La Sorgente

Visibilità - 2° Incontro


Incontro del 20 Novembre 2004


Visibilità - Accettazione di sè - Testimonianza

Nel Signore è la fiducia del giusto
Beati coloro che hanno fame e sete della giustizia perché saranno saziati (Mt 5, 6).

Nel Signore mi sono rifugiato, come potete dirmi:*
" Fuggi come un passero verso il monte "?.

Ecco, gli empi tendono 1'arco, †
aggiustano la freccia sulla corda *
per colpire nel buio i retti di cuore.

Quando sono scosse le fondamenta, *
il giusto che cosa può fare?.

Ma il Signore nel tempio santo, *
il Signore ha il trono nei cieli.

I suoi occhi sono aperti sul mondo, *
le sue pupille scrutano ogni uomo.
II Signore scruta giusti ed empi, *
egli odia chi ama la violenza.

Giusto è il Signore, ama le cose giuste; *
gli uomini retti vedranno il suo volto.



Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. Ed è per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come sta scritto:

Chi si vanta si vanti nel signore

(Dalla Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi, 1,26-31)



Spunti di Riflessione

[A partire soprattutto dall'adolescenza, per l'omosessuale] la percezione della propria diversità rispetto al modello dominante si accompagna spesso ad un senso di sofferenza e alla paura di rivelarsi agli altri. Ci si accorge presto che bisognerà trovare da soli la propria strada, che si andrà incontro al rifiuto, magari alla derisione, probabilmente all'incomprensione delle stesse persone il cui affetto ci è necessario: i genitori, gli amici.
Le risposte a questo rifiuto possono essere varie e contraddittorie, secondo il temperamento personale, le esperienze concrete, l'intensità del rigetto.
[...]
[Si può arrivare anche a] forme di odio per il proprio corpo e di quelli simili a sé, [...] in quanto la propria condizione [...] è vista come causa di sofferenza e motivo di un rifiuto che fa male.
[...]
Sull'esperienza del rifiuto la Bibbia ha molto da dire; la maggioranza dei protagonisti del testo sacro è costituita da gente che vive una qualche forma di rifiuto o di emarginazione. [...] Anche Cristo ha vissuto questa esperienza: "Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto"(Gv 1,11).
[Come rispondono Gesù e i personaggi biblici a questa esperienza di rifiuto? Facendo ricorso a Dio.]
Per accedere alla propria identità, per accettarsi e apprezzarsi, uno ha bisogno di un riconoscimento: se non lo danno i vicini resta la possibilità di trovare questo riconoscimento amoroso nel Padre di tutti, [riscoperto come Amore] nel quale ciascuno trova la sua identità e libertà.
[...]
E' opportuno ricordare che il ricorso a Dio come fonte prima e vera della propria identità non è affatto una scelta evasiva, [una fuga dalla realtà,] ma è, al contrario, la sola via per renderci liberi nei confronti degli altri e impostare quindi un rapporto corretto, che eviti modi sbagliati di relazionarsi o troppo eccentrici o iperdipendenti [dal punto di vista affettivo].
[...]
Se la prima ragione [...] per cui mi devo amare è che esisto e che Dio mi ha fatto così e che lui mi vuole comunque bene, altrimenti non mi avrebbe creato, [...] allora il riconoscimento degli altri [è importante e utile, ma non una necessità ossessiva]. [..] Accoglierò il riconoscimento degli altri come una grazia tutte le volte che qualcuno me ne farà dono, ma potrò anche farne a meno.

(Domenico Pezzini,
Per un cammino di vita interiore della persona omosessuale
Credere Oggi - Persone omosessuali
nr.116, pp. 81-83)

Ciò che ci dà la forza di uscire allo scoperto senza esibizionismi, ma anche senza timori, è la consapevolezza di essere amati profondamente da Dio per quello che siamo. Su di noi c'è un'elezione di Dio, proprio nella nostra debolezza, nel nostro essere rifiutati dal mondo. Dio rovescia le categorie umane e le prospettive del mondo:"Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono" (1Cor. 1,28).

Non c'è più paura di mostrarsi per quello che si è, perché si ha la certezza di essere amati, di essere inseriti in un piano di salvezza. Il Signore ci ha chiamati in una situazione di debolezza, nella nostra condizione di omosessuali, proprio perché sia più profonda l'unione con lui e possiamo testimoniare le sue opere.

La visibilità per l'omosessuale cristiano deve essere anche testimonianza dell'amore di Dio, che si rivela in Cristo crocifisso e vincitore della morte. Forza determinante per la salvezza del mondo è la testimonianza della Croce di Cristo, "scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani", ma "potenza di Dio e sapienza di Dio" (cfr 1Cor. 1,23s).



Domande

  • Quali difficoltà hai avuto o hai tuttora a renderti visibile e ad accettare la tua condizione di omosessuale?
  • Riesci oggi a vedere nella tua storia personale - e nella tua condizione di omosessuale - i segni dell'amore profondo di Dio per te?
  • Quanto ti aiutano la tua fede e l'esperienza del gruppo a essere visibile come omosessuale e come cristiano?