La Sorgente

Come vivo...


Incontro del 5 Giugno 2004


Come vivo la mia vita?

Disse ancora: "Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato".

(dal Vangelo di Luca, cap.15, vv. 11-32)


  • Il figlio minore se ne va per seguire la propria idea di "vita realizzata" e getta al vento tutti gli averi materiali e spirituali che il Padre gli da prima di rendersi conto dell'errore. Cosa è per noi "realizzazione di vita"? Come la perseguiamo? Cosa gli sacrifichiamo?
  • Nel bisogno il figlio non pensa subito a rifugiarsi dal padre e, anche quando decide di tornare, si sente colpevole e degradato. Ciononostante si umilia e torna verso casa. Abbiamo lo stesso coraggio di umiliare il nostro orgoglio riconoscendo l'errore? Nel sacramento della riconciliazione? Nel chiedere scusa con parole e fatti verso i fratelli?
  • Il figlio maggiore rimane nella casa del Padre e ubbidisce a tutti i suoi comandi e pensa che questo gli dia più diritto all'amore del padre. Pensa che l'amore si conquisti con l'obbedienza. Come pensiamo si conquisti l'amore del padre?
  • Il figlio maggiore si lamenta col padre che non gli ha mai dato un vitello per festeggiare con gli amici. Cosa ci aspettiamo in pagamento alla nostra buona condotta? Quale per noi è la buona condotta?



Tratto da una testimonianza da Alle porte di Sion pg.147

Se mi metto a ripensare alla mia vita, trovo che non è stata sicuramente una vita preconfezionata e piatta dai dodici ai quattordici anni le mie uniche amicizie sono state le ragazzine cui giocavo e mi divertivo mi accorsi che a differenza di quanto accadeva ai miei compagni, le ragazze non provocavano in me nessuno stimolo frequentavo la parrocchia, l'oratorio, ero amico di ragazzi e ragazze. Un ragazzo per cinque anni mi fece da fratello, amico, padre e "amante", fino a quando non si sposò. Quel giorno il mondo mi crollo addosso, mi sentii nuovamente solo. Iniziai a cercare incontri in luoghi particolari, quelli in cui si fa il cosiddetto "battuage": prima, solo per sfogare la mia voglia di sesso, perché mi sentivo abbandonato; poi, per il desiderio vero di avere una persona con cui costruire un futuro. In questo tempo frequentando quei luoghi, ho conosciuto un numero molto alto di persone, con tante storie, a volte palesemente inventare, a volte tristemente vere, quasi da film. Questi incontri per me erano diventati una droga, che assumevo mi sembrava di essere ormai rassegnato a passare tutta la vita così, tra la casa, il lavoro preso come un gioco, ed i fine settimana passati con gli amici del giorno e della notte. Finalmente la svolta: l'incontro con un ragazzo la difficoltà negli incontri, il dover nuovamente fingere, il problema di introdurlo in famiglia erano tante e tante le cose che mi assillavano in quelle settimane avevo quanto da sempre desideravo, sognavo e fantasticavo, ma si rivelava per me una cosa forse troppo grande e troppo bella tante cose abbiamo fatto e tante altre ne faremo ero convinto che per la Chiesa dire gay volesse dire "peccatore". Ora invece, penso che anche per la Chiesa i gay sono persone come tutte le altre



Tratto da una testimonianza da Alle porte di Sion pg.90

DisseIn poco più di un anno la mia vita è radicalmente cambiata, in modo del tutto imprevisto. Premettetto che sono un prete, temporaneamente sospeso al ministero la mia esperienza è simile a quella di tanti altri bravi ragazzi di parrocchia che, ad un certo punto della loro vita, decidono di entrare in seminario. La carriera seminiristica è stata brillante, al punto che i miei superiori decisero di inviarmi a Roma per completare gli studi teologici. Però accanto a questa vita in ascesa, umanamente parlando, mi sentivo di una povertà infinita esisteva però nel fondo del mio cuore una paura che non riuscivo a decifrare ed a cui non volevo dare un nome. Solo la paziente amicizia di un compagno prete, eterosessuale, che è riuscito a fra breccia nella mia vita gelida, poco alla volta quella che io avevo definito la "paura di me stesso" si è manifestata come paura nei confronti della mia omosessualità che ovviamente non potevo accettare, e che anzi disprezzavo ferocemente. Provavo fortissimi sensi di colpa per ciò che cominciavo a sentire di essere. Nella chiesa dove fino a quel momento mi ero sentito sempre a posto, ho cominciato a ritenermi un estraneo. Quando mi fu chiaro chi ero, decisi di provare a parlare con qualcuno. E il primo cui rivelai la mia omosessualità fu un sacerdote di Milano; l'incontro con lui fece crollare un muro. Ed iniziai a percepire la possibilità che nella Chiesa avessi tutto il diritto di stare e si esistere per quello che ero. Cominciavo a vincere le mie paure. Prima di entrare in un gruppo è passato parecchio tempo alla fine scelsi di entrare tra gli amici del gruppo omosessuali di Roma La Sorgente: è con loro che ho vissuto momenti di autentica crescita umana e cristiana.Il gruppo ha trasformato la mia vita: non mi sono mai sentito giudicato, ed ho sperimentato la solidarietà sincera, l'amicizia affettuosa, la gioia di essere accolto e amato non per l'abito che indossavo, ma per ciò che ero. Avendo terminato la mia esperienza romana ed essendo rientrato in diocesi, fui nominato viceparroco, ma non interruppi i miei contatti con gli amici del gruppo, anzi partecipavo volentieri ai loro incontri. Stavo di fatto meditando di lasciare il ministero sacerdotale e chiedere un certo periodo di tempo per riflettere sulla mia vocazione, quando una serie di telefonate al mio vescovo, più o meno anonime, hanno bruscamente interrotto la mia missione. In questo momento, dopo diversi mesi di sospensione, si sta prospettando l'ipotesi di trasferimento in un'altra diocesi. Sto affrontando tutte queste difficoltà con grande serenità, perché mai come ora mi sento riconciliato con me stesso pronto a riprendere con nuovo slancio il ministero pastorale annunciare che la Chiesa sarà veramente la casa dove possono essere accolti, riconosciuti e rispettati apertamente tutti gli emarginati e gli esclusi. E quindi anche noi!