla grande assemblea.

Non rifiutarmi, Signore, la tua misericordia,
la tua fedelta e la tua grazia
mi proteggano sempre.

(Salmo. 40, 1-12)



La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermo in mezzo a loro e disse: "Pace a voi". Detto questo, mostro loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi". Dopo aver detto questo, alito su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi".

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: "Abbiamo visto il Signore!". Ma egli disse loro: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò".

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermo in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". Poi disse a Tommaso: "Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!". Rispose Tommaso: "Mio Signore e mio Dio!". Gesù gli disse: "Perché mi hai veduto hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!".

Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

(Giovanni. 20, 19-31)

Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi, e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l'ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano!
Vi ho trasmesso dunque, innanzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo mori per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed é risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono l'infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio però sono quello che sono, e la sua grazia in me non é stata vana; anzi ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me. Pertanto, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.

Ora, se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini.

Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, cosi tutti riceveranno la vita in Cristo.

(Dalla prima lettera di San Paolo Apostolo ai Corizi. 15, 1-12.16-22)



Spunti di riflessione

Realta della Risurrezione

La morte e la risurrezione di Cristo sono due eventi che interrogano ogni uomo da duemila anni e in particolar modo coinvolgono profondamente la vita di noi cristiani.

La Chiesa non ha mai celebrato la croce di Cristo, senza celebrare insieme la sua risurrezione. La tradizione della Chiesa è sempre stata orientata verso lo scopo definitivo della Croce: la vita, e la vita fino alla ricostruzione del mondo e al ritorno finale di Cristo. La Scrittura afferma chiaramente come atto unico questa morte e questa risurrezione.

La realtà della risurrezione è oggetto di controversie: alcuni vorrebbero ridurre il fatto della Risurrezione unicamente a un atto di fede degli Apostoli; ma presentare la loro testimonianza sulla risurrezione come unico contenuto storico certo della risurrezione è contraddire il Vangelo. Gli Apostoli, infatti, non intendono assolutamente testimoniare una fede che imponga l'esistenza di un fatto (la risurrezione), ma piuttosto vogliono testimoniare un fatto da cui scaturisce la loro fede.

Gli evangelisti usano una grande discrezione riguardo alla risurrezione, non la usano come argomento apologetico, ma vedono in essa il segno della vittoria della vita sulla morte, vittoria ormai partecipata a tutti quelli che credono.

Nessuno degli evangelisti si occupa di commentare la risurrezione; essi ne constatano il fatto: la tomba vuota. Ma, partendo da qui, hanno cura di sottolineare la realta del corpo umano di Gesù dopo la risurrezione, anche se qualcosa è profondamente cambiato. Il Cristo non è più sottoposto alle leggi dello spazio e della materia, entra a porte chiuse. Gli evangelisti ci fanno fare esperienza di questo corpo glorioso. La fede degli Apostoli si basa sui fatti; non ci danno una teologia della risurrezione, ma ci fanno condividere la loro esperienza.

Gli Apostoli non si pongono la domanda che ci poniamo noi: come è stato possibile rianimare un cadavere? Nulla di questo nella prospettiva degli scritti apostolici: per loro si tratta del Cristo crocifisso che ora è nella gloria; del Cristo che manda lo Spirito che lo ha risuscitato e ci trasmette la sua vita gloriosa già da ora, come pegno della risurrezione finale.

Anche San Paolo ci comunica la sua esperienza della risurrezione di Cristo, perché la sua prima esperienza nella conversione é la visione di Cristo risorto. Come gli altri apostoli, anche San Paolo ha visto il Cristo risorto e ne é testimone.


La fede di San Tommaso

Il Vangelo di Giovanni ci parla dell'apparizione di Cristo e della fede di Tommaso, che era assente alla prima venuta di Cristo risorto. Tommaso rimane perplesso, attende di poter verificare personalmente e concretamente il fatto della risurrezione del Signore. E vediamo come il Signore gli conceda di credere, ma affermando la necessita del passaggio a una fede "spirituale": "Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno".

Noi cristiani siamo chiamati a una fede che supera il controllo fisico del fatto della Risurrezione, legato alla sensibilita umana, per arrivare a una fede molto più ampia, che è poi la fede della Chiesa e di ogni cristiano. Perché la Chiesa è chiamata ad annunciare la risurrezione e a suscitare, mediante il dono dello Spirito, la fede in Cristo risorto. Convertirsi significa credere alla Parola, all'annuncio, senza la possibilita di controllare fisicamente quanto viene proclamato dalla Chiesa. Ma una volta che abbiamo accolto nel nostro cuore l'annuncio della risurrezione di Cristo, tale risurrezione comincia a manifestarsi in ciascuno di noi per opera dello Spirito Santo (Rm. 8,11), innanzitutto attraverso i "segni" della vita sacramentale della Chiesa. Per entrare in questi segni, però, occorre già un certo dono di fede.

Due sono, invece, i segni fondamentali di risurrezione che caratterizzano la vita del cristiano e chiamano alla fede anche gli increduli, perché manifestano la potenza della risurrezione di Cristo:

  1. Il segno dell'amore: "Questo é il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv. 15,12s);
  2. Il segno dell'unita: "Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me, perché siano tutti una cosa sola. Come tu Padre sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato" (Gv. 17,20s). La comunita dei credenti diventa cosi essa stessa segno della morte e della risurrezione di Cristo e testimonia la vittoria di Cristo sulla morte.

( Molti spunti per queste riflessioni sono stati tratti da: A. Nocent, Celebrare Gesù Cristo. Tempo pasquale, Assisi, 1977)

DOMANDE

  • L'annuncio della morte e risurrezione di Cristo interroga e coinvolge la nostra vita?
  • Abbiamo bisogno di "vedere e toccare" per credere?
  • Quali esperienze concrete di Risurrezione abbiamo fatto nella nostra vita?