La Sorgente

Conseguenze

Del Senso Di Impotenza 


Incontro del  22 Febbraio 2003

Da: A. GRÜN Autostima e accettazione dell'ombra

Autopunizione Disperazione Rassegnazione


Dal libro di A. GRÜNAutostima e accettazione dell'ombra .

Autopunizione

..... Le persone troppo severe con se stesse si trascinano spesso sole davanti alla tribuna dell'implacabile super-io: pur credendo alla misericordia di Dio, sono impietose con se stesse. Si condannano per i minimi errori ed esercitano un terrore profondo contro se stesse......

Rassegnazione e disperazione 

..... Rassegnazione e disperazione sono spesso la condizione a partire dalla quale le persone si buttano nel lavoro o nel divertimento: esse ci fissano attraverso il sorriso di chi fa della propaganda, le incrociamo negli animatori che devono indurre gli altri alla felicità e nei volti dei manager che lavorano ventiquattr'ore su ventiquattro per fuggire il proprio vuoto interiore ......

..... Rassegnazione e disperazione sono presenti anche a livello sociale e politico; troviamo politici ed economisti che si arrendono alla lotta per un ambiente migliore o per una maggiore giustizia nel mondo poichè non vedono possibilità di successo.


E vi rendo Testimonianza!!!! 
.....

La scoperta della mia omosessualità non è stata un evento improvviso ed inaspettato. Da sempre ricordo di aver provato una forte attrazione verso le persone del mio stesso sesso... Questo desiderio si è poi acuito nell'adolescenza, periodo in cui, oltre alla violenza delle pulsioni, ho dovuto far fronte anche al rischio di essere scoperto e alla paura della riprovazione che ne sarebbe conseguita.... Io crescevo, fisicamente, intellettualmente e spiritualmente, ma il desiderio non diminuiva, ne cambiava orientamento, anzi vivevo tutto ciò in modo sempre più conflittuale, dentro di me.

Conflitto con me stesso, perché non riuscivo a comprendere e ad accettare questa situazione. Conflitto con gli altri, perché costretto a nascondere le mie pulsioni. Conflitto con Dio, di cui intuivo la chiamata, ma alla quale mi sentivo incapace di rispondere in modo positivo. Di fatto, mi sono pian piano ritrovato a sperimentare una disperata "doppia vita": una situazione lacerante, giocata sul filo dell'impossibile equilibrio tra il dover essere insospettabile per gli altri e il cercare di dare una risposta al desiderio, con l'inevitabile senso di colpa che ne scaturiva.

Il contatto con il cosidetto "ambiente gay" non ha fatto che acuire in modo ancora più potente questa lacerazione ..... C'è da dire che io ho sempre nascosto nel modo più assoluto e credo senza suscitare il minimo sospetto, questa parte di me alle persone che mi erano vicine, fossero i miei genitori, gli amici, i compagni di scuola, gli insegnanti.

Ho sempre relegato questa condizione in un settore "altro" della mia vita, che credevo di poter lasciare fuori dal mio rapporto con tanti uomini e con Dio. Ovviamente rileggendo l'esperienza con gli occhi di oggi mi rendo conto che era un tentativo necessariamente votato al fallimento e alla desolazione: non è certo possibile pretendere di chiudere una parte così importante e costitutiva di se stessi, la sensualità, in un ambito nascosto, tenendola estranea alla propria realtà quotidiana, quasi estirpandola a forza dal profondo intreccio di relazioni che ciascuno vive con le persone che lo circondano ...

Ho costantemente voluto nascondere il problema, illdendomi che non esistesse ... In primo luogo, c'era la speranza, più o meno cosciente, che un giorno o l'altro tutto si sarebbe risolto da se, e quindi l'incapacità di accettare questa condizione come il punto da cui partire per costruire la mia vita relazionale e affettiva. Un ulteriore motivo, poi, è stata una reale ed oggettiva mancanza di occasioni, spazi e possibilità concrete di affrontare il problema con qualcuno, e la tremenda paura di non essere accettato per quello che sono, unita all'idea che questa mia condizione non fosse compatibile con alcuni compiti o ruoli che mi ero assunto. Così mi sono trovato spesso a desiderare quasi morbosamente di poter vivere, anch'io una relazione eterosessuale profonda e appagante, come tante ne ho conosciute. ...

Non so sinceramente dire se la fede mi ha aiutato, e come, in questo faticoso cammino.

Il rapporto con Dio e prima di tutto con il vangelo di Gesù è stato per me principalmente una fonte di speranza ed un orientamento fondamentale nel cammino.

D'altra parte, mi accorgo di non essere mai riuscito ad interpretare positivamente la mia omosessualità, a fronte del tentativo sincero di orientare la vita alla sequela di Cristo. Anche qui ho vissuto una forte lacerazione ... Questa ferita interiore ha generato naturalmente un riflesso esistenziale: non sono mai riuscito ad integrare tale aspetto della mia vita nella preghiera e nella pratica sacramentale. ... La situazione si è trascinata a questo modo a lungo, senza che io ruscissi ad intravvedere realisticamente una possibilità di crescita ed una via di maturazione umana. La cosa più sconvolgente ed entusiasmante è stata lo scoprire l'esistenza di altre persone come me. Questo mi sta aiutando a superare la lacerazione di cui ho raccontato, permettendomi di riacquistare una coscienza più serena delle possibilità e dei limiti che tale condizione comporta .... Credo però che davvero importante sia per me l'avere intuito che questo cammino esiste, ed è possibile, e si può percorrere con l'aiuto degli altri. ... Ci sono molte questioni irrisolte, molte ferite aperte. Ma sono realmente convinto che l'esperienza di questi incontri potrà seriamnete aiutarmi a percorrere una strada di libertà, capace di condurmi, con fatica e con gioia, a rispondere in modo meno discontinuo alla mia vocazione.

Da Domenico Pezzini:Alle porte di Sion .