La Sorgente

Sviluppare

La stima di sè


Incontro del'11 Gennaio 2003

Da: A. GRÜN Autostima e accettazione dell'ombra

Dall'agitazione, amarezza, depressione, rabbia e aggressività al silenzio interiore, nella pace del cuore, per un agire costruttivo


Signore, insegnaci a pregare

Signore, insegnaci,
a sostenere il tuo silenzio,
quando l'ombra si aggira
e il fuoco schema.
Signore Insegnaci
ad ascoltarti,
tu che vieni alle nostre labbra
quando preghiamo.
Signore Insegnaci
a chiamarti Padre nostro:
una preghiera
che ha il gusto del pane.
Signore, insegnaci,
a consumare l'attesa,
per trarne,
l'alba che ci attende.
Signore, insegnaci,
a parlarti.
Il fuoco della nostra lingua
di fronte alla notte.
Una preghiera
che sia la nostra dimora.

Pierre Emmanuel

Evangéliatruie,
Paris 1961,p.118


Talvolta ci sentiamo agitati, tesi, depressi, amareggiati, arrabbiati, aggressivi.
Ce l'abbiamo un po' con tutti: con Dio, con gli altri, con noi stessi.
Vediamo tutto nero, ci sentiamo messi da parte, ingiustamente trattati, vittime.

In questi momenti, anche la gioia, la serenità, la positività degli altri
ci da fastidio, come se fossero false o fuori posto.
Ci viene a mancare il senso del humour, la capacità di autocontrollo,
la capacita de agire di modo costruttivo, di "combinare" qualcosa.

'E come se fossimo in balia a un veleno di morte
che ci mina da dentro e che contagiamo o scarichiamo sugli altri.
La compassione e la tenerezza non esistono più, sono mere parole.
La bontà ci sembra una debolezza, la carità ostentazione o pazzia,
il dialogo e l'attenzione agli altri una perdita di tempo.
Finiamo per agire e reagire di un modo rigido, senza comprensione verso le difficoltà altrui,
rischiando di considerarci al di sopra degli altri, o da loro incompresi.

In tutto questo ci pesa, come un macigno, il nostro stesso essere, il nostro io,
nel quale ci sentiamo incastrati, soffocati.
Proviamo a scappare da noi, buttandoci nell'attività, nelle "distrazioni", cercando
disperatamente compensazioni per dimenticare "quello che non va",
ma ci sentiamo assenti e fuori posto dappertutto, profondamente infelici, persi.

Di raccoglimento, di silenzio interiore, di preghiera, non se ne parla.
Ci appare inutile o addirittura impossibile gridare la nostra sofferenza,
alzare le mani verso l'Alto, correre a confidarci con qualche vero amico.
Abbiamo forse toccato il fondo e stiamo più che mai vicini alla rinascita, pronti a ripartire,
ma non lo sappiamo, e nessuno ce lo fa vedere.

Ci salva talvolta l'intuizione, l'ispirazione o la grazia che ci portano
a fermarci, a ricercare il silenzio, a parlare e gridare con Dio, con qualcuno.
Inaspettatamente, talvolta, può darsi - ma niente è sicuro né automatico -
qualcuno ci viene incontro, la vita ci dà una mano, il Signore si rivela nel silenzio.

Ci rendiamo allora conto del mistero della vita, della nostra vita, con tutte le contraddizioni.
E scopriamo che alla fine, come all'inizio, c'è il Verbo, la Parola, la Vita, la Sorgente.
E che noi siamo membra viva di un corpo ampio come l'universo, parte di un progetto
in cui siamo fratelli di tutte le creature, di tutte corresponsabili, a lode di Dio.


La via Mistica ( Da: A. GRÜNAutostima e accettazione dell'ombra )

 


La Parola di Dio

Libro di Giona (Capitolo 4.)

"Giona provò grande dispiacere e fu indispettito". E dice di voler morire. Il Signore lo riprende: "Ti sembra giusto essere sdegnato così?" Giona non risponde e se ne va. Si siede in disparte, fuori città. Una pianta di ricino gli fa ombra. Giona ci trova gran gioia e si rincuora. Ma la pianta non dura, muore il giorno dopo. Colpito dal sole, ecco di nuovo Giona seccato chiedendo di morire. Iddio gli supplica di capire che cosa è amare, essere misericordioso e voler davvero il bene delle persone, anche quando sbagliano.

Paolo Ai Romani (12,5-16)

Membra gli uni degli altri. Doni diversi secondo la grazia data. Che ognuno gli eserciti con semplicità, diligenza e gioia. Carità senza finzioni. Affetto fraterno. Servire il Signore. Lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, premurosi nell'ospitalità. Rallegrarsi con chi è nella gioia, piangere con chi piange. Aspirare non a dominare dall'alto ma a vivere e servire nella modestia e umiltà.

Vangelo di Luca (10,38-42)

Gesù è di casa da Marta e Maria. Una lavora, l'altra è lì ai piedi di Gesù, che ascolta. Momenti di tensione. Marta non si trattiene ed "esplode", rimproverando l'ospite amato. La risposta serena ma ferma di Gesù ricorda che l'essenziale non coincide per forza con il lasciarsi andare semplicemente all'adempimento dell'immediato, che si vuole imporre come l'unica assoluta urgenza.

Per L'approfondimento:

  1. Ho fatto l'esperienza del vero silenzio, profondo, pieno, sorgente di pace ?
  2. Cosa mi impedisce di ritornare regolarmente a questa sorgente di vita ?
  3. Come evitare di essere avvelenato dalla (anche giusta) rabbia e ammarezza?
  4. Come dismistificare la falsa urgenza dell'immediato ?
  5. Come imparare a discernere l'essenziale - e a cercarlo ?

"In quello che riguarda le questioni umane, non ridere,
non piangere, non indignarsi, ma capire." (Spinoza)

"L'essere dotato di ragione può fare di qualunque ostacolo
materia del suo lavoro e trarne partito." (Marco Aurelio)